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OSWALD, IL TIROLESE VAGABONDO CHE SCONFISSE I MORI IN AFRICA 



Quella mattina sulle coste africane di Ceuta (oggi intrigante enclave spagnola in terra marocchina) c’era anche lui. Era il 14 agosto del 1415 e Ceuta era una imprendibile roccaforte dei Mori al di là dello stretto di Gibilterra.

Il “Nostro” era salpato da Lisbona al fianco del grande Enrico il Navigatore. Assieme a loro 45 mila soldati a bordo di una imponente flotta composta da oltre 200 navi. Erano lì per conquistare, manu militari, quella strategica cittadella islamica. La sbarco fu rapido e la conquista di Ceuta avvenne quasi senza combattere.

Ma chi era il “Nostro” che sconfisse gli “infedeli” in terra d’Africa? Era Oswald von Wolkenstein. Di lui, oggi, si racconta essere stato un pittoresco “menestrello” vissuto nelle valli dolomitiche. I più indulgenti lo considerano un cavalliere errante. Negli anni recenti è assurto alla notorietà in quanto gli è stata intitolato un evento folkloristico divenuto, localmente, assai popolare. Nell’iconografia ottocentesca è anche descritto come un Minnesänger quercio che avrebbe perduto l’occhio destro trafitto da una freccia. Ma questa, come altre storielle che lo hanno accompagnato, non è che una leggenda.

Nella realtà Oswald von Wolkenstein (cieco di un occhio sin dalla nascita a causa di una malformazione) fu un personaggio incredibile e sorprendente. Fu senz’altro un “compositore tedesco”, ma anche un uomo poliedrico, geniale. Un simpatico avventuriero che viveva alla giornata. Conosceva sette lingue (russo e latino compresi), fu padre di otto figli e fu, soprattutto, un instancabile viaggiatore: dalla Scozia al Mar Nero, dalla Scandinavia a Gerusalemme, dalla Lituania all’Arabia arrivando fino in Persia.

Sotto il profilo storico e culturale è stato uno dei tirolesi più interessanti tra tutti quelli nati nelle valli a sud del Brennero. Si narra sia nato a castel Schönegg in val Pusteria nel 1377.. Certamente controcorrente e scomodo tanto da finire più volte sotto processo e in galera. Fu personaggio sempre al di sopra delle righe e controverso. Fu, infatti, un ghibellino irrequieto ma anche un cristiano intransigente benché dichiaratamente anticlericale tanto che prese a schiaffi nientemeno che il vescovo di Bressanone Ulrich Putsch!. E ancora: poeta libertino (per non dire osceno), musico, abile diplomatico ben introdotto presso tutte le più importanti corti europee. Talmente capace che venne insignito dell’esclusivo ordine del Dragone al pari del sanguinario conte Dracul Vlad II. Essenzialmente fu un avventuriero o, meglio, un “faccendiere”. Venne accreditato dall’imperatore anche a partecipare a due concili papali. A quello di Costanza del 1414 non si fece scrupolo di raccontare la vita che i cardinali trascorrevano tra cantine e prostitute.

Ma Oswald von Wolkenstein (che gli Asburgo condannarono per secoli a una sorta di damnatio memoriae a causa della sua “vita spericolata”) fu essenzialmente un grandissimo e instancabile viaggiatore. Un vagabondo senza pace, uno sfrontato self made man perennemente innamorato della vita, del vino e delle belle donne, benché sempre legatissimo alla sua amata “Gretelein”. Una sintesi perfetta - che fa comprendere l’animo più intimo e vero di Oswald - sono i versi di una breve ode dedicata proprio a lei: “Se Parigi, Venezia, Brugge, Damasco e Tripoli di Barberia fossero cosparse di perle, e Genova di rubini, e Barcellona di diamanti e Montpellier di capolavori, nulla al confronto perderebbe la mia amata!”.

Ma come si accese in Oswald il fuoco sacro per l’avventura? “Avevo l’età di dieci anni quando volli vedere com’era fatto il mondo. Tre soldini e un cantuccio di pane nel fagotto furono il mio viatico!” ricorderà lui stesso.

Morì a Merano nell’estate 1445 e Cristoforo Colombo doveva ancora nascere. Quel giorno Oswald sognava di poter viaggiare ancora “…verso Oriente”. Grazie Oswald, irrequieto “Bergvagabunde”!















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