Presentata la Guida Espresso 2020. Alto Adige al top



Con il cappello appena assegnato al rifugio Alpinn aperto meno di un anno fa a Plan de Crones salgono a sei i “Cappelli” assegnati dalla guida ai ristoranti d’Italia dell’Espresso, presentata ieri a Firenze, a Norbert Niederkofler, sempre più saldo nell’empireo della ristorazione italiana. Alr sitorante St. Hubertu va, inoltre il premio di “miglior servizio dell’anno” che ricompensa il grande impegno e la professionalità del gruppo di ragazzi di sala che contribuiscono ogni giorno al successo del ristorante tristellado del Hotel Rosa Alpina. Davvero un risultato eccellente. Ma ottime notizie si registrano un po’su tutto il fronte della provincia, che si conferma una fucina di talenti vecchi e nuovi. Tre cappelli vanno al ristorante Terra del Auenerhof dei fratelli Heinrich e Gisela Schneider. Tre cappelli anche al Castel di Gerhard Wieser, mentre con due cappelli segue una nutrita infornata di ristoranti vecchi e nuovi: Hotel Alpenroyal, la Luisl Stube dello Schlosswirt Forst, In Viaggio nella sua nuova collocazione presso l’Hotel Luna, Jasmin di Chiusa, Anna Stuben di Ortisei, L’hotel Engl con la sua Johannesstube dell’ottimo Theodor Falser. La Stüa del Hotel Perla di Michil Costa, il Kuppelrain di Castelbello, oltre, naturalmente il decano dei ristoranti stellati altoatesini: Herbert Hintner con il suo ristorante zu  Rose di Appiano. Due cappelli non potevano mancare al re della cucina fusioni, Burkhard BAcher della Flamme di Vipiteno per proseguire con una sfilza di cappelli singoli da fare invidia a province ben più grandi dell’Alto Adige.A Bolzano un meritato cappello va a che al Laurin di Manuel Astuto e uno alla KAiserkrone sempre del trio Claudio Melis e fratelli Wieser. Un Cappello anche all’Osteria Osteria Acquarol  oltre al primo e già citato cappello al rifugio de Cook The Mountain che Niederkofler ha realizzato in cima all’impianto sciistico di Plan de Corones. Un Cappello al Hotel Berghang col suo ristorante  Astra, a  Castel Fragsburg   al ristorante Sissi  e, nuovo entrato, l’Hotel Elephant con la sua Apostelstube. Un capello anche all’eccellente Kirchsteiger di Foiana. Solo uno, purtroppo al ristorante Einhorn del Hotel che sicuramente meriterebbe di più, mentre nuovi entrati sono la Mariannestube dello chef Danilo D’Ambra presso l’enoteca Johnson & Dipoli e l’ottimo 1908  del Parkhotel Holzner con il rampantissimo e talentuoso Stefan Zippl. Confermano la stella anche un terzetto di veterani come Schöneck, Tilia  e Zum Löwen di Tesimo. Davvero un ottimo risultato per l’Alto Adige che si conferma anche campione nella sezione della guida riservata ai migliori vini italiani dove spiccano, tra i migliori cento l’Appius 2014 della cantina di San Michele,  LR 2015 dei Produttori Colterenzio. Lo chardonnay Au 2016 di Tiefenbrunner • il Löwengang 2016 di Alois Lageder • Il Gewürztraminer Epokale 2012 dei Produttori di Termeno. Il Pinot Bianco Sactissimus 2016 - Cantina St. Pauls e, naturalmente, la Gran Cuvee Terlaner I 2016  di  Terlano. Tra i rossi il primo classificato altoatesino è il Lagrein Taber 2016 della cantina di Bolzano. Come sottolinea il curatore della guiza Enzo Vizzari i cappelli la realtà italiana è a a macchia di leopardo con zone più dinamiche e altre meno. Tra le novità della guida 2020 innanzitutto, Da Vittorio dei Cerea e La Pergola di Heinz Beck entrano a far parte del ristretto ed esclusivo drappello dei “cappelli d’oro”, i “nuovi classici”, la distinzione che premia la costanza dell’eccellenza di quei ristoranti che hanno contribuito in misura decisiva a cambiare il volto della cucina italiana. Mentre sono tutti confermati i “cinque cappelli” dell’anno scorso, sono promossi a “cinque” la Madonnina del Pescatore di Moreno Cedroni, il Seta di Antonio Guida e Villa Feltrinelli di Stefano Baiocco. Cresce anche il numero delle pizzerie selezionate come le “migliori d’Italia”, cui è dedicata un’intera sezione della Guida, perché il fenomeno “pizza”, nelle sue varie declinazioni, attrae sempre più i favori dei gourmet.

















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