QUANDO A BOLZANO SI CELEBRAVA LA “FESTA DEL LIBRO”



Gli italiani leggono notoriamente poco. Ma in questo periodo, di libri e di autori si fa un gran parlare: a Torino si è celebrato recentemente, affollatissimo, il “Salone del Libro”; nel suo piccolo anche Bolzano ne aveva uno ed ora ripropone una libreria che il prossimo fine-settimana celebrerà il primo anno della sua rinascita.

E noi rievochiamo il passato e traiamo auspici per il futuro. Il ricordo va anzitutto alla “Festa del Libro” che durante il ventennio si celebrava anche qui. “La Provincia di Bolzano”, quotidiano fascista che si stampava nella sede prossima a ponte Druso, il 13 agosto 1932 scriveva, con toni elegiaci: “Con l’odierna inaugurazione della VI Festa del Libro Bolzano compie una superba affermazione di italianità”. Accanto un corsivo intitolato “Rito di latinità” così inizia: “Sagra di italianità e di coltura (sic!) quello che oggi Bolzano vivrà con la inaugurazione solenne (…) della VI Festa del Libro, ed insieme affermazione inequivocabile di quella nobilissima superiorità della civiltà romana e latina che giammai fu, nei secoli, del tutto avulsa da questa generosa terra atesina.

La manifestazione odierna è tra quelle che il Regime ha voluto si organizzassero in tutta Italia, non perché fossero aridi e sterili raduni di scrittori e di librai, ma perché esaltassero, con il significato di un rito, le più belle espressioni dell’intelletto italico. Propagandare il libro, esaltare il libro, comprare sovratutto (sic!) il libro, è per ogni italiano un dovere santo: così come per tutti i fascisti è un compito doveroso collaborare a questa manifestazione superba di coltura (sic!) e di intellettualità che, nel segno del Littorio e nell’orbita della Rivoluzione, contribuisce validamente alla universale affermazione dell’ingegno e della civiltà di Roma, faro di luce nel mondo”.

Concetti e prosa oggi naturalmente non più condivisibili, ma quelli erano i tempi! La prima Festa del Libro era stata celebrata nel 1927 nel teatro comunale (intitolato a Verdi e distrutto dalla guerra) e sugli spazi annessi, fino a quella che allora si chiamava piazza Vittorio Emanuele III (oggi Walther). Niente prosopopea verbale fascista invece per l’inaugurazione (14 ottobre 1939) della libreria aperta nella nuovissima piazza della Vittoria dalla Casa editrice Licinio Cappelli di Bologna. Anche in questo caso “La Provincia di Bolzano” ne scrisse: “Una nuova grande libreria, veramente degna della nuova Bolzano, è stata aperta ieri nella zona monumentale” (e non mancò la citazione della “alta approvazione del Duce”).

La libreria Cappelli sopravvisse alla guerra e fu anzi – si direbbe – ben frequentata, tanto che a sfogliare il 5 ottobre 1948 dell’”Alto Adige” (nato nel 1945 ad iniziativa del Comitato Nazionale di Liberazione) si può oggi apprendere che "nel pomeriggio di ieri è stato ospite per poche ore nella nostra città il noto scrittore americano Ernesto Hemingwai (sic!). L'illustre ospite ha visitato la città, intrattenendosi in particolar modo in piazza Walther. “Molto bella”, ci ha detto in buon italiano (...). Più tardi si è recato in piazza della Vittoria. “Nella libreria Cappelli ha acquistato alcuni libri per un valore di 10mila lire". Ultimamente titolare della libreria era Lino Stefani, e poi suo figlio.

Sopravvisse nei decenni ma sempre più faticosamente, al punto che i libri finirono con l’essere confinati al piano superiore, raggiungibile grazie ad una disagevole scala, mentre a livello di marciapiedi veniva commercializzata, con maggiore successo, l’allegata cartoleria. Alla fine, lo scorso anno la chiusura, col trasloco dell’esercizio nel vicino corso Libertà, ove le fortune della rinnovata “Cappelli” si stanno ora rinverdendo. Alla fine della settimana prossima nella vecchia sede di piazza della Vittoria, ancora deserta, quest’ultimo anno di ripresa sarà ricordato con varie manifestazioni.

 













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