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Sfrattate a 86 anni a Gries, rinate a Casanova: “Dalla disperazione a una nuova vita”

Hanno dovuto lasciare il palazzo dove vivevano da quasi 60 anni. Sfrattate loro e tutto il palazzo: una decina di famiglie. I proprietari "storici" hanno venduto il condominio a una società immobiliare che butterà giù tutto per costruire un residence di lusso. La ricerca, quasi impossibile, di un nuovo alloggio (A sinistra nella foto Mirella Angeli e Giuliana Pasqualin)



BOLZANO. La raccomandata è arrivata l'anno scorso poco prima di Natale: «Gentile signora, con la presente, le comunichiamo che dovrà lasciare l'appartamento entro il 31 dicembre 2025». Via Principe Eugenio angolo via Diaz. Mirella Angeli ci abitava da 55 anni (dal 1971). «Mi è crollato il mondo addosso - racconta oggi -. Quando ci sono entrata avevo appena 31 anni e due bambini piccoli».

Cinque stanze x 55 anni. Mura che parlano: grandi dolori, grandi gioie, speranze, delusioni, pianti, risate. Natali, compleanni, i figli che se ne vanno, la morte del marito... L'altalena della vita, insomma. «Cinquantacinque anni...», ripete. Ancora non ci crede.

La stessa lettera è arrivata alla sua vicina Giuliana Pasqualin. «Io stavo al piano terra - dice Giuliana - la Mirella al piano sopra. Dal suo balcone guardava il mio giardino. Io con mio marito ci sono entrata nel '68. Lì sono nati i miei due figli. Quel giorno, il giorno dello sfratto, ho pianto».

Sfrattate loro e tutto il palazzo: una decina di famiglie. I proprietari "storici" hanno venduto il condominio a una società immobiliare. L'immobiliare butterà giù tutto per costruire un residence di lusso. La zona è di altissimo pregio sul mercato impazzito di Bolzano. Gries: si parte da minimo 6 mila euro al metro quadro.

Sfrattate a 86 anni

«Per farla breve - sintetizza Mirella -: a 86 anni ci siamo ritrovate col cappio al collo. C'è solo una modo per descrivere quello che provavo: disperazione nera. Ero davvero disperata. Fare un trasloco a questa età è un trauma».

Di andare in casa di riposo o dai figli non se ne parla. «Sono autosufficiente. Abituata a vivere da sola. Gelosa della mia indipendenza». Inizia una caccia, anche questa "disperata", alla ricerca di un nuovo appartamento. «Ho fatto la maestra tutta la vita. La mia pensione è dignitosa, ma le cifre che mi hanno sparato per un bilocale erano folli. Si partiva da 900 euro fino a 1.300 euro al mese. Pagato l'affitto, di cosa sarei dovuta campare? Di aria?».

Stessa storia per Giuliana. «Io vivo con la reversibilità di mio marito, che faceva l'operaio. Impossibile trovare qualcosa di dignitoso». Passano le settimane, i figli e le figlie le affiancano. C'è un cordone di sicurezza. Cercano di tranquillizzarle.

«Ma noi volevamo una casa solo nostra, dove portare le cose a cui siamo affezionate e che ci hanno accompagnate tutta la vita», continua Mirella. Bussano al Grieserhof dove hanno "tot" alloggi protetti convenzionati con il Comune. Niente da fare: la lista d'attesa è infinita. Un giorno, per caso, Mirella si confida con la ragazza che le fa il pedicure al Centro anziani di Gries. «Mi dice che a Casanova ci sono questi alloggi protetti in un edificio pensato per anziani indipendenti. Che è un palazzo nuovo di zecca gestito dalla Assb. E che ci sono ancora alcuni appartamenti liberi».

La podologa le mette in mano il modulo per fare domanda. «Ero perplessa: da quella parti, in via Resia, c'ero stata una sola volta in tutta la vita. La zona non mi piaceva, così lontana dal centro e persa oltre l'ultima periferia. Ma non avevo scelta». Mirella ne parla a Giuliana. Fanno una visita alla palazzina di via Ortles. Gli appartamenti - ventiquattro di sessanta metri quadri ciascuno - sono accoglienti, caldi, progettati a misura di anziano. Zero barriere architettoniche.

Domotica di ultima generazione. Un locale salotto-cucina, la stanza da letto ampia e luminosa. Un grazioso giardino d'inverno/veranda. Il bagno ampio con i sanitari e la doccia pensati anche per persone con difficoltà di movimento (c'è la cordicella da tirare per chiedere aiuto, se si scivola in terra). Canone: 309 euro al mese. Compilano il modulo. Prese al volo.

La casa stramba

A fine settembre il trasloco. Non è stato un momento facile. Passare da cinque stanze a due significa rinunciare a un sacco di roba. Buttare mobili, quadri, specchi, colonne e colonne di libri... Quegli oggetti che si accumulano negli anni e da cui, di colpo, devi separarti. Un piccolo lutto. «Pensavo di morire lì - dice Mirella -. Scegliere questo sì, questo no. Mandare il mobilio al macero o regalarlo. Non so se ce l'avrei fatta senza l'aiuto di miei figli e dei mie nipoti: un piccolo esercito che mi ha seguita passo passo. Si deve guardare avanti. Mettere da parte la tristezza e ripartire».

È con questo spirito, un mix di malinconia e speranza, che Mirella e Giuliana mettono piede in via "Ortles 50". L'edificio è stato disegnato dall'architetto Claudio Lucchin. Da fuori sembra sbucato da "Alice nel paese delle meraviglie". Ogni finestra è diversa dall'altra, colorata e stramba come la tana del Bianconiglio. Sono alloggi protetti.

Le persone che ci abitano possono contare su una rete di sicurezza e controllo pronta a intervenire in ogni momento 24 re su 24. Mirella ha sistemato alle pareti i quadri a cui era più affezionata e un ritratto in bianconero dei genitori ancora giovani negli anni Trenta, appena arrivati a Bolzano. Un comodo sofà. Fiori e piante.

L'appartamento è accogliente. Nel suo alloggio, Giuliana è riuscita a salvare anche qualche arredo della vecchia casa, a cui teneva molto. Ogni giorno passa a dare un'occhiata "la Silvia". Sylvia Genua, l'operatrice socio assistenziale che ha in carico lo stabile. Chiede se tutto va bene. «Come stai? Come va la pressione?». Chiede se c'è bisogno di qualcosa, magari un aiuto per la spesa o un salto in farmacia, perché quel giorno non si ha voglia di uscire. Mirella mostra il dispositivo bianco allacciato al polso sinistro. «Vedi? Se mi sento male, cado, o c'è qualcosa che non va, schiaccio il pulsante blu».

Il segnale attiva l'interfono che copre tutto l'alloggio. «Mettiamo che non riesca ad alzarmi: parlo con l'operatore, gli spiego il problema e quelli arrivano». Se la persona non parla perché ha perso i sensi, i soccorsi partono immediatamente. Gli operatori hanno copia delle chiavi che sono autorizzati ad utilizzare solo in casi di emergenza. Quando entrano sanno già dove trovare la lista dei farmaci di cui la persona ha bisogno. «Manteniamo la nostra autonomia e libertà in un contesto di sicurezza». La filosofia della struttura è chiara: garantire l'indipendenza con un'assistenza domiciliare discreta, mai invasiva.

Un nuovo quartiere

Capitolo socialità e relazioni con i nuovi vicini. Al piano terra c'è una sala dove tutto i pomeriggi si prende il tè insieme e si fanno quattro chiacchiere. Due volte al mese, il pranzo comunitario. «Cuciniamo a turno - spiega Mirella - . L'ultima volta ho preparato io la pasta al ragù».

Sempre al piano terra si trova la palestra dove Uisp e OfficineVispa organizzano sessioni di ginnastica dolce. Gli inquilini si controllano anche l'uno con l'altro. Se qualcuno non si vede al té delle cinque o alla ginnastica, lo si va a cercare per assicurarsi che tutto sia ok. «Ci diamo tutti del tu. È stato facile diventare amici. È come una grande famiglia allargatissima».

Restava ancora un nodo da risolvere per Mirella e Giuliana: inserirsi, dopo mezzo secolo a Gries, in un nuovo quartiere dall'altra parte della città. Cosa affatto semplice cambiare abitudini, negozi, volti familiari da decenni, il bar del caffè sotto casa. Con un pizzico di diffidenza, come due esploratrici curiose, giorno dopo giorno, hanno preso le misure al rione Casanova.

«Mi sono dovuta ricredere - dice Mirella - : non siamo tagliate fuori dal mondo. C'è una Sasa ogni dieci minuti, c'è la stazione dei treni. A pochi passi l'edicola per i giornali, la pizzeria (buona) di piazza Anne Frank, il bar con l'espresso come si deve, la Biblioteca Ortles per i libri, il Conad per la spesa, la rosticceria che fa il pesce al venerdì. Ci sono associazioni come la Vispa Teresa che organizzano tante iniziative, persino a come difendersi dalle truffe. E mi si apre il cuore a vedere ancora i bambini correre dietro al pallone nella piazzetta chiusa alle auto. Una scena che nell'ovattata Gries, dove i giardini sono sacri, si era persa nel tempo. Mi dicevano che questo non era un quartiere sicuro. Non è vero. Finora l'unico scippo l'ho subito in vicolo Wenter, a Gries. E mi hanno fatto saltare sei denti». @RIPRODUZIONE RISERVATA













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