Affitto minimo più caro per 2.265 famiglie
Ritocchi a 120 euro da gennaio. Il Centro Casa: ritirate la legge. «Il rincaro fino a 50 euro è pesante. Sono due spese al supermercato»
BOLZANO. Appena pochi mesi dopo l'ultimo incremento, sale ancora il canone minimo degli alloggi Ipes. Invariato dal 2017 dopo decenni di canone zero, era rimasto pari a 50 euro fino allo scorso marzo, quando è aumentato a 80 euro.
La giunta ha deciso da poco un nuovo aumento che ha fatto salire l'affitto minimo a 120 euro al mese, la novità scatta dal primo gennaio. La protesta del "Centro Casa" - Dodo Detassis e Maurizio Surian, presidente e vice - parte forte. Chiedono di ritirare una legge iniqua: «Chi ha un reddito di 600 euro al mese non può pagarne 120 di affitto. Il rincaro fino a 50 euro è troppo pesante. Sono due spese al supermercato, c'è gente che non ce la fa».
In tutto l'Alto Adige - fanno sapere i vertici dell'Istituto per l'edilizia agevolata Francesca Tosolini e Wilhelm Palfrader - vengono seguite circa 13.500 famiglie: «Sono 2.265 quelle che pagano il canone minimo che attualmente corrisponde a 80 euro e che da gennaio salirà a 120».
Il Centro Casa mette nel mirino la nuova procedura di calcolo. «A parità di condizioni economiche stabilisce canoni dal 50 fino al 100% superiori al vecchio regime, in palese contraddizione con i requisiti di accesso alle graduatorie che, con le nuove regole, hanno notevolmente ridotto il reddito massimo ammissibile per l'assegnazione di un alloggio sociale. Inoltre si è abbassata la soglia di reddito che fa scivolare il canone sociale verso quello provinciale».
«Basta aggiornamenti!»
Pollice verso contro gli aggiornamenti. «L'ultimo - riprende il Centro Casa - risale al mese scorso e vedrà i suoi effetti con l'inizio del 2026. Chi paga il canone minimo ha una capacità economica ridicola (pensionati al minimo, invalidi, ecc.) e per queste categorie di inquilini anche 50 euro possono fare la differenza».
Mair: «Sistema più equo»
L'assessora Ulli Mair, promotrice delle nuove regole per il calcolo degli affitti Ipes per gli alloggi sociali dice che l'obiettivo è di portare maggiore equità nel sistema e, allo stesso tempo, trasformare in incentivi gli ostacoli al miglioramento della propria situazione reddituale, affinché l'impegno e il rendimento ne risultino premiati. Questione contestata duramente da Detassis e Surian: «Non vediamo come dei pensionati possano pensare di migliorare la loro situazione reddituale e non è certo così facendo che si scovano i furbetti con la macchina costosa in garage che aggiungono ad uno stipendio basso il "nero"».
«Beffa del cambio alloggio»
Il Centro Casa parla di "schizofrenia" che mostra il meglio di sé nei casi di cambio alloggio dei vecchi inquilini - con beffa - a cui viene applicata la nuova normativa.
«Col risultato che un alloggio molto più piccolo avrà un canone notevolmente superiore a quello già occupato. Esemplare, a proposito, un caso che ci è capitato di recente di una famiglia originariamente numerosa ora ridotta a tre persone con reddito normale da lavoratore dipendente. Per 110 metri pagava un canone di circa 420 euro al mese. Nel 2023 viene contattata dall'Ipes che propone un cambio con un alloggio più piccolo. L'inquilino si dichiara disponibile. Nel 2025 la famiglia viene ricontattata per la firma del contratto del nuovo appartamento di circa 69 metri quadrati, quindi 30 in meno, con sorpresa perchè il nuovo canone è di 776 euro al mese. L'inquilino visto il sovrapprezzo rinuncia al cambio pur consapevole che gli verrà applicata la maggiorazione per la differenza di superficie a canone provinciale. Al danno si aggiunge la beffa. Visto che ha accettato il cambio due anni prima dovrà pagare, in caso di rinuncia, gli arretrati quantificati dall'Ipes in 6.250 euro».
Nel 2024 l'Ipes ha offerto un alloggio ad 487 famiglie (113 hanno rifiutato) e 374 hanno accettato. Le famiglie alle quali nel 2024 è stato consegnato l'alloggio pagano nel 20% dei casi il canone minimo. V.F.