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Allarme violenza sulle donne, nuove misure per non lasciarle sole

A causa delle restrizioni legate alla pandemia da Covid-19 si è registrato un aumento di questo tipo di reato, nasce il protocollo Erika

BOLZANO. La violenza contro le donne può assumere varie forme e non sempre le ferite causate da atti di violenza sono immediatamente riconoscibili. Questo principio vale anche per il pronto intervento di carattere sociale e sanitario.

Per sensibilizzare maggiormente il personale dei reparti di Pronto soccorso nei confronti delle vittime di violenza la Ripartizione politiche sociali, l’Azienda sanitaria ed i rappresentanti delle Forze dell’ordine recentemente hanno sottoscritto un protocollo di intesa per il soccorso e l’assistenza sociosanitaria delle donne vittime di violenza, denominato Protocollo Erika. In questo modo vengono attuate le linee guida nazionali previste per le Aziende sanitarie dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 novembre 2017 e questa misura si basa sul modello di best-practice realizzato dal Comune di Bolzano il cosiddetto Protocollo Erika.

"L’obiettivo prioritario è quello di rafforzare la collaborazione finalizzata alla tutela delle donne in situazioni di violenza che dopo aver subito maltrattamenti giungono nelle strutture ospedaliere, mettendo a loro disposizione tutte le misure di sostegno", afferma l’assessora alle politiche sociali, Waltraud Deeg.

A causa delle restrizioni legate alla pandemia da Covid-19 si è registrato un aumento dei casi di violenza contro le donne ed è quindi necessario un ulteriore sviluppo della rete di servizi di sostegno in quest’ambito. La firma del protocollo è stata anche un momento di confronto in merito alla nuova legge provinciale sul tema "Misure di prevenzione e di contrasto alla violenza di genere contro le donne ed i loro figli".

All’incontro, convocato dall’assessora Waltraud Deeg e dal presidente Arno Kompatscher, hanno preso parte rappresentanti dei Servizi dedicati alle donne, dell’Ufficio per la tutela dell’infanzia e dei giovani e per l’inclusione sociale, nonché del Comitato provinciale per le pari opportunità. "La violenza domestica non è mai una questione privata - ha detto l'assessora - ma si tratta di un fenomeno dai molteplici risvolti. Con il coinvolgimento in questa azione di tutti i reparti di Pronto soccorso altoatesini aumentiamo l’attenzione nei confronti delle vittime di violenza, facilitiamo il loro accesso diretto ai servizi di sostegno e nel contempo sensibilizziamo il personale sanitario nei confronti di questa importante tematica".

Va sottolineato che oltre l’80% dei casi di violenza sono causati dal coniuge e che circa il 65% dei figli sono coinvolti, si tratta quindi di un tema molto ampio che va affrontato a livello sociale.

"I reparti di Pronto soccorso e gli ospedali rappresentano spesso i primi punti di contatto subito dopo la violenza ed è quindi importante che le donne vengano accolte a da personale appositamente formato in grado di fornire un aiuto rapido, di valutare la necessità di sicurezza da parte della donna ed eventualmente di attivare le Forze dell’ordine” sottolinea Deeg.

In Alto Adige operano cinque Case delle donne che offrono consulenza ed accompagnamento in queste difficili situazioni. Grazie al protocollo viene garantita alle donne l’attivazione di tutti i servizi necessari, tenendo sempre in considerazione le loro esigenze ed i loro tempi. Alle vittime di violenza viene inoltre assicurato un accesso prioritario alle prestazioni sanitarie ed il trattamento in un ambiente protetto. I servizi dei Centri antiviolenza vengono finanziati dal fondo sociale provinciale.