L’intervista

Anna Carol e le note, quasi una necessità «per curare le ferite»

La cantante bolzanina ci parla del suo nuovo singolo, “Diversi tipi di dolore”, del suo percorso musicale e di cosa la ispira


Daniela Mimmi


TRENTO. La fine di un amore è dolorosa, lacerante, umiliante, obbliga a domande senza risposta e dolorose riflessioni. «Passami un anestetico - Cerca un nome per questo dolore metacronico - Vorrei solo un po’ di attenzione...» canta la bolzanina Anna Carol. Pochi giorni fa la Inri Records/Metatron ha pubblicato il suo nuovo singolo, “Diversi tipi di dolore”, secondo brano estratto dal suo nuovo progetto dopo il precedente “Il contratto”, uscito a metà novembre e che anticipa l’album. Una ballad ipnotica che racconta la sofferenza dell’amore non corrisposto, una canzone intima, che dà voce a quel dolore invisibile, ma universale, che tutti abbiamo provato almeno una volta. La cover del singolo, realizzata dall’artista Robert Bosisio, ritrae un ombelico: un simbolo potente che richiama la visceralità del brano e il suo legame profondo con le emozioni più autentiche. Dietro il progetto c’è anche un team di collaboratori d’eccezione: la traccia è stata prodotta da Federico Dragogna, che ha suonato anche le chitarre insieme a Ramiro Levy; il sax baritono è di Beppe Scardino mentre la batteria è stata affidata a Daniel Plentz e il basso a Eduardo Stein Dechtiar.


Anna Bernard, questo il vero nome della cantante, è bolzanina e cittadina del mondo. Ha vissuto e studiato tra Colonia, Rotterdam e Londra, dove è venuta a contatto con le scene musicali soul, R&B, del cantautorato internazionale e delle arti visive e performative della scena contemporanea europea. L'album di debutto di Anna Carol, “Cinetica”, uscito a novembre 2022, è un groviglio di emozioni intrecciate in suoni acustici ed elettronici che confluiscono in melodie pop di influenza cosmopolita. Tra i suoi tanti concerti ricordiamo l’apertura di quelli di Vasco Brondi, Dente e Cristina Donà. Negli ultimi due anni si è dedicata alla lavorazione del suo secondo disco con la produzione artistica di Federico Dragogna e suonato in studio dai Selton. Il 15 novembre ha pubblicato “Il contrario”, il primo singolo che segna l’inizio della nuova collaborazione con Inri/Metatron. Parliamo con lei partendo proprio dal titolo scelto.
 

Quanti tipi di dolore ci sono?

«Ci sono tanti dolori, ma quello di cui parlo in questa canzone è il dolore dell’abbandono, dell’amore non corrisposto, dell’amore impossibile. È un dolore tagliente, invisibile, solitario e soprattutto senza possibilità di cura».
 

Per arrivare a questo disco ha percorso diverse strade. Quali sono state le più importanti?

«Sicuramente tutte le musiche che ho ascoltato e cantato all’estero. Il pop, il rock, poi il blues, il folk, l'R&B, e soprattutto il jazz, il mio primo grande amore. Ho esplorato tutto. È stato importante il mio precedente progetto, Carol Might Know. Infatti al mio vero nome, Anna, ho aggiunto Carol. Adesso sono arrivata al cantautorato in italiano, perché è la mia lingua, mi esprimo meglio, dato che compongo i miei pezzi. La mia lingua mi dà la possibilità di togliere il velo, mettermi a nudo, darmi anche una sberla».
 

Quali sono le sue prime fonti di ispirazione? È un po’ autobiografica questa canzone?

«Tutto mi ispira, la mia vita, quella dei miei amici. Sì, in questa canzone c’è molto di me, ma penso che sia successo un po’ a tutti di perdere un amore, di innamorarsi e non essere corrisposti, fin dall’asilo».
 

Adesso si divide tra Milano e Bolzano. Cosa le dà una città e cosa l’altra?

«Adoro Milano, qui succede tutto, se si vuole fare qualcosa bisogna essere qui. Ci passo una metà dell’anno, di solito autunno e inverno. In primavera ed estate sto a Bolzano. Trovo la mia ispirazione nella natura che lì è bellissima. Ma a Bolzano manca la scena musicale e artistica vivace che c’è a Milano».
 

Il video di questa canzone è diretto da suo fratello, il regista Andrea Bernard...

«È la prima volta che io e lui facciamo una cosa insieme. È stato molto divertente lavorare con lui, ha fatto un lungo piano sequenza molto ironico e sottile».
 

Che ruolo ha la musica nella sua vita?

«La musica è ormai parte di me. Scrivere le mie canzoni mi permette di mettermi a nudo, tirar fuori le mie fragilità, essere diretta, senza veli, mi dà il coraggio di osare. La musica per me è una necessità per curare le ferite...»













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