Ricerca

Agroalimentare, una task force al servizio anche delle Pmi 

Il meranese Thomas Letschka ha fatto la gavetta, ora dirige l’Istituto di Chimica Agraria e Qualità Alimentare: «Della ricerca beneficiano frutti e viticoltura, colture speciali, verdura e piccoli frutti. Sapevo che il camice bianco e il microscopio erano la mia vocazione»



VADENA. «Mi sono laureato con una tesi in Virologia, sviluppando un test antigenico per la rosolia, simile a quello che viene utilizzato ora per il Covid-19. Dopo gli studi ho conseguito il dottorato di ricerca in Immunologia, occupandomi di malattie autoimmuni e del ruolo di una precisa molecola importante per comprendere la risposta immunitaria nel corpo umano. Mi sono sempre appassionato al lato più “microscopico” della natura. Il passaggio alla Biologia molecolare è venuto da sé».

Thomas Letschka, meranese, laurea in Biologia e specializzazione in Microbiologia, è un “cervello” italiano, altoatesino, che non si è dato alla fuga e che con forza ha deciso di rimanere nella sua terra a svolgere il mestiere del ricercatore. A Laimburg ha fatto tutta la gavetta, partendo con le analisi di laboratorio fino a diventare, oggi, il direttore dell’Istituto di Chimica Agraria e Qualità Alimentare. Obiettivo è affiancare sempre di più le piccole e grandi aziende locali del settore nello sviluppo e nell’innovazione di prodotti di qualità.

Quali sono le tappe più importanti nel suo lavoro di ricerca che l’hanno portata fin qui?

Nei primi anni ho lavorato alla ricerca in diversi ambiti: in agricoltura montana, occupandomi di sviluppare un metodo genetico per analizzare la provenienza del fieno montano, e in frutticoltura, studiando strategie per la lotta contro la malattia degli scopazzi del melo. Nel 2010 ho iniziato a lavorare alla Banca del Germoplasma del Centro Laimburg, un ampio database genetico di oltre 600 varietà di melo. Ancora oggi continuiamo ad arricchire questa collezione. Inoltre, mi sono occupato a introdurre nella prassi di ricerca un metodo molecolare per il miglioramento genetico del melo, contribuendo così allo sviluppo di future varietà resistenti a malattie per una coltivazione più sostenibile. Ho guidato per diversi anni il settore Genomica Applicata e Biologia Molecolare (oggi Biologia Molecolare e Microbiologia) e nel 2021 ho ottenuto, tramite concorso pubblico, la direzione dell’Istituto di Chimica Agraria e Qualità Alimentare».

Ci racconta uno delle ultime novità?

Recentemente abbiamo istituito al NOI Techpark, in collaborazione con la Libera Università di Bolzano, il nuovo Laboratorio di Spettroscopia NMR che lavora con una particolare tecnica analitica strumentale che permette di ottenere informazioni dettagliate sulla struttura delle molecole e viene impiegata per determinare l’origine, la tipicità e l’autenticità degli alimenti altoatesini. Inoltre, tramite questa strumentazione innovativa possiamo caratterizzare e identificare molecole sconosciute.

Il lavoro in laboratorio è utile per le piccole e grandi aziende agricole e del settore alimentare a livello locale. Quali altri servizi offrite?

L’Istituto di Chimica Agraria e Qualità Alimentare si affianca alle aziende sul territorio, per sostenerne lo sviluppo e l’innovazione. Offriamo diverse tipologie di analisi chimiche e biologiche come servizio a terzi. Dall’analisi dell’azoto nei terreni agricoli, per valutarne il valore nutritivo per le piante, alla conta di batteri lattici negli alimenti, per validarne la qualità. Dal rilievo dei pesticidi sulla superficie delle mele, alla determinazione del titolo alcolometrico nel vino. Dalla misurazione dei microelementi nei foraggi, all’impronta genetica di diverse varietà di vite. L’Istituto mette anche a disposizione i propri laboratori per collaborazioni con piccole e grandi imprese che necessitano di un partner scientifico dotato di strumentazione all’avanguardia.

Quali sono le potenzialità del panorama alimentare dell’Alto Adige e come può la ricerca scientifica sostenere l’evoluzione di questo settore?

L’Alto Adige ha una lunga tradizione di prodotti alimentari di alta qualità ed elevata salubrità. Con le nostre analisi non solo cerchiamo di dare un contributo alla spinta innovativa nella produzione di questi alimenti, ma anche di porre l’attenzione sugli aspetti salutistici. Ci occupiamo quindi di ricerca scientifica sulle sostanze sane per la salute umana, come i polifenoli, le vitamine, le fibre o gli antociani, ma analizziamo anche sostanze potenzialmente problematiche come gli allergeni. Solo attraverso l’innovazione le imprese potranno far fronte alle sfide attuali. L’apporto della ricerca del nostro Istituto contribuisce in maniera importante a rendere il Centro di Sperimentazione Laimburg un partner valido e competente.

Quali opportunità oggi hanno i ricercatori in particolare al Centro Laimburg?

Sicuramente negli ultimi anni le possibilità per ricercatrici e ricercatori in Alto Adige sono in costante aumento. Il Centro di Sperimentazione Laimburg, in particolare, ha una forte vocazione per la ricerca applicata e per l’accordo tra scienza e pratica. Offriamo l’opportunità di interagire direttamente con coloro che beneficeranno dei risultati di ricerca, già dall’idea di progetto. Questo in tutti i settori dell’agricoltura altoatesina, dalla frutti- e viticoltura, alle colture speciali, all’agricoltura montana, fino alla trasformazione e qualità degli alimenti e l’innovazione di prodotto. Grazie poi all’interconnessione con altre istituzioni, che effettuano ricerca scientifica a livello locale, regionale e internazionale, la nostra Provincia promette di trasformarsi in un interessante polo di ricerca nell’ambito delle scienze naturali. Tuttavia, l’Alto Adige impiega meno dell’uno per cento del proprio PIL nell’investimento in ricerca e sviluppo, valore abbondantemente inferiore alla media europea, ma anche rispetto ai nostri vicini nel Trentino. In questo senso ci aspettiamo in futuro un’ulteriore crescita. J.R.

















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