Bimba trentina di 5 anni esclusa dall’asilo tedesco 

Il «Servizio d’emergenza». La piccola risiede a Tesero ma frequenta la struttura da tre anni I genitori hanno chiesto lumi anche ad Achammer. A Egna accolta invece una bambina di Carano

di Jimmy Milanese

Montagna. Se è vero che la scuola tedesca, limitatamente al servizio d'emergenza, riapre, questo non è vero per tutti, come racconta l'esperienza di Claudia P., residente a Tesero in provincia di Trento, ma con una figlia di 5 anni che frequenta da tre anni l'asilo Kaltenbrunn-Fontanefredde nel Comune di Montagna.

Tesero, in Trentino, quindi, a 25 chilometri di distanza da Montagna, in Alto Adige. Una distanza relativa ma che per questa vicenda sembra un abisso.

Infatti, dopo avere richiesto all'asilo il servizio d'emergenza per la figlia, P. si è vista rispondere in modo negativo direttamente dalla segreteria, con la motivazione che la richiesta non poteva essere evasa perché il richiedente risiede in Provincia di Trento.

A nulla è valso il fatto che la figlia di P., come detto, frequenti quella struttura da ben tre anni.

Da qui, la richiesta di spiegazioni della madre alla segreteria dell'assessore competente Philipp Achammer, con una risposta immediata che cita una complesso normativa a cavallo tra legislazione nazionale, provinciale e interprovinciale, i quale lascia però spazio a importanti dubbi e interpretazioni.

Infatti, spiega la segreteria dell'assessorato, secondo la regolamentazione provinciale del servizio di emergenza, è previsto che: «siano ammessi alle classi i bambini iscritti all'asilo o alla scuola dell'anno scolastico in corso nel rispettivo asilo o scuola, senza fare alcuna distinzione tra i bambini dei comuni dell'Alto Adige o dei comuni del Trentino».

Inoltre, dalla normativa provinciale contenuta nella Legge n.4 emerge anche che si possa circolare liberamente sul territorio altoatesino, ma per quanto riguarda il Trentino, si fa riferimento ad una corrispondente convenzione con la Provincia di Trento. E qui il punto dove la normativa evapora e lascia alle singole istituzione un margine interpretativo. Infatti, ad oggi tale accordo esiste solo per quanto riguarda la pratica di attività sportive e fisiche, mentre per il resto, gli spostamenti all'esterno della Provincia di Trento, quindi verso l'Alto Adige, sono limitati a motivi di lavoro, necessità, salute, visite a parenti e raggiungimento della residenza secondaria.

Quindi, se per motivi lavorativi una mamma residente in Trentino chiede di poter riportare sua figlia nella struttura di emergenza altoatesina, facendo appello alla necessità, rimane alla libera interpretazione del dirigente scolastico se accettare o meno tale richiesta. In questo caso - presupponendo che il dirigente sia al corrente della normativa complessiva - la risposta è stata negativa, assumendo implicitamente che la situazione familiare specifica non possa essere classificata come “stato di necessità”.

Di tutt'altro avviso, invece, il dirigente della scuola elementare tedesca di Egna, il quale ha accordato - in una situazione del tutto analoga - il servizio di emergenza alla figlia di un residente a Carano, quindi in Val di Fiemme, in Trentino.

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