Il caso

«Il lago di Caldaro è di tutti. Pronti ad andare in Cassazione»

Andreaus (Associazione Robin): «L’accesso libero e gratuito non è più rinviabile. La Provincia lavora a una soluzione ma il Comune continua a fare muro»


Massimiliano Bona


LAGO DI CALDARO. Walther Andreaus, direttore dell'Associazione Robin, sull'accesso pubblico al lago di Caldaro è disposto ad andare fino in fondo. «Abbiamo messo in conto una spesa di 30 mila euro che raccoglieremo in parte con donazioni private e in parte con donazioni online. Abbiamo già incassato circa 2 mila euro senza nemmeno iniziare una campagna vera e propria». Della task force di legali fanno parte gli avvocati Massimo Cerniglia, Alessandro Caponi e Marco Saverio Montanari del Foro di Roma.

«Immaginiamo - continua Andreaus - che la Provincia non cederà così in fretta e quindi abbiamo previsto una vertenza che, almeno sulla carta, potrebbe anche durare anni».

La vostra battaglia legale è già iniziata con la diffida (via Pec) del 27 giugno scorso. La Provincia ha 30 giorni per rispondere. Quando partirà il ricorso al Tar?

Ci siamo fatti due conti e dovremmo arrivare a settembre anche perché la Provincia sta lavorando sotto traccia a una soluzione mentre il Comune è immobile. Chiaramente per noi non è sufficiente. Sa una cosa? Comune e Provincia partono da un presupposto sbagliato, ovvero che il lago sia "cosa loro". Un presupposto sbagliato a livello normativo.

Il vostro ricorso poggia sul mancato rispetto della direttiva europea Bolkenstein. È corretto?

Sì, il Lago di Caldaro è un bene pubblico. L'accesso libero e gratuito per la collettività non è solo un diritto civile, ma un obbligo giuridico non più rinviabile. La direttiva Bolkestein è una normativa europea che mira a liberalizzare e semplificare il mercato dei servizi tra gli Stati membri, favorendo la concorrenza e la libera circolazione dei servizi (in Italia, la sua applicazione ha generato dibattiti, soprattutto in relazione alle concessioni balneari ndr). Si contesta, in particolare, la necessità di gare pubbliche per l'assegnazione delle concessioni. Come a Caldaro, appunto.

Voi puntate il dito sulla scarsa trasparenza nei bandi per i pontili al lago. Giusto?

Sì, i pontili al lago sono un'ottantina e tutti privati. Capisce il controsenso? Per inciso le concessioni lacuali, per pontili e ormeggi, sono state rilasciate o prorogate senza evidenza pubblica, senza garantire un accesso libero e gratuito e in contrasto con il diritto europeo e i principi costituzionali di trasparenza, imparzialità e buon andamento amministrativo (art. 97 Costituzione).La Commissione Europea e l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) hanno già rilevato la necessità di un adeguamento...Tuttavia, ad oggi, nulla è stato fatto, né per garantire l'accesso libero al lago, né per rispettare la normativa europea sulle concessioni. Ma, di recente, c'è stata un'importante apertura dell'assessore provinciale Brunner, che ipotizza un bando per un accesso pubblico a Nord del lago...Questa è sicuramente una buona notizia. Stiamo parlando della zona tra il Segelverein Kalterer See (l'associazione vela lago di Caldaro ndr) e Campi al lago, a Vadena. Lì ci sono pochi proprietari terrieri e mi risulta che, tra loro, ci sarebbe una gara - sotto traccia - per aggiudicarsi questo bando. Ma il punto è un altro.

Quale?

Se in quest'area a Nord del lago si riuscirà a realizzare un parcheggio idoneo, difficile dire se a pagamento o meno.

Ma di fronte a quest'apertura ha comunque senso andare avanti con la causa?

Sì, certo. Non abbiamo alcuna garanzia. Il Comune, che dovrebbe modificare i suoi piani pur non essendo proprietario del bacino lacustre, continua a fare muro. Saremmo felici se la situazione si sbloccasse grazie alla politica, altrimenti andremo fino in Cassazione, se serve.













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