L’inchiesta

Benko ora si affida allo studio della ex ministra Paola Severino

 A giorni è attesa la conclusione delle indagini della Procura di Trento su affari e politica.
Il tycoon sarà difeso da un pool tra i più importanti di Roma. E martedì comincia il processo in Austria per il crac di Signa


Aliosha Bona


BOLZANO. Sarà lo studio legale dell'ex ministra della Giustizia, Paola Severino, ad impostare la linea difensiva di Renè Benko nell'inchiesta "Romeo" su affari e politica. A giorni è atteso l'avviso di conclusione delle indagini da parte della Procura di Trento nei confronti dei 77 indagati (otto erano finiti ai domiciliari). Si attendono le richieste di rinvio a giudizio - o di archiviazione - del pm Alessandro Clemente, che in questi mesi ha lavorato a stretto contatto con un magistrato della Procura bolzanina, la pm Federica Iovene.

Per Benko - che secondo gli inquirenti sarebbe stato a capo della presunta associazione a delinquere - si profila quindi un secondo processo parallelo a quello che martedì comincerà a Innsbruck. In patria deve rispondere dell'accusa di bancarotta fraudolenta dopo il mega-crac di Signa, la società da lui fondata. Il tycoon avrebbe sottratto alla massa fallimentare complessivamente 660.000 euro tramite donazioni, affitti per una villa e altri versamenti.

In caso di condanna rischia dieci anni di reclusione. In Austria il processo comincerà martedì alle 9. Benko verrà ascoltato nuovamente dagli inquirenti, ma questa volta lo farà anche davanti ad un'enorme schiera di giornalisti: 70 testate si sono accreditate per assistere all'udienza. Il giorno dopo è previsto che prendano la parola otto testimoni: tra questi anche la madre e la sorella dell'imputato. Al suo fianco, in aula, Benko avrà il suo avvocato di fiducia, Norbert Wess. Il quale nel giro di pochi mesi ha studiato una quantità enorme di fascicoli legati al crac di Signa. Sarebbe stato impensabile affidargli anche l'inchiesta trentina (che vede sotto accusa molte operazioni immobiliari in Alto Adige).

Perciò il tycoon ha messo tutto nelle mani di uno degli studi legali più grossi d'Italia, la "Severino Penalisti associati". Prende il nome da chi l'ha fondata (e di chi ancora ci lavora): Paola Severino. Dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013 è stata Ministra della Giustizia nel governo Monti. La prima donna a ricoprire la carica in Italia. Ai più viene associata alla legge "Severino" del 2012 sulla prevenzione e contrasto alla corruzione, ma è anche vicepresidente della Luiss di Roma. Guida uno studio formato da decine di avvocati. Non seguirà lei, in prima persona, un'eventuale processo. Bensì un avvocato dello stesso gruppo: Fabrizio Reggiani, noto avvocato cassazionista, esperto in reati societari e finanziari. Reggiani sarebbe affiancato da un altro avvocato romano, Nicola Apa. Al momento nessuna voglia di rilasciare dichiarazioni circa le accuse o la linea difensiva. A maggior ragione ora che la Procura di Trento starebbe per chiudere le indagini.

L'inchiesta "Romeo"

Al centro del maxi fascicolo ci sono gli intrecci tra politica e affari che vedono coinvolti professionisti e funzionari pubblici. Il 3 dicembre dello scorso anno, in Alto Adige e in Trentino, erano finite agli arresti domiciliari otto persone con accuse molto pesanti. Nel corso di questi mesi le posizioni di alcuni dei 77 indagati si sono ammorbidite e l'inchiesta, in parte, si sarebbe ridimensionata rispetto al quadro accusatorio iniziale.

L'associazione a delinquere di cui certi imprenditori sono stati accusati di fare parte, ad esempio, non si è dimostrata di stampo mafioso. Chi inizialmente era stato arrestato si è visto tolto nel giro di pochi mesi praticamente ogni misura cautelare. Tanto che quasi tutti, in trepidante attesa del termine delle indagini, sono tornati al lavoro e alla vita di tutti i giorni. Il magnate René Benko, che per gli inquirenti sarebbe stato a capo della presunta associazione a delinquere, rappresenta un'eccezione.

La Procura generale di Vienna non aveva infatti eseguito il mandato d'arresto europeo richiesto dalla Procura trentina. Ma Benko, in carcere, alla fine ci è finito lo stesso su disposizione delle autorità austriache con l'accusa di corruzione. Si trova dietro le sbarre dal 23 gennaio per aver distratto ingenti somme di denaro dal fallimento del gruppo Signa.

La detenzione, per i giudici, era obbligatoria perché non è mai venuto meno il rischio di reiterazione dei vari reati. Il 7 ottobre è stato trasferito dal carcere di Vienna - dopo mesi passati in una cella singola sempre in contatto con i suoi avvocati - a quello di Innsbruck. Martedì, per la prima volta, comparirà in Tribunale. In attesa di scoprire che piega prenderà l'inchiesta "Romeo". ©RIPRODUZIONE RISERVATA













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