A 89 anni lasciata in attesa per 12 ore
Cardiopatica, ha avuto una crisi. La famiglia: «C’era poco personale». È stata rispedita a casa: «Se peggiora riportatecela»
BOLZANO. Un’ultraottantenne sofferente è stata parcheggiata nella notte tra il 27 ed il 28 dicembre per (quasi) 12 ore al Pronto soccorso e rispedita a casa alle 6.30 della mattina con una raccomandazione fatta dai sanitari ai familiari: «Se peggiora riportatecela». Succede al San Maurizio. E non è colpa dei medici e degli infermieri - che si fanno in quattro - ma di chi dovrebbe organizzare meglio il servizio. Ricordiamo, tra il resto, che proprio in questi giorni per la grave carenza di personale infermieristico sono stati chiusi dieci posti letto nel reparto di Geriatria dell’ospedale di Bolzano e la direzione medica ha chiesto ai medici “di attuare la tempestiva dimissione dei pazienti dimissibili” e, va da sè, di frenare sui ricoveri evitabili. É di questi ultimissimi giorni di festa la segnalazione di una famiglia che si è data il cambio per stare al Pronto soccorso accanto ad una parente cardiopatica di 89 anni e che adesso si chiede come mai l’anziana non sia stata ricoverata visto che le è stata prescritta una terapia da fare a casa per lo scompenso cardiaco e che il medico ha detto - testuale - di riportarla se fosse peggiorata. «C'era un solo medico - raccontano i familiari avviliti - o almeno noi ne abbiamo visto solo uno che, poveretto, faceva il possibile ... abbiamo avuto la sensazione che il personale a disposizione fosse veramente insufficiente». Dopo 6 ore di attesa - raccontano - la signora che ha problemi cardiaci pregressi è stata visitata. «Abbiamo aspettato accanto a lei 5 ore per avere i risultati delle analisi. Capiamo che ci voglia tempo per una diagnosi corretta ma non ci è sembrato il caso che una persona di 89 anni, che stava male, abbia dovuto aspettare così tanto. Alle 6.30 della mattina ci hanno detto che non c’erano i presupposti per il ricovero, che avremmo dovuto tornare a casa con tanto di terapia per contrastare lo scompenso cardiaco, ma che avremmo dovuto stare comunque allerta perchè se fosse peggiorata avremmo dovuto riportarla in ospedale. Noi però adesso ci chiediamo come può - chi non ne capisce nulla di medicina - valutare se un’anziana cardiopatica, già sofferente per un ulteriore problema, stia peggiorando o meno. Comunque ci siamo informati. Da quel che sappiamo uno scompenso cardiaco diventa grave se peggiorano alcuni parametri. Come ad esempio la respirazione da sdraiati o seduti ed alcuni valori del sangue. Ma questa è un'interpretazione e valutazione che spetta ad un medico non a noi. Perchè l’ospedale ci ha addossato una responsabilità che non siamo in grado nè di valutare, nè tantomeno di gestire? Ma non era il caso di ricoverarla e che fosse un medico a decidere per lei? E poi una domanda è lecita. Il personale - che ripetiamo non ha colpa alcuna visto che è stato più che disponibile - ha deciso così per la ben nota carenza di posti letto a Geriatria? Vorremmo avere una risposta. Capiamo tutto, siamo sotto le feste ma decidere di non ricoverare un'anziana cardiopatica non ci sembra da “sanità di qualità”». Il problema resta. Solo pochi giorni fa la direzione medica dell’ospedale ha comunicato ai primari che per la grave carenza di personale infermieristico sono stati chiusi dieci posti letto a Geriatria: «Il provvedimento è stato preso dopo un’ampia discussione». La direzione ha anche aggiunto che «va attuata la tempestiva dimissione dei pazienti dimissibili, va fatto ogni sforzo per garantire la dimissione dei pazienti anche nei fine settimana e va evitato il ricovero del paziente in corridoio. Il provvedimento avrà un impatto importante sulla gestione dei pazienti. Chiediamo pertanto a tutti primari delle Unità operative mediche e chirurgiche di collaborare per gestire i ricoveri urgenti disposti dal Pronto soccorso». Il problema a Geriatria resta.