Il ricordo

Addio a Romano Bergamo, una vita per gli invalidi 

Nel 1953 aveva fondato la Lapic; nel ’93 la Federazione delle associazioni sociali. È stato tra i promotori delle “marce del dolore”, per denunciare la situazione degli invalidi civili



BOLZANO. Una vita intera dedicata ai diritti e all’assistenza degli invalidi civili. Si è spento a 88 anni, Romano Bergamo, storico fondatore della Lapic, Libera associazione provinciale invalidi civili. Impegno iniziato nel 1953, quando Bergamo, dopo un gravissimo incidente in moto, si trovò a fare i conti con l’infezione del morbo di Pott.

«Erano tempi in cui la poliomielite causava in Italia 10 mila invalidi. Iniziai ad occuparmi dei problemi di queste persone. Mi ripromisi che se fossi guarito, come effettivamente avvenne, avrei fatto qualcosa per loro», sottolineava.

Bergamo nel 1964 iniziò a collaborare con l’Ufficio provinciale per l’invalidità civile. «Da lì - raccontava - l’idea di fondare un’associazione dedicata, la Lanmic, tenuta a battesimo, nel marzo del 1968, al cinema Concordia. La prima sede in un sottoscala di via Duca d’Aosta: eravamo in 16. Io venni eletto presidente»

La Libera associazione nazionale mutilati e invalidi civili, poi, nel 1982, diverrà Lapic. Bergamo è stato tra i promotori delle prime manifestazioni a Roma, le “marce del dolore”, per portare all’attenzione pubblica la situazione tragica di migliaia di invalidi civili che, a differenza di quelli di guerra e del lavoro, non avevano particolari tutele. «La cosa più importante era l’inserimento lavorativo degli invalidi. A Bolzano in 10 anni riuscimmo a farne assumere 1.500».

Nel ’93 è stato co-fondatore della Federazione provinciale delle associazioni sociali.

















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