L'iniziativa

Arrivano i tutor per far crescere i volontari 

Presentato il manuale che aiuta a preparare coloro che mettono il proprio tempo a disposizione degli altri Obiettivo: aumentare la qualità attraverso un percorso di formazione. Si punta a coinvolgere soprattutto i giovani



BOLZANO. Non basta che siano disponibili, devono essere anche qualificati. Stiamo parlando dei volontari ed in particolare di coloro che operano in ambito socio-sanitario. E' per migliorare la qualità del servizio offerto alla collettività che è stato presentato il manuale dal titolo “Volontariato: il tutoraggio per accogliere e affiancare”. Una trentina di pagine in cui si possono trovare schede ed informazioni per prepararsi, coinvolgere e valutare.

E' il risultato di una serie di riunioni - in cui sono state messe a confronto le diverse esperienze - del gruppo di lavoro coordinato da Simonetta Terzariol, responsabile del servizio di volontariato sociale che fa parte della federazione per il sociale e la sanità, al quale hanno partecipato tra gli altri la Croce Bianca Bolzano, Volontarius, il Comitato d’intesa e Csv Belluno-Treviso, l’associazione Il Papavero, la Croce Bianca Cortina d’Ampezzo, l’Associazione sociale sportiva invalidi Belluno.

«L’obiettivo è quello di integrare al meglio volontari e volontarie nelle associazioni e accompagnarli con attenzione - ha spiegato Georg Leimstädtner, direttore della federazione che raggruppa una sessantina di associazioni -. Questo avviene, analogamente al settore scolastico, attraverso la figura e le funzioni di tutor. In ambito formativo, tutor è una persona incaricata di accompagnare, istruire e guidare altre persone. In un’associazione diventa quindi supporto e guida anche per chi si attiva nel volontariato».

«E' un compagno di viaggio, un supervisore che sa ascoltare e consigliare. una persona qualificata alla quale fare riferimento», ha aggiunto Simonetta Terzariol, responsabile del servizio per il volontariato. L’iniziativa punta a rafforzare il volontariato e garantirne la qualità a lungo termine.

Qualità e formazione sono i due elementi sui quali lavorare per rendere più attrattivo il ruolo del volontario.

«Noi - spiega Mara Zussa, presidente dell’associazione “Il papavero” - facciamo una selezione di coloro che si presentano; poi la formazione, importantissima. Questo dovrebbe valere per tutti gli ambiti e ancora di più per il nostro che operiamo nel settore delle cure palliative, oltre che in quello dell’informazione e della divulgazione».

Difficoltà a trovare nuovi volontari? «Finora no. Ne abbiamo una settantina. In molti casi si tratta di persone che lavorano. La media è 30-40 anni. Mettono a disposizione alcune ore, preziose, del loro tempo, per gli altri. La formazione però - lo ripeto - è fondamentale per loro e per le persone che beneficiano del servizio». Non tutte le associazioni però, sono come “Il papavero”; la pandemia ha lasciato il segno, per cui oggi è più complicato trovare nuove leve.

«Per questo - esorta Simonetta Terzariol - bisogna lavorare per rendere più attrattivo il volontariato anche per i giovani, garantendo crediti formativi o rilasciando un attestato. Altra strada da seguire a mio avviso: offrire la possibilità al volontario di fare attività a progetto».

In concreto cosa significa?

«Significa che la persona si impegna su un determinato progetto; non necessariamente per sempre, com’era una volta. Questo perché oggi le persone in genere hanno meno tempo per una serie di motivi. Si va in pensione più tardi e i giovani sono già impegnati in mille attività. Non è sempre facile ritagliarsi tempo per il volontariato».

















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