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Code al pronto soccorso, papà minaccia la dottoressa: denunciato 

Picco di 90 accessi al San Maurizio in 24 ore a causa dell’influenza, molte ore di attesa. Un genitore irrompe nello studio dell’unico medico in turno. La primaria Battisti: «Un fatto gravissimo»


Francesca Gonzato


BOLZANO. Una giornata di caos e tensione al pronto soccorso pediatrico del San Maurizio. Una sola dottoressa in turno per gestire 90 accessi nell’arco di 24 ore, un dato nettamente al di sopra della media, provocato dall’epidemia di influenza. Quella dottoressa ha rischiato di essere aggredita da un padre infuriato per le troppe ore di attesa.

L’uomo ha fatto irruzione nell’ambulatorio durante una visita e solo l’arrivo degli uomini della sicurezza ha calmato la situazione. La Asl ha deciso di sporgere denuncia.

Cittadini esasperati per le attese, medici sotto pressione, che danno il massimo per colmare le carenze di organico. «Qualcuno ha il coraggio di stupirsi se tanti colleghi decidono di lasciare il servizio pubblico?», si arrabbia Edoardo Bonsante, segretario dell’Anaoo, il sindacato dei medici ospedalieri (articolo sotto).

Caos in pediatria

L’influenza quest’anno è arrivata con oltre un mese di anticipo. Colpisce in modo pesante anche i bambini. Lo abbiamo scritto nei giorni scorsi. Sabato 26 novembre il pronto soccorso pediatrico è andato in affanno. «Abbiamo avuto 90 accessi nell’arco di 24 ore, di cui 35 nella notte, una cifra assolutamente al di sopra della media», riferisce Irene Pechlaner, direttrice del comprensorio di Bolzano. Il pronto soccorso pediatrico si è riempito di bambini con febbre alta e sintomi di influenza e bronchiolite. Nel fine settimana è previsto un solo medico in turno. Risultato, molte ore di attesa. Nel pomeriggio la tensione è cresciuta, genitori sempre più impazienti, alcuni seduti per terra con i bimbi, perché le sedie erano tutte occupate. Le due infermiere in servizio sono state investite dalle proteste. Poi l’escalation. Un padre ha iniziato a gridare che era lì da troppe ore, che il suo bambino doveva essere visitato. Si è diretto verso lo studio della dottoressa, impegnata in una visita, ha spalancato la porta, le si è avvicinato «fino ad arrivarle a un centimetro di distanza», riferisce Irene Pechlaner. È stato chiamato il servizio di sicurezza interno. L’uomo verrà denunciato.

La testimonianza

«Sabato c’ero anche io al pronto soccorso pediatrico. Ho aspettato dalle 8 alle 15, prima che visitassero mia figlia, che aveva 40 di febbre», racconta un padre che ha telefonato in redazione. È stato testimone dell’irruzione nello studio della dottoressa: «Molti genitori erano esasperati, qualcuno ha spalancato la porta per protestare. Il pronto soccorso era pieno di bimbi con la febbre alta».

Il genitore difende il personale in servizio: «Un solo medico, due infermieri, correvano come pazzi, nessuno può pensare di prendersela con i sanitari. Non sono loro il problema».

La ricostruzione

Laura Battisti, primaria della Pediatria, ha contattato la dottoressa in turno sabato per farsi raccontare quanto accaduto: «Episodio gravissimo. La collega e le infermiere erano molto spaventate. Queste reazioni aggressive stanno aumentando». La primaria sottolinea che «è vero che i genitori hanno dovuto aspettare, ma nessun bambino era grave e tutti sono monitorati». Da Laura Battisti un appello alle famiglie: «In caso di influenza, prima di rivolgersi al pronto soccorso pediatrico è importante somministrare l’antipiretico ai bimbi e osservarli quando la febbre scende. Se i piccoli non hanno problemi respiratori o altri sintomi preoccupanti, è possibile attendere di parlare con il pediatra di libera scelta.

«È gravissimo quanto accaduto, i medici non possono diventare il bersaglio della rabbia degli utenti», riferisce Irene Pechlaner. «Un solo medico in turno durante il fine settimana di solito è sufficiente», assicura la direttrice del comprensorio, «Sabato è stata una giornata eccezionale. Si sono sovrapposti diversi problemi: l’influenza che colpisce molti bambini, il fatto che nel fine settimana numerosi pediatri sul territorio non sono reperibili, l’assenza per malattia o covid di pediatri stessi. E anche in ospedale abbiamo diversi casi di collaboratori assenti per Covid».

L’organizzazione

Nei mesi invernali non è opportuno rafforzare il pronto soccorso pediatrico, sapendo che l’influenza provoca un incremento degli accessi? «È un tema complesso», risponde Irene Pechlaner, «se rafforzi il pronto soccorso nel fine settimana, avrai meno personale a disposizione durante la settimana negli ambulatori e in reparto. mi confronterò con la primaria».

Pierpaolo Bertoli (coordinatore sanitario del comprensorio) aggiunge qualche elemento per comprendere quanto accaduto sabato: «Il numero elevato di accessi si è sommato a un rallentamento delle procedure perché abbiamo introdotto da pochi giorni un nuovo software». E di nuovo si torna alla drammatica carenza di organico che interessa la sanità altoatesina. «diversi turni vengono svolti da gettonisti o medici in convenzione da altre strutture, per i quali è più complicato abituarsi al nuovo software». Bertoli, solidale con la dottoressa presa di mira nel proprio ambulatorio, conferma: «A volte le persone diventano molto aggressive». Non c’è da stupirsi che la asl abbia organizzato corsi di autodifesa per i sanitari impegnati in psichiatria e pronto soccorso.
 

















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