Covid, esposti Asl in Procura: chi torna dai Paesi extra Ue deve dirlo 

Si registrano 4 nuovi casi positivi tra cittadini del Bangladesh e del Mali rientrati in Alto Adige. Zerzer: «Va rispettato l’obbligo di notifica del rientro all’ente sanitario. Chi non lo fa mette a rischio la salute altrui»

di Valeria Frangipane

BOLZANO. «Abbiamo sconfitto il Covid. Non possiamo permetterci che il contagio riparta per colpa di cittadini extra Ue che rientrano in Alto Adige senza rispettare le regole. Negli ultimi dieci giorni abbiamo inviato alcune segnalazioni alla Procura». Il direttore dell’Asl Florian Zerzer è preoccupato. Le ultime infezioni registrate in provincia sono collegate a rientri da Pakistan, Ucraina, Bangladesh, Mali, Senegal ecc. «Esiste un accordo specifico Provincia-commissariato del Governo che sulla carta funziona bene - spiega Zerzer - e che obbliga i cittadini extra Ue a notificare il rientro all’ente sanitario preposto ed a rispettare l’isolamento... ma il problema è che non tutti lo fanno. In questi ultimi giorni abbiamo segnalato in Procura chi senza attenersi ad alcun obbligo di legge ha contagiato altre persone». Sulla stessa linea del direttore generale anche l’assessore alla sanità Thomas Widmann: «Il problema dei rientri da Paesi extra è davvero molto serio».

Quattro nuovi positivi legati

a rientri da Bangladesh e Mali.

Ed i nuovi casi indicano una volta di più la gravità del problema. I laboratori Asl nelle ultime ore hanno effettuato 628 tamponi che hanno rilevato 4 positivi riferiti a 2 contatti stretti di 2 cittadini del Bangladesh e del Mali rientrati in Alto Adige dopo un viaggio all’estero.

Fondazione Gimbe: il focolaio

di 12 pakistani in Alto Adige.

Solo pochi giorni fa l’Alto Adige era finito nel mirino della Fondazione Gimbe - che segnalava in provincia un focolaio importante - per i 12 casi di infezione da Covid riscontrati all’interno di due famiglie di origine pakistana. Segnalazione – secondo Gimbe - che conferma, oltre ogni ragionevole dubbio, che il virus è sempre presente e rialza la testa ogni qualvolta le condizioni ambientali favoriscono la ripresa del contagio: in particolare - in tutta Italia - accanto alle ben note residenze per anziani, sembrano a rischio i contesti familiari, le aree sociali disagiate, oltre agli inevitabili “casi di rientro” dall’estero.

Alto Adige, indice di contagio

basso, resta sotto il livello 1.

Il settimo report sul monitoraggio della Fase 2 relativo alla settimana dal 22 al 28 giugno, a cura di Istituto superiore di sanità, Ministero della Salute, riporta per l’Alto Adige l’indice di contagio («Rt») per il Covid a 0.58 e per il Trentino a 0.26. Il quadro generale della trasmissione rimane per fortuna a bassa criticità. «Le stime Rt tendono a fluttuare in alcune Regioni o Provincie autonome in relazione alla comparsa di focolai di infezione. Si osservano pertanto stime superiori ad 1 - il livello d’attenzione - in regioni dove si sono verificati recenti focolai».

Il caso del Veneto, il manager

tornato dal viaggio in Serbia.

In Veneto l’indice di contagio è schizzato a 1.63 dopo il caso del manager vicentino - ora in Rianimazione - che si è sentito male di ritorno dalla Serbia - che dopo la diagnosi di positività ha fatto come nulla fosse. Il governatore - Luca Zaia - lo ha segnalato in Procura: «Comportamento sconsiderato, ci ha riportato il virus!».

Il caso del Trentino, il focolaio

di 8 kosovari positivi.

Ed a proposito di focolai importanti da Paesi extra Ue ricordiamo che due giorni fa l'Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento (Apss) ha identificato un nuovo focolaio di Covid. Risultate positive al tampone fino ad ora otto persone. Il contagio - si legge in una nota - è partito da un operaio kosovaro rientrato in Trentino il 17 giugno che si è sentito male il 21. «L'uomo non ha rispettato l'obbligo di notifica all'ente sanitario locale del suo rientro in Italia e non ha effettuato l'isolamento obbligatorio per le persone provenienti dai Paesi extra Ue. Nei primi giorni della permanenza in Italia, ha preso parte ad una festa della comunità kosovara di Predazzo». Al momento si registrano già 5 positivi tra i partecipanti della festa.