Il nuovo corso

Facoltà di Musica, braccio di ferro con il Conservatorio 

I docenti del Monteverdi insistono per essere equiparati a quelli universitari, ma l’ateneo frena perché mancherebbe la copertura finanziaria: la trattativa in stallo frena il progetto. Massima attenzione del ministero 



BOLZANO. La musica tace alla Lub. Tace perché è ferma. Tanto che il percorso per far diventare il conservatorio Monteverdi una facoltà di Musica inserita in Unibz sta trovando tanti e tali ostacoli che da tutte e due le parti si è deciso di prendere fiato. Da una parte, l’ateneo, per volontà precisa; dall’altra, il conservatorio, per inevitabile presa d’atto.

Ma la sensazione è che non basti per proseguire. La prima ragione che fa temere il peggio è la freddezza dell'ateneo. La seconda riguarda il corpo docente del Monteverdi.

La terza, che tiene insieme le prime due, sono i conti. Questi ultimi sono presto fatti: se, come da richieste sindacali, i professori del conservatorio dovessero assumere lo status di docenti universitari i costi, già calcolati, sarebbero importanti. Forse non sostenibili. Ma non finisce qui.

«Questa operazione che viene condotta a Bolzano per trasformare un conservatorio in facoltà è una sorta di prototipo - spiega un dirigente dell'università - ed è guardata con attenzione da tutti gli altri licei di formazione musicale in Italia. Al ministero, a Roma, stanno già osservando con preoccupazione le proiezioni finanziarie se mai questo passaggio fosse esteso in tutto il Paese».

Per questo all'Università si sta operando, nella prospettiva dell’apertura di nuovi corsi, a due velocità: c’è una fortissima accelerazione per avviare la facoltà di Ingegneria ma c'è invece molta lentezza per procedere con quella di Musica. E il nodo sono le centinaia di professori che la Lub dovrà prendersi in carico una volta compiuto l’assorbimento del Monteverdi nel proprio organigramma. Lo stesso Paolo Lugli, il rettore che orgogliosamente ha affermato di essere felice di lasciare in eredità al suo successore l'impresa quasi compiuta di Ingegneria, è stato sempre molto vago sulla possibile facoltà di Musica. C’è anche una questione puramente normativa.

Il futuro dei docenti

«L'inquadramento degli insegnanti di un conservatorio è altra cosa rispetto a quello accademico - chiariscono ai vertici di Unibz - sia sul fronte stipendi che su quello legislativo. Il percorso per ottenere una docenza universitaria prevede passaggi precisi, concorsi, pubblicazioni. Altra cosa per i professori del conservatorio. Una parificazione diventa problematica». Tuttavia, è proprio su questo snodo che insistono i sindacati degli insegnanti del Monteverdi: «Non vogliamo entrare nell'ateneo come docenti di serie B» è stato il mantra, semplificato, più volte ripetuto nelle riunioni al tavolo della trattativa. Ed è proprio sul sì e il no al doppio binario che si è arenato il percorso. Anche perché, ed è questo un elemento dirimenti per gli uni e per gli altri, l’ateneo prevede comunque nel disegno della nuova facoltà che vi siano inseriti sia i professori di provenienza Monteverdi sia docenti universitari con formazione accademica. È lo scenario che non vorrebbero trovarsi di fronte i sindacati ma è la cornice su cui si sta lavorando. La ragione principale di queste perplessità universitarie sta nelle conseguenze che una parificazione comporterebbe.

Prima tra tutti quella degli stipendi.

Se non ci fosse differenziazione, dicono sempre in università, un centinaio di nuovi docenti da pagare come quelli già inseriti sarebbe la causa di nuove tensioni finanziarie in un momento in cui la Provincia tende a limitare gli aumenti di spesa.

Il ruolo del ministero

E infatti il tavolo istituzionale che tiene insieme la questione della trasformazione in facoltà è formato dal Conservatorio stesso, da Unibz con, appunto, la Provincia come proprio ente finanziatore, e dal ministero.

Quest’ultimo sa che l'esperimento bolzanino è il primo. E sa pure che gli altri conservatori guardano con grande attenzione e interesse agli sviluppi della trattativa qui, che considerano in qualche modo un caso “pilota”.

Per questo un risultato o un altro nel confronto, costituirebbe un moltiplicatore dei costi anche per il governo. Su questo ci si è fermati nella trattativa. Ora, a fine settembre, si dovrebbe riprendere.

Ma l’ostacolo resta lì, piantato in mezzo alla strada. E intanto lo stabile di piazza Domenicani cade letteralmente a pezzi. P.CA.

















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