Il racconto

Il viaggio nell’anima: 150 chilometri a piedi alla volta di Santiago

Quaranta altoatesini in cammino di tutte le età, il più “grande” ha 78 anni. Si viaggia in gruppo, ma ognuno con il suo passo


Irene Argentiero


BOLZANO. Oltre duecentomila i pellegrini che, dall’inizio di gennaio ad oggi, sono arrivati a Santiago, in quello che è stato definito “l’anno della rinascita”. Tra questi ci sono anch’io. È ancora notte quando lasciamo l’aeroporto di Venezia. Destinazione Oviedo. Per anni ho ascoltato i racconti di chi, zaino in spalla, si è messo in cammino alla volta di Santiago, coltivando nel cuore il desiderio di mettermi anch’io in cammino.

Ma non c’è mai stata l’occasione. Fino a quest’anno. L’Ufficio pellegrinaggi della diocesi di Bolzano-Bressanone organizza ogni anno un pellegrinaggio a piedi a Santiago. Nove giorni durante i quali, si percorre un tratto di uno dei cammini che portano a Santiago de Compostela. Quest’anno è la volta del cammino del nord.

Si viaggia in gruppo, ma ognuno con il suo passo.

Il programma, 150 km a piedi

Prevede oltre 150 km a piedi, dal 27 giugno al 3 luglio e, il giorno successivo, visita a Finisterre. A salire sull’aereo che ci porterà in Spagna siamo in 40, persone di tutte le età (il più “grande” ha 78 anni), provenienti un po’ da tutto l’Alto Adige. Quando, dopo lo scalo a Madrid atterriamo a Oviedo, sembra di arrivare in un mondo nuovo. Dodici ore di viaggio e, poco dopo le 13, il nostro cammino parte da Soto del Barco, piccolo comune spagnolo, che si trova nelle Asturie. Destinazione Soto de Luiña. Una ventina abbondante di chilometri di strada. All’indomani la meta è Luarca. Mercoledì 29 giugno siamo a Navia.

Il cammino, la bellezza.

Il cammino del nord si snoda lungo la costa settentrionale della Spagna. La fatica della via ti spoglia passo dopo passo del peso di tanti pensieri. Ognuno affronta il cammino a modo suo. C’è chi scandisce il passo recitando il rosario e chi, qualche metro più in là, nel silenzio, lascia pregare i piedi, dedicando i chilometri alle tante persone che, idealmente, porta con sé nello zaino. Lungo la via, in mezzo al bosco così come attraversando campi di granoturco, sono gatti, asini, mucche e cavalli a farsi nostri compagni di strada.

Le Asturie, regione povera.

Le Asturie sono una regione povera, nei paesi restano a vivere solo i nonni. Persone che nella loro gioventù guidavano l’aratro nei campi e che, ora per muoversi, guidano lentamente i loro deambulatori. “Donde seis?”, “Da dove venite?”, ci chiedono lungo la via. “Dall’Italia”, rispondiamo. “Quanti siete?”. Nel sentire la nostra risposta, “quaranta”, si sciolgono in un “madre mia!”. Il 30 giugno tappa impegnativa di 34 km: lasciamo Navia e le Asturie e ci incamminiamo alla volta della Galizia e di Ribadeo. Il 1° luglio arriviamo a Mondoñedo (30 km), dove pernottiamo nel Seminario, unica struttura nella zona in grado di ospitare un gruppo di oltre 40 persone. Sabato 2 luglio una ventina scarsa di km ci porta a Gontàn. Difficile dimenticare la lunga salita di cui non si vedeva mai la fine. A Monte Gozo le grandi statue raffiguranti due pellegrini stanno lì a indicare la meta.

L’arrivo nel cuore di Santiago.

Domenica 3 luglio, dopo aver attraversato il “bosco incantato” di conifere e eucalipti, arriviamo in città. La tappa è relativamente breve, solo una quindicina chilometri, poco più di una passeggiata, carica dell’attesa di raggiungere finalmente la meta. Le torri della cattedrale si fanno sempre più vicine. Arriviamo nel cuore di Santiago, in piazza dell’Inmaculata (o Plaza de la Azabacherìa). Ci avviamo verso l’Arco do Pazo. Una musicista di strada suona la fisarmonica in mezzo ad un via vai di pellegrini. È la prima volta che vediamo così tanti pellegrini. E poi eccoci finalmente nella Plaza do Obradoiro. Davanti a noi il maestoso “Pazo de Raxoi”, antica sede municipale e oggi sede della presidenza della Giunta della regione galiziana. Ma lei, la nostra meta, ancora non la vediamo.

La statua, il tuffo al cuore.

È questione di una manciata di secondi, giusto il tempo di voltarci alla nostra sinistra ed eccola lì la statua di Santiago dominare dalla cima della facciata barocca della cattedrale, restituita da pochi mesi al suo antico splendore dopo un restauro durato anni. Sono le 11.20. È un tuffo al cuore che lascia senza parole. Increduli e felici ci si abbraccia, si scattano foto e selfie da mandare ad amici e parenti. Ce l’abbiamo fatta. Siamo arrivati. Tra noi c’erano persone che non avevano la certezza di riuscire a fare anche solo una tappa del cammino e persone che, strada facendo, hanno collezionato così tante piaghe e vesciche da trasformare i loro piedi in un patchwork di cerotti. Ma alla fine eravamo tutti lì. Con le nostre storie, i nostri chilometri e i nostri cerotti.

Finalmente siamo “a casa”, finalmente abbiamo raggiunto la meta del pellegrinaggio. Noi e le tante persone che con noi, virtualmente, hanno viaggiato nel nostro zaino, che abbiamo appoggiato lì, per terra, in cattedrale, al sicuro tra i nostri piedi impolverati.

Mancano le parole.

Il celebrante, durante la messa, ricorda che “Gesù viene incontro a chi lo cerca e a tutti dona la sua pace”. Mancano le parole per ricordare tutti quelli che ci hanno chiesto una preghiera, ma si ha la consapevolezza che, anche in questo caso, le parole sono di troppo. L’essenziale è già lì.

Ora di tornare a casa.

Lunedì 4 luglio in bus arriviamo a Finisterre. Lo sguardo si accende della meraviglia delle spiagge. Martedì 5 luglio il volo da Santiago per Madrid è previsto per le 13.30. C’è ancora il tempo – per chi vuole – per partecipare alla messa del pellegrino delle 9.30. “Bienvenidos en la casa del señor Santiago”. Con nostra grande sorpresa viene fatto volteggiare il botafumeiro. Il celebrante, ricordando il salmo 141, “come incenso salga a te la mia preghiera”, rivolge ai pellegrini parole che hanno il sapore di un mandato: “Il profumo di questo incenso ci avvolga e ci spinga a portarlo nel mondo”. Il cammino riparte. È ora di tornare alle nostre case. (fonte Sir)

















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