Immigrati, speranze in un’urna
Le elezioni. “Nuovi italiani” ieri in municipio per il rinnovo della consulta che raccoglie le istanze delle comunità straniere Casa e contratti di lavoro i problemi più sentiti. Ma anche le campagne d’odio: «L’ostilità nasce dai respingimenti»
Bolzano. A dimostrazione dell’importanza della consulta degli immigrati si può prendere l’immagine di vicolo Gumer per l’intera giornata di ieri, data dell’elezione del nuovo organo. Tanti vestiti a festa, alcuni con gli abiti tradizionali. All’esterno del seggio è girata la voce che qualche elettore di fede musulmana avessea chiesto un ingresso separato per le donne, voce però smentita dai dipendenti comunali. Diversi gruppi di persone si fermavano volentieri a discutere di politica sotto il palazzo municipale. Centrale nei discorsi di diversi candidati, il lavoro come discrimine per l’“integrabilità” di una persona. Come dire, è il lavoro a nobilitare l’uomo. Altri preferiscono parlare di umanità.
Uno su tre ha meno di 30 anni.
Venticinque candidati provenienti da quattordici paesi: Bangladesh, Pakistan, Albania, Cina, Guinea, Nigeria, India, Ucraina, Perù, Burkina Faso, Somalia, Marocco, Senegal, Ciad. Nove donne, sedici uomini. Otto under 30. In Italia l’organismo della consulta è stato spesso al centro di trasformazioni e scioglimenti: quest’anno a Bolzano la forte presenza giovane sembra prefigurare una volontà di rilancio dell’“immigrato”, del nuovo italiano con una storia di migrazione alle spalle, su un orizzonte politico marcato nettamente a livello nazionale e provinciale.
Il legame tra lavoro e odio.
Il problema più sentito è la casa: affitti troppo alti, mutui difficilmente ottenibili senza la certezza del lavoro, proprietari ancora restii ad affittare a “stranieri”. Poi il nodo del mantenimento delle tradizioni dei paesi d’origine, in armonia con l’apprendimento delle nuove usanze. E la possibilità di comunicare nella propria lingua anche nelle sedi istituzionali: «Attraverso la consulta vorrei trovare il modo di permettere a chi non conosce bene l’italiano di comunicare efficacemente con gli uffici comunali – dice Muhammad Noman, event manager 27enne allo Sheraton –. Poi per noi pachistani sarebbe importante avere un campo da cricket a Bolzano». Al di là dello sport, c’è la forte richiesta che il permesso di soggiorno sia concesso a quante più persone possibile. «Quel documento permette di trovare lavoro, e quindi di mantenersi da soli, senza gravare sulle casse della collettività – riprende Noman – e quindi di evitare il rischio che l’odio monti ulteriormente. A 17 anni ho raggiunto qui la mia famiglia, ho sempre lavorato sodo, e come me moltissimi extracomunitari. Ma non è che se uno sbaglia devono pagare tutti».
Le voci della comunità cinese.
Uno tra i candidati più vicini all’elezione, secondo l’ex vicepresidente della consulta, era Wu Chi Pin. Arrivato in Italia nel ‘92 dalla Cina, oggi è proprietario di un bar-ristorante. Sorge una domanda: non sarebbe più incisivo farsi eleggere da cittadino italiano, anziché cercare di entrare nella consulta? «Non ho richiesto la cittadinanza – risponde –, preferisco tenere quella cinese. E credo che la consulta sia un ottimo modo per aiutare direttamente chi come me è immigrato da un altro paese e vuole vivere onestamente, lavorando». Tra gli elettori anche Honglin Yang, un tempo vicepresidente della consulta comunale degli immigrati e da poco meno di un decennio membro della consulta provinciale per l’integrazione. «Questo organismo – spiega – è fondamentale per facilitare l’inserimento degli immigrati nella società bolzanina. Altrettanto importante è però l’atteggiamento: da parte dei nuovi arrivati serve volontà di inserirsi, mentre da parte degli altoatesini serve una propensione all’accoglienza. Se respingi qualcuno, questo poi risponde con la chiusura o con l’ostilità. Il rifiuto genera scontri e ferite, il “li ributtiamo a mare” genera disperazione. Ma se diamo calore, aiutiamo a far rinascere una vita». S.M.