L’idea di Greta e Michael: al (tele) lavoro in barca per tutto il Mediterraneo 

Scelta di vita. I due giovani sono salpati il 17 aprile, portano avanti le loro attività navigando

di Paolo Tagliente

Bolzano. Il telelavoro? Bello, ma Greta Höller e Michael Hofer sono riusciti a portare la possibilità di lavorare lontano dall’ufficio a un livello superiore. Ventiseienne di Bolzano lei, trentenne di Villandro lui, hanno deciso di mollare (quasi) tutto, di vendere il loro appartamento, di comperare una barca e di mettersi a solcare i mari in libertà. Hanno lasciato quasi tutto, dicevamo, perché i duo giovani altoatesini continuano a lavorare regolarmente. «Io sto lavorando a un progetto per l’università di Bolzano nel settore del social marketing – spiega Greta al telefono, dalla Grecia, dove si trovano in questo periodo – mentre Michael lavora in una start-up al Noi techpark che sviluppa software per Smart Citys. È responsabile dello sviluppo aziendale, del marketing e delle vendite. Per entrambi, insomma, non è necessario andare in ufficio tutti i giorni e così, c’è venuta l’idea di comperare una barca e di sfruttare al meglio la possibilità di viaggiare».

La ricerca della barca

E così, lo scorso settembre ha iniziato a pensare a una vita diversa, più ecologica, più vicina alla natura che permettesse loro di vivere il loro sogno di viaggiare e diventare “digital nomad”, nomadi digitali. Dopo aver vissuto per un periodo in Finlandia, dove Greta ha conseguito la laurea magistrale e dove Michael ha ottenuto la patente nautica completa in una prestigiosa scuola, la coppia rientra in Italia e si mette a caccia di un’imbarcazione che sia economica, ma che consentisse loro di spostarsi in sicurezza. «Tutto è nato quasi per scherzo e, per scherzo, siamo andati a vedere la prima barca a vela usata, ad Amsterdam. Poi ne abbiamo vista una seconda a Roma e una terza, in Sardegna. E quando siamo saliti sulla terza abbiamo capito che quella che era la barca giusta e, a marzo, l’abbiamo acquistata ed è iniziata la nostra avventura». La barca prescelta è un Beneteau Oceanis 393 del 2003 di 12 metri, larga 4 metri, dal nome che è un gioco di parole: si chiama “For Tuna”, che in inglese significa “Per il tonno”. Tre camere, un soggiorno, un bagno, due toilette, 48 metri quadrati e tutta le apparecchiature elettroniche necessarie per navigare in sicurezza: l’ideale per una coppia giovane. E tanta luce. Per tre settimane, Greta e Michael rimangono a Porto Rotondo, in Sardegna, per portare alcune modifiche all’imbarcazione e per prendere un po’ di confidenza.

La partenza

Poi, il 12 aprile, la partenza. Il grande salto. Dopo aver visitato varie località della Sardegna, Greta e Michael puntano la prua verso la Sicilia. La traversata è lunga. Trentadue ore in mare aperto, una sfida difficile per due neofiti che dormono a turno e si danno il cambio al timone. Anzi, il primo tentativo fallisce a causa delle condizioni meteo proibitive: mezz’ora di viaggio, poi le onde e il vento li convincono che non è il caso di proseguire. Per tornare al porto da cui erano salpati ci impiegano due ore, bagnati fradici e sfiniti. È una lezione che i due giovani imparano subito. E capiscono anche che l’attrezzatura di cui sono dotati non è all’altezza. Ma l’esperienza non incrina minimamente la loro determinazione. Anzi. In Sicilia, visitano otto porti: dopo la Sardegna, il primo approdo è a Termini Imerese, poi vanno a Palermo, a Cefalù, raggiungono Lipari e Santa Maria Salina, poi Taormina e Catania «sporca ma bellissima». In Calabria, attraccano a Bagnara Calabra, Tropea, Le Castella e Crotone, da cui salpano verso il Golfo di Taranto. In Puglia arrivano al porto di Gallipoli e a Santa Maria di Leuca. Da lì, il “salto” verso la Grecia, dove si trovano tutt’ora. «Decidiamo al momento dove andare e quanto fermarci. – spiega – A Gallipoli, luogo di cui mi sono innamorata, siamo rimasti quattro giorni. In altri posti, invece, ci fermiamo pochissimo».

Il lavoro in barca

Ma com’è la giornata lavorativa per chi non va in ufficio, ma deve scegliere le rotte, badare alla barca e procurarsi il cibo? «Lavorare è una priorità – rivela Greta – perché, se è vero che il nostro datore di lavoro ci ha dato fiducia, garantendoci flessibilità e consentendoci di lavorare così, è giusto che questa fiducia venga ripagata da noi. E così, magari capita di non lavorare il mercoledì, ma di poi di lavorare la domenica. Oltre al lavoro – continua la giovane – io mi prendo cura del nostro sito e dei vari profili social, aggiornandoli costantemente». Chi fosse interessato a seguire il viaggio di Greta e Michael, infatti, li può trovare sul loro sito internet www.whensailing.wordpress.com oppure su Facebook sul profilo When Sailing o su Instagram a whensailing.

Le tappe future

«Il primo obbiettivo – rivela Greta – è quello di proseguire ancora nei porti della Grecia, poi punteremo verso la Turchia. E poi, dovremo anche pensare dove trascorrere l’inverno». L’idea qual è? «Al momento stiamo pensando di andare in Israele. Magari ci fermiamo lì, in qualche porto, per un paio mesi. E viviamo lì».

Fino a ieri, Greta e Michael hanno navigato per 109 giorni e visitato 31 porti. Niente male per chi sta lavorando...

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