La protesta

Scuola, scontro totale tra Provincia e insegnanti: «Finché non faranno un passo indietro, niente trattativa»

L’assessora Magdalena Amhof avverte che le trattative resteranno ferme finché non verranno sospese le azioni dimostrative. Il presidente Kompatscher difende l’impegno economico della giunta, mentre le opposizioni parlano di «ricatto». Intanto il Consiglio provinciale approva uno studio sul carico di lavoro degli insegnanti



BOLZANO. Tra Provincia e docenti in protesta è muro contro muro. «Non riprenderemo la trattativa e il lavoro negli uffici per la contrattazione finché gli insegnanti non faranno un passo indietro sulle misure che stanno attuando», avverte Magdalena Amhof, assessora al Personale.

Si riferisce alle attività extra curricolari non obbligatorie che i docenti e le docenti hanno sospeso (dalle gite alle conferenze con esperti, dalle uscite a teatro alle iniziative di sensibilizzazione sui temi della salute) nell'attesa che le loro richieste, relative a carichi di lavoro e stipendi, siano ascoltate ed esaudite.

Gli assessori alla Scuola confermano l'indirizzo. «Siamo in trattativa: sospendere azioni di protesta dovrebbe essere la base», fa notare Marco Galateo, con Philipp Achammer a respingere le accuse di un «ricatto» nei confronti degli insegnanti. Tutto l'esecutivo è sulla stessa lunghezza d'onda. «Non possiamo mettere sul tavolo molti soldi e poi avere contemporaneamente le trattative e le proteste. Non è possibile», così Magdalena Amhof.

I fondi e il “ricatto”

Se ne è occupato ieri anche il Consiglio provinciale, durante la trattazione delle variazioni al bilancio presentate dal presidente Arno Kompatscher. «Il malcontento degli insegnanti è comprensibile, perché la situazione non è migliorata negli ultimi decenni e la professione è diventata più complessa», ha riconosciuto il presidente. Ma sono anche stati messi a disposizione 850 milioni di euro per le contrattazioni collettive, ha ricordato, con somme versate per gli anni 2022-2024, e un aumento strutturale a partire dal gennaio 2025. Poi sono stati aggiunti 110 milioni di euro l'anno per il triennio 2026-2028.

Kompatscher: «La Provincia si è impegnata tanto, e ora mette per iscritto gli aumenti strutturali, ma mentre si sta al tavolo delle trattative non si possono avviare contenziosi. Non si tratta certo di un ricatto, perché non si può fare più di quanto effettivamente si sta facendo».

È la sua replica all'opposizione.

Brigitte Foppa (Verdi) ha chiesto un chiarimento. «Questa non è una strategia negoziale, ma un ricatto», ha dichiarato Maria Elisabeth Rieder (Team K).

La richiesta del Team K è uno stanziamento nel bilancio di novembre e una rapida conclusione del contratto all'inizio del prossimo anno.

Achammer evidenzia però che «abbiamo sempre detto che i 110 milioni di euro sarebbero stati nel bilancio, indipendentemente da ciò che succederà ora. Togliere quei fondi, questo sì che costituirebbe un ricatto».

Il tavolo con i sindacati

Mercoledì scorso si è tenuta una riunione con i sindacati sulla lettera di intenti proposta dalla Provincia. «Vediamo come reagiranno i sindacati nei prossimi giorni», informa Achammer, «Il nostro intento era di riportare al tavolo della trattativa una situazione diffusa. I sindacati ci ripetono che non sono stati loro ad avviare la protesta né a portarla avanti, e dall'altra parte ci viene chiesto di trovare una soluzione affinché le proteste non siano più necessarie. È difficile trovare una strada per riportare la questione al tavolo della trattativa».

Il nodo degli interlocutori

È chiaro ormai che contrattazione sindacale e protesta spontanea si muovono su due diversi binari. «I sindacati sono rappresentativi della categoria o dobbiamo parlare con i gruppi spontanei?», si chiede Galateo. Dopo quel primo confronto infuocato al Pascoli lo scorso 29 settembre, gli incontri con i docenti proseguono. «Mostriamo loro che cosa abbiamo fatto e che cosa stiamo facendo», dice ancora l'assessore, «Forse abbiamo sbagliato, lo abbiamo comunicato male, ma possiamo rimediare». Quei 385 euro lordi di recupero sull'inflazione e un aumento strutturale pari in media a 400 euro lordi al mese sono percepiti però come somme dovute. E da alcuni anni sugli insegnanti è piombato un aggravio dei carichi di lavoro, tra iniziative extra e una mole burocratica che tolgono tempo all'insegnamento e allo studio.

Uno studio indipendente

Il Consiglio ha accolto ieri un ordine del giorno di Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) che incarica la giunta di commissionare un'indagine empirica sul tema «Complessità della scuola: orario e carico di lavoro degli insegnanti», pianificata da un gruppo di lavoro con rappresentanti di sindacati e docenti. S.M.













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Davide Pasquali

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