Speck, tre maiali su 4 dalla Germania

Filippi: «I tedeschi producono a basso costo e usano antibiotici. Non possiamo garantire la qualità della materia prima»


di Massimiliano Bona


BOLZANO. A sollevare il caso è il consigliere comunale del Movimento cinque stelle ed ex presidente del Ctcu Alberto Filippi: «Il marchio sullo speck altoatesino non basta a garantire la qualità della materia prima, ma solo il processo di affumicatura e stagionatura». A supporto della sua tesi Filippi - che è partito da un’inchiesta del giornale tedesco Der Spiegel, visto che importiamo dalla Germania 3 maiali su 4 - fornisce dati e numeri. «In provincia di Bolzano nel 2012 si sono prodotte 8.576.395 baffe di speck, pari a 38 mila tonnellate, di cui solo il 38% ha il marchio di qualità "Speck Alto Adige Igp". Le aziende consorziate nel marchio Igp sono 29».

Lo speck sudtirolese Igp viene esportato per il 29% in Germania, il resto finisce quasi tutto in Italia con il marchio Alto Adige. Il nodo della questione è rappresentato dalla materia prima, i maiali appunto. «Nel 2000 - prosegue Filippi - in provincia si allevavano 15.804 maiali, scesi a 5.475 nel 2011. Pertanto, adesso, si importa la quasi totalità della materia prima. Il 75% dei suini arriva dalla Germania, il resto da Olanda, Danimarca, Spagna e solo una minima quantità dall’Italia. Pertanto la materia prima, Igp o no, arriva dagli allevamenti esteri e non può certo meritare il made in Alto Adige e il made in Italy. Siamo arrivati al paradosso che il marchio, quindi, non garantisce la qualità della materia prima, ma solo il processo di affumicatura e stagionatura. Lo speck si porta dietro, tra l’altro, tutti i problemi riguardanti la salute per quanto riguarda gli antibiotici e l’affumicatura, compensata solo in parte dalla scelta di carni magre».

Filippi critica il processo produttivo “intensivo” seguito in Germania, Paese che ci fornisce tre maiali su quattro.

«La carne made in Germany è prodotta a basso costo e con grande efficienza. I dati parlano chiaro : nel 1993 in Germania c'erano 264 mila aziende che allevavano una media di 100 suini ognuna. Nel 2013 le aziende si sono ridotte a 28 mila, ma ognuna alleva circa mille maiali. Anche l'ingrassamento è programmato: 850 grammi al giorno. La camera dell'agricoltura della Bassa Sassonia ha denunciato la gravità del problema dei liquami e l'Ufficio Federale per la tutela dei consumatori ha calcolato invece la somministrazione di 1.734 tonnellate di antibiotici all'anno con inizio poco dopo la nascita dei suini (179 mg per chilo di carne). L'industria della carne suina tedesca è efficiente e sforna prodotti a basso costo ma dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche d'allevamento discutibili». L’appello dei grillini non si discosta molto da quello fatto dagli allevatori, il mese scorso, al Brennero. In quell’occasione contadini e allevatori della Coldiretti si dissero contrari all’import di merci spacciate come italiane, costato la chiusura di 32.500 stalle ed aziende agricole e 36mila posti di lavoro. «Mi chiedo - conclude Filippi - alla luce di queste considerazioni se abbia ancora senso parlare di speck sudtirolese».

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