Stasera i balli dei migranti con la musica dei Fordecao 

Alla Festa dei Popoli. S’inverte la prospettiva e saranno le danze degli immigrati a coinvolgere  il pubblico locale. Il gruppo è nato all’interno della Scuola di Musica Vivaldi di Bolzano

Bolzano. Chiude la Festa dei popoli - questa sera, alle 21, sui prati del Talvera - una realtà musicale e di ballo che sonda il terreno del “popolare”, che è nata all’interno della Scuola di Musica Vivaldi di Bolzano e ruota attorno alla figura di Stefano Masera, chitarrista e insegnante del suo strumento, da decenni cultore di balli popolari. Dalle file degli studenti della scuola musicale per poi espandersi ad altri appassionati si è formato quindi il gruppo musicale Fordecao al quale, grazie anche al supporto della Uisp, si è aggiunto il gruppo di ballo Mecholela.

Se di questi tempi la definizione di popolare è un terreno accidentato e porta con sé interpretazioni a volte ideologiche e a volte denigratorie, in questa occasione cerca il significato più onesto del termine e si riferisce alle sonorità e ai gesti legati alla vita dei popoli e al loro bisogno d’identità. Come è accaduto, per esempio, ad Israele durante gli anni ‘50 e ‘60 quando si è trovata ad essere Stato e i suoi cittadini, arrivando da tutto il mondo e senza avere quindi una lingua comune, per trovare momenti di comunicazione hanno inventato delle coreografie e delle musiche mescolando i vari generi e stili che ogni persona portava con sè. Perché, si sa, le identità passano attraverso il corpo e sono nate così la varie Hora, termine che si usa nei Balcani e sta per danza o cerchio. Rifka Sturman è stata una grande coreografa di questi balli. Alcune di queste Hore sono in lista nella serata, alle quali seguono altri balli di origine armena, bulgara, rumena, albanese, italiana, greca, francese e altre. Tra le tante proposte arriva quindi dall’Albania Valle Pogoniste, dove Valle sta per ballo e Pogoniste è il luogo a cui si riferisce. L’Armenia porta con sé Garoon e ci descrive un amore tormentato mentre l’Italia è presente con danze che provengono dal Veneto e dall’Appennino. Se ultimamente c’è l’abitudine da parte della danza contemporanea di includere immigrati e migranti nei propri linguaggi gestuali per metterli in metafora sui palcoscenici, questa volta s’inverte la prospettiva e sono i balli degli immigrati a coinvolgere il pubblico locale.

La filosofia di questi balli, inoltre, prevede che ci sia un conduttore che conosce la danza e guida il gruppo. Quest’ultimo balla in cerchio o si tiene in fila, per mano. Funzionerà così anche la chiusura dei due giorni di Festa a Bolzano che prevede i musicisti sul palco mentre nello spazio sottostante i ballerini, eseguendo i loro passi, tengono per mano chiunque voglia ballare. (ef)