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Stop ai test per scolari stranieri 

La riforma delle iscrizioni con colloqui, corsi ed «esami» dei bambini davanti a una commissione è stata congelata Tornerà sul tavolo entro due settimane e riguarderà le tre intendenze. Sabine Giunta: «Alta politica, piuttosto si faccia la terza via plurilingue»


Sara Martinello


BOLZANO. Battuta d’arresto per la riforma delle iscrizioni alla prima elementare. Anche se solo per una o due settimane. Tornerà sul tavolo della giunta provinciale, diretta alle tre intendenze (tedesca, italiana e ladina) e probabilmente più stringente sul versante dell’obbligo dei genitori di presentarsi ai colloqui con la dirigenza e di attivarsi poi per colmare le lacune dei figli.

Hanno fatto attrito le due delibere identiche portate ieri dai due assessori alla scuola, e forse il programma messo a punto dal titolare della Scuola tedesca necessita ancora di qualche puntello. Invece, sembra scivolare in secondo piano il nodo che ha dato il via allo scontro tra assessori tedeschi e assessori italiani, vale a dire la commissione paritetica deputata a decidere se il bambino o la bambina possa proseguire il proprio percorso in una determinata scuola.

«Il tema è come rendere obbligatorio il percorso di sostegno alle famiglie, come convincerle del fatto che la scuola non può farsi carico da sola di lacune che impediscono ai loro stessi figli di inserirsi serenamente nel contesto», la sintesi del presidente Arno Kompatscher.

La seduta a Palazzo Widmann

Gli assessori riferiscono di una seduta dai toni tutto sommato distesi. Viste le due delibere sul tavolo e i diversi punti di vista sulla commissione, si è proposto di ritirarle, con l’accordo di scriverne una unica per tutte e tre le scuole (tedesca, italiana, ladina) che dia la possibilità ai dirigenti di convocare colloqui obbligatori e di trovare insieme alle famiglie la strada per proseguire il percorso scelto.

Il congelamento della riforma quindi mette fine al primo round con un vantaggio di Giuliano Vettorato sul collega Philipp Achammer. Così l’assessore alla Scuola italiana: «Ottimo dare a tutti gli strumenti per frequentare senza essere esclusi, impedendo alla classe di risentire delle lacune di alcuni». Il suo collega Massimo Bessone resta contrario. «Fare una selezione nelle scuole tedesche, che sono molte di più, significa aprire alla possibilità di saturare di alunni stranieri la scuola italiana», avverte, «E visto che gli immigrati ci sono, vanno distribuiti in maniera più consona. Ora la delibera sarà ripresentata e punterà di più sulla obbligatorietà dei colloqui, ma non più sul fattore linguistico».

Achammer però punta a recuperare entro una o al massimo due settimane. Con gli interessi, perché se nei prossimi 14 giorni la delibera passerà (e passerà, se cinque assessori della Svp faranno quadrato intorno al loro Obmann), i dirigenti avranno 60 giorni di tempo dall’inizio delle lezioni (lo scorso 5 settembre) per convocare a colloquio i genitori di bambini che manifestano gravi lacune nell’apprendimento della lingua della scuola, stipulare con loro un accordo scritto sulle misure da adottare in famiglia e poi eventualmente riunire la commissione paritetica che, come ha ricordato ieri Kompatscher, è già prevista dallo Statuto. È lì dal 1988, finora usata solo sporadicamente.

Vettorato potrebbe ancora fare muro sulle nomine dei commissari di parte italiana. Potrebbe intervenire direttamente il presidente, togliere al suo vice leghista la delega della Scuola? Sì. Lo fece con Thomas Widmann. Solo che allora si era nella primavera del 2022, oggi siamo a poco più di un mese dalle provinciali.

Bambini di origine straniera

Davanti alla scadenza elettorale più importante, il prossimo 22 ottobre, cadono i tabù.

Quello sulla commissione e quello sugli effettivi destinatari del provvedimento. La scorsa primavera l’assessora comunale Johanna Ramoser aveva riproposto il problema dei «troppi italiani nelle scuole tedesche». E Bessone ha presto messo in guardia dal corrispondente «rischio» della scuola italiana di diventare un «contenitore di serie B» di figli di immigrati.

Ironia amara della co-capolista dei Verdi Sabine Giunta, dirigente dell’istituto comprensivo Bolzano 1 in aspettativa fino alle elezioni: «Alta politica in giunta provinciale». «L’assessore di lingua tedesca vuole espellere i bambini italiani, l’assessore di lingua italiana minaccia di espellere i bambini stranieri», e si riferisce ad Achammer e a Vettorato con la sua delibera speculare, provocatoria nei confronti della Svp. Ancora Sabine Giunta: «Invece di proporre escamotage laceranti per la nostra comunità, gli assessori si impegnino a trovare soluzioni che la arricchiscano, per esempio la scuola plurilingue, si impegnino a dare più personale e a retribuirlo adeguatamente».

Achammer precisa che il provvedimento non vuole escludere gruppi di scolari. «Il mio obiettivo resta uno, centrale, il doveroso accompagnamento da parte dei genitori dei bambini nell’apprendimento della lingua, perché troppi ormai si sottraggono a questo obbligo e delegano tutto alla scuola», spiega. Kompatscher è fiducioso: «Forse esiste già un interesse dei genitori a superare le difficoltà con la lingua dove i loro figli sono iscritti».

Filippo Maturi (capolista di Centro Destra) prova a introdurre nel dibattito uno spunto sulle «classi pollaio». Spinge sull’assunzione di insegnanti, stabilizzando i precari, e su maggiori investimenti sulle strutture.

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