L'INCHIESTA

Tragedia di Mirko Bertinazzo, la Procura vuole il processo 

Chiusa l’inchiesta per omicidio stradale. Imputato è l’amico che era alla guida dell’auto finita contro un Tir in A22 La difesa tenterà di far riconoscere il concorso di colpa del camionista polacco. Il mezzo pesante non poteva essere lì

di Mario Bertoldi

BOLZANO. L’inchiesta sul tragico incidente in autostrada costato la vita a Mirko Bertinazzo, 38 anni di Bronzolo, laureato in scienze motorie e insegnante di sostegno, è sostanzialmente già chiusa. Ieri all’avvocato difensore Angelo Polo è stato notificato dalla Procura di Trento l’avviso di conclusione indagine che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.

Sono dunque bastati venti giorni per ricostruire nel dettaglio la tragedia e per ipotizzare in termini concreti le possibili responsabilità. Dopo il deposito dell’avviso conclusione indagini, la procedura penale prevede venti giorni di tempo per il deposito da parte della difesa di nuova documentazione che possa in qualche modo incidere sulla valutazione complessiva di quanto emerso dall’indagine. In questo caso il tempo a disposizione degli avvocati sarà più lungo per effetto della sospensione dei termini a seguito del periodo feriale.

Poi però, in caso di conferma da parte della Procura della richiesta di rinvio a giudizio per omicidio stradale, il fascicolo passerà nelle mani del giudice dell’udienza preliminare. I termini di manovra della difesa (che mira a ottenere una pena entro i due anni per la sospensione condizionale) saranno inevitabilmente limitati ma l’avvocato Angelo Polo qualche freccia al proprio arco la sta preparando.

Come noto l’auto sulla quale Mirko Bertinazzo ha perso la vita sul colpo era guidata da un amico della vittima , che non si dà pace per la tragedia avvenuta verso le 4.30 del mattino lungo la carreggiata nord della A22 nel tratto tra la stazione di servizio Paganella Est e l’uscita al casello di San Michele all’Adige. Sulla responsabilità penale in termini colposi della persona che era alla guida della vettura (sbandata e schiantatasi contro lo spigolo anteriore sinistro del cassone di un tir) c’è poco da dire.

L’avvocato Angelo Polo potrà però sottolineare che l’automobilista era alla guida della vettura completamente sobrio: il tasso alcolemico rilevato nel sangue è risultato sostanzialmente nullo e cioè inferiore allo 0,05 milligrammi di alcol per litro di sangue. L’uomo (che rischia la revoca della patente di guida per 5 anni) non aveva neppure assunto alcuna sostanza. E’ dunque molto probabile che la tragedia (avvenuta durante il viaggio di ritorno in Alto Adige dopo una serata a cena sul Garda con alcuni amici) sia da imputare ad un improvviso colpo di sonno.

Da un punto di vista delle responsabilità colpose il classico colpo di sonno non può però essere invocato come evento non prevedibile. Il codice della strada prevede l’esatto contrario nel senso che quando si decide di fare un viaggio o anche un piccolo spostamento in città è necessario avere il pieno controllo delle proprie capacità fisiche e mentali. Come non bisogna mettersi alla guida dopo aver bevuto o assunto sostanze stupefacenti, non bisogna farlo neppure se si è dormito poco la notte o se si stanno assumendo farmaci che producono sonnolenza. Nel nostro caso è probabile che la responsabilità della tragedia sia da addebitare proprio al mancato riposo notturno del guidatore.

Il colpo di sonno, però, non può essere invocato come giustificazione per chi mette a repentaglio la vita degli altri. Ma c’è un altro aspetto della tragedia che dovrà essere verificato. La difesa infatti invocherà un concorso di colpa da parte del camionista polacco che decise di fermarsi la notte col camion su un’area di emergenza che non è abilitata a sosta notturna. Se il tir non fosse stato parcheggiato in quel punto è probabile che l’automobilista alla guida sarebbe riuscito a riprendere il controllo della vettura senza alcuna conseguenza.