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Vitalizi, assegno da 1,7 milioni all’ex consigliere Munter 

Vent'anni di politica, in pensione a 60 anni dopo quattro legislature: anticipato dalla Regione un importo record. Le leggi Thaler e Kompatscher-Rossi hanno progressivamente ridotto le cifre. Che oggi risultano sensibilmente minori



BOLZANO. Hanspeter Munter oggi ha 62 anni. È stato direttore dell’Apa, ma soprattutto è stato consigliere provinciale e regionale, in pensione a sessant’anni dopo quattro legislature. Dal bilancio del consiglio regionale risulta che gli è stato staccato un assegno da 1 milione e 721 mila euro. Lordi. Al netto della tassazione al 43 per cento, si arriva comunque al milione. Un bel contrasto con le pensioni di larga parte dei politici professionisti attuali: dopo due legislature, oggi un consigliere settantenne può ambire a circa 800 euro lordi al mese.

Poco male, la riduzione dei vitalizi era l’obiettivo delle leggi firmate da Rosa Zelger Thaler nel 2012 e poi da Arno Kompatscher e da Ugo Rossi nel 2014. I rischi però ci sono, e cominciano a vedersi con la difficoltà dei partiti nel trovare buoni candidati. Lo testimonia Helmuth Renzler, consigliere provinciale e regionale, ala sociale della Svp: «La politica diventa una cosa per ricchi. O per disoccupati. O il terreno di caccia di imprenditori facoltosi. Finora in alto Adige ce la siamo cavata bene, ma un sistema pensionistico con questa impostazione rischia di allontanare persone valide».

Per capire la vicenda bisogna fare un passo indietro, agli anni Novanta. Fino al 1995 i consiglieri regionali percepivano pensioni pari al 90 per cento di quelle dei deputati. «Poi, su iniziativa di Oskar Peterlini – racconta Renzler – le retribuzioni dei consiglieri provinciali furono slegate da quelle dei parlamentari e si avviò una progressiva riduzione». Nel 2010 in regione fu riformato il sistema di retribuzione dei sindaci, ma non di quelli di Trento e di Bolzano.

Munter fa parte degli ex mandatari. Alcuni di loro hanno rinunciato a una pensione di 6 mila euro netti al mese e ne percepiscono circa 2.800. La differenza è stata pagata loro come acconto: in parte liquidato e poi restituito da una parte dei consiglieri; in parte versato nel Family Fond, che nel frattempo è stato sciolto.

Nel 2012 Rosa Zelger Thaler – allora presidente del consiglio regionale – promosse una riforma. Fece risparmiare alla Regione 50 milioni di euro, subito disponibili per pagare gli assegni famigliari per la popolazione.

Nel 2013, quando Kompatscher fu eletto presidente della Provincia, imperversava la polemica sulle pensioni degli ex consiglieri. E nel 2014 il parlamento volle che si ricalcolassero tutte le pensioni applicando il sistema contributivo. In questo senso andò quindi la legge regionale approvata da Kompatscher e da Rossi. Renzler spiega che «fino al 2013 la retribuzione lorda di un consigliere era di 13.800 euro, poi si passò a 9.800. Questi furono aumentati di 400 euro in base all’inflazione, arrivando a circa 10.200 euro. Con la mia candidatura ed elezione ho perso circa 500 euro lordi al mese sulla mia pensione Inps, perché non posso pagare i contributi sul guadagno effettivo. Quelli devo pagarli sullo stipendio base».

La legge del 2014 permette di andare in pensione a 60 anni (come ha fatto Munter) anziché a 65, con una piccola riduzione degli importi. Oggi siedono in consiglio politici che andranno in pensione con un sistema misto: retributivo per le legislature antecedenti il 2014, contributivo per quelle successive. A meno che nel 2012 non abbiano firmato la riduzione da 6 mila a 2.800 euro. Altri invece si sono fatti liquidare tutto il dovuto e non percepiranno una pensione dalla Regione.

















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