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Christian Bulzomì, da Vipiteno alla stanza dei bottoni a Bruxelles 

A 43 anni è diventato legal officer alla Direzione generale per l'agricoltura e lo sviluppo rurale della Commissione Europea. È figlio di una sudtirolese e di un finanziere arrivato dalla Calabria alla fine degli anni ‘60. «La mia doppia identità linguistica? È un vantaggio» 


Caterina Fantoni


VIPITENO. La prospettiva di Christian Bulzomì è quella di chi è nato a Vipiteno in una famiglia numerosa, figlio di una sudtirolese e di un finanziere arrivato in provincia di Bolzano dalla Calabria alla fine degli anni ‘60. La sua è la prospettiva di chi è cresciuto immerso tra due lingue, avendo indifferentemente accesso a uno o all’altro gruppo sportivo, quando le società erano ancora doppie. E' la prospettiva di chi è arrivato a Bruxelles dall’alta Val d’Isarco, dopo un lungo percorso formativo, attraversando l’Europa da un capo all’altro. Oggi, all’età di 43 anni, Bulzomì è legal officer alla Direzione generale per l'Agricoltura e Sviluppo rurale della Commissione Europea.

Non è da tutti riuscire a entrare a lavorare alla Commissione Europea, è sempre stato questo il Suo obiettivo?

Era un mio grande desiderio ma non ero sicuro che ci sarei davvero arrivato perché il concorso è molto competitivo, si svolge a livello europeo e si presentano molte persone preparatissime e con degli eccellenti curricula. Ma come per tutti i concorsi è necessaria anche una buona dose di fortuna. Nel corso dei miei studi ho maturato due interessi principali: il diritto e il perfezionamento delle lingue. Sono state queste mie due passioni a orientarmi quasi in modo naturale verso l’aspirazione e la volontà di approfondire il diritto europeo. I master che ho frequentato al College of Europe in Polonia e all’Università Complutense di Madrid avevano quell’indirizzo, ma prima di fare i concorsi per la Commissione Europea ho voluto provare a fare anche altre esperienze, dalle quali ho senza dubbio imparato tanto.

Quanto ha influito il Suo bilinguismo sull’apprendimento di altre lingue?

La mia doppia identità linguistica e culturale è stata sicuramente un vantaggio, mi ha permesso quell’apertura e quella sicurezza che mi hanno proiettato verso la scoperta di altri modi di vivere. Ho sempre avuto quasi una fissazione per l’apprendimento delle altre lingue, che per me corrisponde all’interesse e alla curiosità di imparare tutto quello che va oltre il semplice studio del lessico e della grammatica. Inoltre sono molto orgoglioso della realtà linguistica che ho vissuto qui, dall’esterno vedo quello sudtirolese come un modello efficace ed esemplare, sono convinto che sarebbe da esportare. Qui il bilinguismo sembra scontato ma non è così ovunque convivano due o più gruppi linguistici, ad esempio il Belgio è abbastanza lontano dall’invidiabile modello di bilinguismo dell’Alto Adige.

Come è arrivato a lavorare alla Direzione generale per l'Agricoltura e Sviluppo rurale della Commissione Europea?

Ho chiesto io di essere trasferito a questa Direzione generale perché è un ambito giuridico che mi interessa molto ed è anche piuttosto diverso da quello di cui mi sono occupato prima. Quando mi hanno assunto alla Commissione Europea nel 2007, per un paio d’anni ho lavorato per l’antitrust nel settore dei trasporti; poi mi sono spostato alla Direzione generale alla Giustizia, dove fino a due anni fa mi sono occupato soprattutto della libera circolazione delle persone, un tema che ho molto a cuore. Sono tutte unità dinamiche e interessanti e per me è molto importante continuare ad ampliare la mia esperienza sul campo e moltiplicare i miei punti di vista, credo sia un vantaggio sia sul piano personale che lavorativo. Credo che rimettersi in gioco, avere nuovi stimoli nell’applicazione delle proprie competenze sia sempre vitale in qualsiasi contesto lavorativo.

Adesso di cosa si occupa nello specifico?

Nella mia unità attuale sono legal officer, cioè tratto dossier relativi all’agricoltura e allo sviluppo rurale come avvocato interno. Quello che faccio nel concreto è redigere legislazione e dirimere cavilli e questioni giuridiche riferite a situazioni molto specifiche, ovvero situazioni problematiche sottoposte alla Commissione o che emergono a seconda delle contingenze territoriali.

Ci sono delle tematiche particolari che tratta?

Gli ambiti che mi sono stati attribuiti sono riferiti a diverse aree tematiche: dalla promozione dei prodotti agricoli alle indicazioni geografiche e denominazioni d’origine, dalla foresta all’orto- e frutticoltura, dall’ambiente alle colture arabili. Inoltre mi occupo di tutte le tematiche relative all’agricoltura di cui sono responsabili altre Direzioni generali. Perciò ogni tanto tratto questioni di materia giuridica trasversale che interessano anche le Direzioni per la Giustizia, per l’Immigrazione o per il Mercato interno.

L’ambito dell’agricoltura è ora un tema cruciale...

Sì, sono tutti temi attuali e importanti ma anche molto articolati, spesso delicati. L’ambito dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, in particolare, è estremamente importante a livello sociale e rappresenta un esempio tangibile degli effetti pratici del diritto dell’Unione Europea sulla qualità di vita del singolo cittadino. Effetti immediati ad esempio per quanto riguarda il settore ortofrutticolo - che per l’UE rappresenta un’immensa risorsa come soggetto produttore ed esportatore - oppure effetti a medio e lungo termine, ad esempio per quanto riguarda il settore dell’ambiente. Per fare un esempio concreto: se l’economia di un territorio si basa in maniera prevalente sulla produzione di un particolare prodotto, la tutela e la promozione agricola influiscono in modo determinante sugli equilibri socioeconomici di quella zona. Il sostegno dell’U.E. in questo caso è fondamentale, altrimenti moltissimi piccoli agricoltori non sarebbero in grado di sopravvivere. Un altro esempio banale: sullo scaffale del supermercato, dietro ai marchi Dop, Igp o Stg dei prodotti agroalimentari si cela un lungo processo regolativo che garantisce sia la qualità di un alimento secondo determinati standard, sia il legame fra il prodotto e il luogo di produzione, sia la tutela dei relativi produttori.

Parlando di effetti pratici nella quotidianità dei cittadini: vent’anni fa veniva introdotta la moneta unica. Al Brennero rappresentava l’ultimo passo concreto nel processo d’abolizione delle frontiere e, soprattutto qua, fu un evento con ripercussioni tangibili.

Certo, nel quotidiano non ci pensiamo più perché ormai è una realtà scontata, ma la moneta unica e il diritto alla libera circolazione sono i due simboli dell’Unione Europea più evidenti a livello pratico. Purtroppo una delle reazioni all’emergenza pandemica è stata proprio la chiusura delle frontiere interne, se invece l’Unione Europea avesse avuto la possibilità di intervenire con direttive comuni in materia di sanità forse si sarebbe riusciti a trovare una soluzione alternativa. Personalmente sarei favorevole a uno stato federale dell’Unione Europea e credo che in tante situazioni avremmo tratto dei benefici se i 27 stati membri avessero saputo agire in maniera congiunta, soprattutto in un contesto come quello del Covid. L’esperienza dimostra però che dopo ogni grossa crisi l’Unione Europea è sempre riuscita a trovare nuove strategie efficaci e sono convinto che anche questo sia il caso. Da europeista convinto, riesco a vederne i tanti benefici, ma non sempre sento in giro opinioni positive sull’Unione Europea e credo che spesso questo dipenda anche dalla pubblicità negativa che se ne fa a livello delle singole nazioni.

Cosa intende?

A volte capita che quando i politici dei nostri stati membri devono applicare risoluzioni impopolari le facciano passare come imposizioni cadute dall’alto dell’Unione Europea, dimenticando - per così dire - che il Consiglio e il Parlamento, dove siedono i rispettivi rappresentanti, sono le due istituzioni che costituiscono il legislatore europeo.

Come ha reagito la Commissione Europea all’invasione russa del 24 febbraio?

L’Ue ha adottato delle sanzioni importanti in risposta all’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina e sembra che si stia lavorando per ulteriori sanzioni contro la Russia. È importante sottolineare che la decisione spetta congiuntamente agli Stati membri nel Consiglio dell’Unione Europea.

Si è parlato del conseguente aumento dei prezzi di diversi beni e risorse, per quanto riguarda il Suo settore sussiste un rischio reale per l’approvvigionamento di prodotti agroalimentari?

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha infatti delle conseguenze importanti anche in tema di agricoltura, approvvigionamento degli alimentari e prezzi al consumo. Tuttavia, grazie soprattutto ai risultati della Politica Agricola Comune, l’approvvigionamento alimentare nell’Unione Europea non è a rischio. Bisogna però tenere presente che La Russia e l’Ucraina sono due importanti partner commerciali dell’Unione Europea e coprono una parte importante delle esportazioni mondiali di grano (35%), orzo (25%) e olio di girasole (75%), oltre che di mangimi e foraggio. Inoltre, le conseguenze del conflitto sono evidenti anche nell’aumento del prezzo dei fertilizzanti, poiché Russia e Bielorussia sono grandi esportatori delle materie prime necessarie per la loro produzione. Questi aumenti di prezzo stanno avendo senza dubbio delle gravissime ripercussioni sugli agricoltori.

Quali sono i provvedimenti attuati a riguardo dalla Commissione Europea?

In seguito all’invasione dell’Ucraina e al forte rialzo dei prezzi la Commissione Europea ha reagito nell’immediato, ad esempio autorizzando la coltivazione dei campi a riposo e stanziando ulteriori fondi per aumentare la produzione agricola europea e perseguire l’obiettivo della sicurezza alimentare e la stabilizzazione, per quanto possibile, dei mercati europei e mondiali. Recentemente, il 23 marzo 2022, è stata adottata una Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo e a Consiglio dell’Unione Europea dal titolo “Proteggere la sicurezza alimentare e rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari” che indica le azioni a corto e medio termine per far fronte a quest’emergenza.

Quanto tempo potrebbe volerci per l’entrata dell'Ucraina nell’Unione Europea?

Il percorso è lungo e complesso, dura anni: lo stato richiedente deve soddisfare una serie di requisiti, i cosiddetti criteri d’adesione, che vanno dal rispetto dei diritti fondamentali a condizioni di natura economica. Io non sono un esperto di questo campo ma mi sembra prematuro parlare di adesione dell’Ucraina, dato che non ha ancora nemmeno ottenuto lo status di candidato. Per norma generale, durante il processo di adesione i paesi che desiderano aderire all’Unione Europea pongono in atto importanti riforme economiche e democratiche per poter soddisfare i requisiti di adesione.

Tornando a Lei: a livello personale, invece, com’è la Sua vita da expatriate a Bruxelles?

In una parola, la definirei interessante: ho la fortuna di avere un lavoro molto stimolante e di vivere e lavorare in un ambiente internazionale dove tutti hanno alle spalle percorsi di vita molto avvincenti. Ogni giorno comunico in quattro-cinque lingue diverse con colleghi e amici provenienti da diversi paesi europei. Bruxelles, pur non essendo la città più bella del mondo, offre moltissime attività per adulti e bambini ed è molto ben servita, il che ci permette di viaggiare con frequenza. Ovviamente ci sono anche gli aspetti negativi tipici di tutte le metropoli e magari quello che mi manca qui è soprattutto il paesaggio, la vista sulle nostre meravigliose montagne.

Ritornerebbe a vivere qui a Vipiteno?

Idealmente sì, tornerei volentieri, soprattutto adesso che ho una figlia piccola. Ma dal punto di vista lavorativo sono molto coinvolto in quello che faccio a Bruxelles e al momento non mi sembra fattibile. Però sto insegnando il tedesco e l’italiano a mia figlia, magari Vipiteno sarà per lei uno dei posti migliori in cui vivere. (Le opinioni espresse da Bulzomì per l’Alto Adige sono personali e non riflettono necessariamente le politiche o le posizioni ufficiali della Commissione Europea).

















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