il caso

Cassazione: ecco le motivazioni della sentenza sull’uso dei fondi riservati da parte di Durnwalder

Dai fiori al dentista passando per il riscaldamento della casa: la ricostruzione degli ermellini. L’ex governatore pronto a ricorrere a Strasburgo: “ho anticipato di tasca mia migliaia di euro senza intascare un centesimo”

BOLZANO. "Correttamente" la Corte di Appello di Trento, che ha condannato a due anni e sei mesi di reclusione per peculato l'ex governatore altoatesino Luis Durnwalder, "ha ritenuto non più sindacabile la oggettiva materialità della condotta" - spese private per 180mila euro, tra le quali il pranzo di nozze del figlio, pagate con soldi usciti dal fondo riservato del bilancio provinciale - contestata all'esponente della Svp che per 25 anni ha guidato la Provincia autonoma di Bolzano.

Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni depositate oggi, 15 settembre,  e relative al verdetto che lo scorso 8 giugno ha reso definitiva la condanna per Durnwalder, così come stabilita dai magistrati trentini nell'appello bis del 2019.

Senza successo la difesa dell'ex governatore ha sostenuto - davanti alla Suprema Corte - che quelle spese, quell'utilizzare a fini privati i fondi del bilancio della provincia da lui amministrata, tra cui anche pagamenti in favore della compagna, di ex partner e della ex moglie, erano una "compensazione" di quanto lui aveva "anticipato di tasca propria, filantropicamente, a favore di privati cittadini, prevalentemente bisognosi".

Nessuno di questi "prelievi", sottolineano però gli ermellini, è stato "adeguatamente documentato, in quanto rimesso ad 'informali e scarabocchiate autocertificazioni' di mano dello stesso Durnwalder.

Inoltre - prosegue il verdetto 33952 della Seconda sezione penale condividendo il pensiero dei giudici di merito - "la materialità della confluenza di questo denaro pubblico nei conti privati dell'imputato" è "incontestabile" ed "emergente dalla complessa ed articolata istruttoria demandata alla Guardia di Finanza, istruttoria costituente a sua volta una eco di quella condotta avanti la giustizia contabile, che pure ha accertato il danno erariale in capo a Durnwalder".

Tra le spese "per fini incontestabilmente privati" figurano "biglietti aerei per sé, per la propria compagna e i di lei familiari; viaggi in elicottero a Venezia; pagamento imposte dirette sue e di suo figlio, Ici, tassa rifiuti e sulle acque reflue; assicurazione sulla sua abitazione a Falzes; pagamento onorari del dentista e del notaio per sé e per la propria ex compagna; pc portatile e assicurazioni private per la ex compagna; fatture della sua ex moglie; gasolio per il riscaldamento della casa".

Nel lungo elenco stilato dagli 'ermellini', ci sono inoltre le "spese annuali per i suoi alveari", "quote associative di associazioni a cui era associato a titolo personale", "cambio gomme e benzina per la sua auto privata", anche il costo del rinnovo della sua patente di caccia e per le munizioni, non mancano "fiori" e "articoli da regalo", oltre al già ricordato pranzo di nozze del figlio, e "imprecisati prestiti personali ed altro, per complessivi 547 prelievi" dal fondo riservato della Provincia autonoma di Bolzano.

Le fuoriuscite di danaro pubblico per spese private sono state "diluite" entro un "arco temporale che va dal dicembre 2004 al settembre 2012". Per intervenuta prescrizione, l'appello bis aveva stabilito che l'ex governatore non andava condannato per "le condotte distrattive consumate fino al 12 dicembre 2006".

A Durnwalder sono state riconosciute le attenuanti generiche. Alle proteste della sua difesa che ha ritenuto "eccessiva" l'entità della pena - pari a due anni e mezzo - la Cassazione ha replicato che la condanna inflitta non è frutto di "mero arbitrio o di ragionamento illogico".

"Del tutto corretta - concludono gli 'ermellini' - "è la motivazione con la quale la sentenza" dell'appello bis "ha escluso l'asserita buona fede dell'imputato, non potendo escludere il dolo e far ritenere l'ipotesi dell'errore inevitabile una precedente prassi (tollerata) in tal senso".

"Non ho mai intascato un centesimo, anzi ho sempre anticipato migliaia e migliaia di euro di tasca mia", ha dichiarato a giugno l'ex governatore annunciando il ricorso alla Corte europea di Strasburgo. "Non ho mai toccato fondi pubblici per spese private, ma il contrario".