Il caso

Corso Libertà, la protesta degli esercenti per l’elemosina molesta

Ogni giorno un gruppetto di cinque o sei persone si divide la zona. Bloccano gli anziani e pretendono soldi. I clienti del Despar: «Sono aggressivi, vanno allontanati»



BOLZANO.  Accattonaggio molesto, molto molesto, al limite della prevaricazione fisica. Persone fermate, bloccate, cui viene impedito di proseguire il cammino. In difficoltà gli anziani soli, ma non soltanto loro. Accade nel tratto basso di corso Libertà, in particolare tra il Despar e piazza Gries. Un manipolo di cinque-sette persone, sempre le stesse, tutti i santi giorni. Si dividono le zone dove poter operare. Uno qui, due là. Si danno il cambio durante la giornata. Le più moleste pare siano le donne. E quando chi chiede la carità non è impegnato a placcare o spaventare le anziane, eccolo accomodarsi nell’aiuola fuori dal supermercato, a fare i suoi bisogni come se niente fosse, incurante che nel mentre passino ragazze o nonne con i nipotini.

A denunciare la situazione sono gli storici esercenti della via, come pure i clienti del Despar all’angolo tra corso Libertà e via Diaz. Ci sono anche altre zone calde, in città. I passanti e gli insider lo sanno, perché ci abitano, o ci abitano parenti o amici. Citano piazza Lino Ziller, dove ultimamente spaccio e assunzione di droga pare vadano per la maggiore, accanto al fiorire dell’inciviltà nei parcheggi interrati. Oppure il parco Firmian, dove ormai i bambini e i ragazzini, al sabato pomeriggio, non riescono più a giocare a calcio perché i campetti sono monopolizzati da quelli che per usare un eufemismo si potrebbero definire i maranza.

Arrivano, occupano con prepotenza i campetti e prima delle 18 non se ne vanno. Anche a Gries, nel tratto iniziale delle passeggiate del Guncina, raccontano i residenti, la sera il profumo non è certamente quello delle piante esotiche, bensì quello degli spinelli. Una situazione però davvero brutta, e chi lavora al Despar conferma, negli ultimi mesi riguarda il tratto basso di corso Libertà. Raccontano esercenti, dipendenti del supermercato, clienti, residenti. Ma nessuno vuole comparire. Niente nomi cognomi o foto (mostrano però, sì, le foto di chi fa i bisogni nelle aiuole). Si temono reazioni da parte dei soliti noti.

«Perché sono sempre i soliti cinque o sei, a volte sette, li conosciamo benissimo», racconta un esercente, che in zona lavora da quarant’anni. «Vengono tutte le mattine, poi si dividono, spartendosi la zona. Fino alle 6 di sera, dopodiché se ne vanno a casa o chissà dove. Infastidiscono anche chi si muove con il girello. C’è una signora che, poveretta, tutte le mattine viene fermata. Le bloccano la strada. In pratica la costringono a estrarre il portafogli, le guardano dentro e scelgono cosa pretendono di ricevere. Molti anziani ora sono spaventati, si rischia non escano più di casa».

Anni fa, l’Aspiag fu costretta a chiudere con un’alta recinzione lo spazio coperto da tettuccio accanto all’entrata. Ci bivaccavano i senzatetto. Ora soltanto accattoni. «E qui, mai un vigile», chiosa duro il commerciante. «Fa benissimo la municipale, ci mancherebbe, a fermare chi va contromano in bici nelle viuzze di Gries, anche se magari lo fa solo perché ha paura con i bambini a percorrere via Fago... E adesso che arriva l’autunno, giusto redarguire chi pedala senza luci. Però dovrebbero controllare anche qui. La situazione, ormai, in corso Libertà è diventata intollerabile, per non parlare di piazza Mazzini, dove si spaccia alla luce del sole». DA.PA













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Davide Pasquali

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