«Darsi dei limiti, così il turismo si fa sexy»
Michil Costa, albergatore visionario, proprietario di hotel a Corvara e in Toscana. «Hanno voluto l’overtourism, ora se lo tengono. Io l’avevo definito porno turismo»
BOLZANO. «La notte mi sveglio. Sento musica nell'aria. E immagino di essere ancora a Londra , a suonare e a far concerti». E di giorno? «Prima di arrabbiarmi vado in ufficio a Bassano e inizio a parlare con i miei». Ma perché si arrabbia? «Perché vorrei che in montagna fossero proibite le piscine riscaldate». Prima cosa. E spiega: «Sono uno degli emblemi del "pornoturism". Ha presente Venezia diventata un parco dei divertimenti e le Dolomiti una unica e lunga coda di auto?». Rieccolo Michil Costa. Ha vicino una sua foto da bambino mentre gioca, tutto imbacuccato davanti al suo La Perla. Corvara allora non era come adesso. Ma neppure lui. Sarà stato il buddismo, che lo ha preso ad un certo punto. O il fatto di non avere tempo da perdere e di aver voglia, di conseguenza, di dire quello che ha in testa senza fronzoli. Ha un'idea fissa. Che è questa: «I limiti non sono nemici, ma alleati». Questa del limite è una questione che sta percorrendo da tempo tutta la sua vita, dall'hotel di famiglia alle altre avventure imprenditoriali. Dalle Alpi agli Appennini.
Cos'è il limite, solo una questione ecologica?
Di più. Darsi un limite significa tenersi aperte le porte. Sono contento che molti nella nostra comunità abbiano capito che, senza darseli, tutto va in malora. Il limite è come un confine tracciato prima di un bosco: col limite il bosco vive, senz'altro diventa cemento.
Prima si è esagerato?
Eccome. Guardate come sono ridotte certe località. E poi sento il nuovo presidente dei nostri albergatori che dice: arriva il turismo internazionale. Bella scoperta! Il problema non è che arriva ancora, ma che si dovrà gestirlo.
Dunque?
Che arrivino solo quelli che hanno una impronta ecologica sostenibile. Poi, che si prenotino con anni di anticipo: siamo le Dolomiti, mica l'Eritrea.
Troppo duro?
Ci vuole una certa radicalità, se vogliamo salvarci.
Azioni concrete?
La tassa di soggiorno va estesa agli artigiani, non usata per scopi turistici. E i contadini non vanno più sovvenzionati, togliendo loro dignità ma noi albergatori dobbiamo pagare tre euro un litro di latte.
Cosa è accaduto in questi decenni?
Che è mancata la cultura. E la ragione è che siamo cresciuti troppo in fretta e ci si è fatti prendere la mano.
Lei è sempre stato così?
Più o meno. Pensi che volevo fare una carriera da musicista. A Londra negli anni d'oro.
Poi?
Mi è arrivato addosso il buddismo. Lì in mezzo si capisce che quello che conta è l'armonia.
Osservandola da qui?
Equilibrio tra noi e la natura. Se non è armonico salta tutto.
Adesso dove lavora? Da Bassano. Dagli uffici gestiscono le prenotazioni delle camere e tutto il resto. Avevo difficoltà da noi a trovare collaboratori per muoverci come facciamo adesso da qui. Ad un certo punto ha guardato gli Appennini e si è preso un hotel in mezzo alla Toscana.
Innamorato?
Beh, sono posti magnifici. Quando ho visto che il Posta Marcucci era in vendita mi sono precipitato. È a Bagno Vignoni, c'è un'acqua che arriva dalle sorgenti sotterranee a cinquanta gradi.
Detto fatto?
Non proprio. C'era di mezzo un pool di avvocati romani. Vari progetti. E poi a casa non è che fossero entusiasti.
Non gradivano la partenza per la Toscana?
Insomma... Tutti a dirmi: la cosa non sta in piedi.
Invece?
Ci sta. È che l'albergo è come piace a me, discreto, famigliare, di una sua antica eleganza. Ma aveva alcune criticità, tipo poche stanze e prezzi troppo bassi. Ci sono andato cinque volte, su e giù per capire e informarmi.
Cosa l'ha fatta decidere?
Ho trovato lì tante cose uguali a casa mia. Hanno vicino delle scuole, come qui da me, in Badia. Sono dentro un piccolo paese. Hanno anche un bar, mini ma interessante.
Perché non l'ha rifatto da capo a piedi?Il suolo non va consumato. Inutile buttar giù tutto. Le vecchie case hanno un'anima. Se le butti giù e le ricostruisci è come se perdessero la loro energia. Lì si sentono ancora dei rumori. Chissà, qualcuno ci abita senza che nessuno lo sappia, magari arriva dal passato…
Oggi si discute di overtourism.
Mi fanno ridere. L'hanno voluto. Se lo tengono. Io, ben prima, l'avevo definito porno turismo. Come fare l'amore solo con le immagini.
Invece?
Occorre far ridiventare il turismo sexy.
Addirittura?
Ma certo: cercare il contatto umano, andare lenti, non trovare sempre code, scappar via. È un turismo di facciata, artificiale, come andare a Venezia otto ore, comprare falsi e andar via come se si fosse stati al centro commerciale. Non dobbiamo fare così.
Speranze?Fino a ieri poche. Oggi un po' di più. Tanti stanno comprendendo, finalmente, il valore del limite. Il limite apre gli orizzonti, non li chiude. Non è una barriera, è una chiave per aprire porte.