Scuola

Dispersione scolastica: il 7% lascia tra i 18 e i 24 anni

Il vicepresidente Galateo: «Meglio che a livello nazionale, dove la percentuale è del 10. Merito dei 40 progetti fatti con La Strada, Irecoop e Arci». Investimenti europei per 57 milioni



BOLZANO. La scuola tiene. E reggono le sue trincee contro la dispersione: l'anno scorso il tasso di abbandono, nella scuola italiana, è stato dello 0,01% fino ai sedici anni. Nel concreto? «Solo due studenti hanno lasciato le aule», spiega Vincenzo Gullotta. Per il sovrintendente provinciale un risultato da mettere in bacheca a fronte di un dato nazionale dello 0,5%. Merito di azioni di contrasto che non si limitano al lavoro dei docenti e delle strutture, ma che viene allargato a esperti e mondo associativo. Che qui hanno un nome e un cognome: la Strada, Irecoop e Arci.Questa tenuta della territorio a fronte dei numeri nel resto del Paese non cambia, in proporzione, uscendo dalla barriera dell'obbligo: tra i 16 e 17 anni il tasso altoatesino si attesta all'1,6% a fronte di un 2% nazionale.«Significano 80 abbandoni su decine di migliaia di ragazzi e ragazze», traduce Marco Galateo.

Il vicepresidente della Provincia rivela poi che è stato del 7 % l'abbandono oltre la soglia dei 18 anni e fino ai 24, il che vuol dire 257 studenti complessivi, mentre nel Paese la percentuale ha superato il 10%». Ne esce un quadro che disegna una rete strutturata di "auto aiuto" dentro e fuori le mura delle scuole con una capacità di tenere insieme anche il tessuto sociale. «Perché quando un giovane abbandona, magari nel mezzo della sua età critica - commenta Alessio Cuccurullo, avvocato e nel direttivo de La Strada - vanno individuate le cause all'interno delle ore delle lezioni ma anche nelle dinamiche famigliari». Un lavoro complesso. Che si regge soprattutto sull'acquisizione dei fondi di coesione europei che in Alto Adige si è riusciti a radunare e a impiegare: un compito non semplice.

E questo se solo si pensa che dal 2023 a oggi i finanziamenti hanno toccato la cifra record di 57 milioni di euro, suddivisi in 40 progetti spalmati in due bienni. Lo ha certificato Claudia Weiler, che ha avuto il compito di gestire i progetti Fse, quelli del fondo sociale Ue. Con una progressione di interventi avviatasi già nel 2018 e l' approntamento di una serie di strutture di partenariato: «Importante questo coordinamento tra scuola, sovrintendenza e associazioni anche cooperative - hanno detto i due titolari degli assessorati italiano e tedesco, Marco Galateo e Magdalena Amhof - perché ognuno è stato in grado di introdurre nelle azioni di contrasto le sue specifiche competenze». Si è dato un nome, questo progetto complessivo contro la disperazione: «Goal, 2025», con una chiara allusione ad un possibile successo sportivo.

E ieri, all'auditorium del palazzo 2 in piazza Magnago, nel corso della presentazione di un primo bilancio, c'erano molti dei protagonisti, tra docenti e coordinatori. «Per impedire la dispersione è stato importante gestire insieme le complessità di tante situazioni - ha ricordato Andrea Grata di Irecoop - dentro e fuori la scuola». E Sergio Bonagura, dirigente Arci: «Trecentomila ore di attività, tante sono state nel corso del progetto, significano impegno collettivo e, ora conoscenza reciproca».













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