Il caso

Gli ambientalisti: «Stop ai contributi a pioggia per evitare altri casi-Seceda»

La presidente dell’Heimatpflege, Claudia Plaikner: «Basta ampliamenti e potenziamenti, l’Alto Adige ha un problema di iperstrutturazione di impianti a fune, sentieri e campagne di marketing». Carlo Zanella (Cai): «Il danno è fatto. Se ne esce chiudendo l’accesso ai passi»

IL VIDEO Tutti in coda alla funivia


Valeria Frangipane


BOLZANO. «Il turismo? Ha bisogno di limiti. Siamo invasi dalla folla. Chi vuole ridurre il traffico, l'inquinamento acustico, l'impatto sul paesaggio non può continuare ad aggiungere e potenziare infrastrutture».I protezionisti dell'Heimatpflege chiedono alla giunta provinciale di respingere con forza l'ampliamento del Seceda. «Occorre una svolta strutturale, stiamo soffocando di overstrutturazione. Troppi impianti a fune, troppi sentieri, troppe campagne di marketing».

Overdose di finanziamenti

La presidente Claudia Plaikner non ha dubbi: «Dobbiamo riportare il turismo al servizio della natura, della società e della cultura. Contingentare gli accessi può essere un soluzione momentanea ma non è la cura definitiva. Molte di queste infrastrutture sono state finanziate con fondi pubblici. E la politica dei finanziamenti è, insieme a quella delle autorizzazioni, una leva fondamentale. Chi vuole riorientare il turismo deve smettere di premiare con soldi pubblici le infrastrutture che creano proprio i problemi poi da risolvere a caro prezzo».

Zanella: «Siamo oltre il limite»

Parole decise condivise da Carlo Zanella, presidente del Cai Alto Adige. Come se ne esce? «Chiudendo i passi dalle 10 alle 16. Chi vuole camminare a quell'ora è già su. Chi ci vuole andare per un selfie può prendere il bus o andarci a piedi. Ormai il danno è fatto, siamo oltre il limite. In Val Gardena e in Badia impianti a fune, sentieri e parcheggi sono stati potenziati al massimo. Lo stesso a Plan de Corones, Sesto Pusteria, Merano Duemila, Carezza, sull'Alpe di Siusi. A Montecavallo stanno ristrutturando la cabinovia ecc.».

Il prezzo dello sforzo fisico

«Il prezzo per accedere alla montagna dovrebbe rimanere lo sforzo fisico». Plaikner è convinta che i tesori difficili da raggiungere non diventano mai fenomeni di massa. Il caso del Lago di Braies è emblematico. «Solo dopo l'allestimento di un ampio sistema di parcheggi si è arrivati al sovraffollamento».Zanella dice che è vero ma è cambiato l'approccio. «Oggi la montagna non è più contemplazione ma visibilità. Si va nel caos perchè ci vanno tutti, perchè lo "ordinano" i social».

Sentieri, l'assalto delle e-bike

L'Heimatpflege parla anche del turismo in e-bike: «Se costruisco strade forestali che arrivano in alta montagna, non posso stupirmi se vengono prese d'assalto». Zanella va oltre. «Oggi troppi sentieri sono gimkane per bici ma anche qui dobbiamo recitare il mea culpa visto che tutti gli impianti hanno ganci o spazi ad hoc per portarle in quota. E poi se continuiamo ad allargare i sentieri non ci possiamo lamentare se poi ci corrono le e-bike. Un esempio per tutti. La stradina sterrata che dal rifugio Pralongià va verso il Sottsass era stretta, adesso sembra un'autostrada. Se vogliamo salvare la nostra terra occorre un passo indietro».

Team K e M5S

«Il fenomeno dell'overtourism ha raggiunto livelli insostenibili». Per il Team K è tempo di agire: con un'apposita mozione, i consiglieri provinciali chiedono l'introduzione di un sistema di management per gestire i flussi nel punti turistici più congestionati. «La Gardena e il Seceda - spiega il M5S - meritano un progetto serio di tutela e subito entrate contingentate».













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