Indennità più alte per i consiglieri, Kompatscher: «Sospendiamo ogni aumento»
Nel mirino l’aggancio al contratto dei dipendenti della Regione. Il presidente ha dato mandato all’ufficio di presidenza di elaborare delle ipotesi da portare in aula
BOLZANO. A una indennità mensile da 11.534,64 euro lordi, si sono aggiunti lo scorso marzo arretrati per 19mila euro lordi relativi al 2023 e al 2022, e poi a luglio per 13.400 euro lordi relativi al 2024 (quest'ultima rata, versata a tutti gli attuali consiglieri provinciali del Trentino-Alto Adige). Cifre che hanno riacceso la polemica sui costi della politica. Perciò il presidente della Regione Arno Kompatscher ha deciso di rivedere almeno l'aggancio degli stipendi dei consiglieri al contratto dei dipendenti regionali, e cioè di fermare l'aumento che scatterebbe con la firma del rinnovo del loro contratto per il triennio 2025-2027.
«Nessuno deve temere un nuovo aumento per i politici. Sospendiamo qualsiasi aumento nei nostri stessi confronti, senza che i dipendenti della Regione debbano rimetterci», assicura. Ha dato mandato all'ufficio di presidenza del consiglio regionale, cioè a Roberto Paccher (Lega), di elaborare «una serie di ipotesi da sottoporre alla maggioranza e quindi al Consiglio», spiega il governatore. Il tema non sarebbe l'eliminazione dell'adeguamento automatico, tema di un disegno di legge di Filippo Degasperi (Onda), cofirmato dal TeamK, che dovrebbe arrivare in commissione nei prossimi giorni, benché all'ordine del giorno delle due sedute previste per lunedì prossimo (le sole nell'agenda del Consiglio) non ne sia fatta menzione.
Secondo Kompatscher, comunque, il tema è invece il parametro per gli aumenti. Se con gennaio 2025 l'indennità è arrivata a 11.534,64 euro lordi al mese, è perché l'anno scorso è stato rinnovato il contratto dei dipendenti della Regione per il triennio 2022-2024, con un aumento a regime del 10,7 per cento. Kompatscher sottolinea che «togliendo l'automatismo non si risolverebbe il problema delle indennità da adeguare dopo un certo numero di anni. Bisogna quindi individuare un parametro che sia condiviso e oggettivo, slegato da interessi "di parte", che non dipenda da nostre scelte». Cioè gli interessi di chi ora può decidere in autonomia del proprio stipendio. C'è chi propone i contratti collettivi nazionali, chi la media degli stipendi dei dipendenti pubblici.«Tecnicamente, è sufficiente modificare il parametro di riferimento nell'articolo di legge. È fattibile, e anche in tempi molto brevi», evidenzia Roberto Paccher, presidente del consiglio regionale. Se si può fare rapidamente, quindi, perché non rivedere il parametro come è scoppiata la polemica l'anno scorso? «Serve che ci sia condivisione politica, e ricordo che il provvedimento che legava gli adeguamenti al contratto dei dipendenti regionali era stato condiviso anche da parti dell'opposizione», risponde Paccher. E sulle indennità rivendica: «Noi su quegli 11.534 euro giustamente paghiamo le tasse. Altre Regioni invece "aggirano l'ostacolo" con una parte forfettaria netta, esentasse, superiore all'indennità in sé».
L'adeguamento era stato discusso in consiglio regionale nel maggio del 2023. Per abolire l'automatismo, Riccardo Dello Sbarba (Verdi), Maria Elisabeth Rieder (TeamK) e Degasperi avevano presentato tre disegni di legge. Dopo una serie di riunioni, la maggioranza aveva puntato la proposta di Degasperi per emendarla. Così aveva fatto il leghista Mirko Bisesti, facendo proprio il dispositivo e inserendovi la norma che ha agganciato le indennità agli aumenti dei dipendenti della Regione.