L'impero Santini: «Tutto è iniziato con la raccolta di ferri vecchi»
Sergio, amministratore delegato del gruppo, guida con figli Mauro e Andrea l’azienda di famiglia nata 80 anni fa. «I rifiuti sono una risorsa preziosissima, una moderna miniera di materie prime. Altoatesini virtuosi nella raccolta differenziata»
BOLZANO. «I rifiuti? Da problema a risorsa. Il primo ad intuirlo è stato Marino, mio padre, a metà degli anni '40. Lavorava come ferraiolo nell'edilizia, ma in inverno i cantieri si fermavano per quattro mesi. Troppi per lui che aveva a casa la moglie e quattro figli: è così che ha cominciato a raccogliere ferro vecchio». Sergio Santini racconta l'inizio dell'impero di famiglia, costruito nel corso degli anni, sapendo gestire in modo sempre più tecnologico e sostenibile la raccolta e la selezione dei rifiuti che, una volta "lavorati" dall'industria, tornano ad avere una seconda vita come materia prima. La crescita del gruppo - partito da un piccolo magazzino in via Palermo (l'azienda compie a dicembre 80 anni) - la descrivono i numeri: oltre 175 collaboratori, 10 mila clienti tra imprese, enti pubblici e comunità locali; più di 175 mila tonnellate di rifiuti gestiti in un anno; cinque impianti in Alto Adige e una sede in Austria. Sergio Santini è l'amministratore delegato del gruppo: il primo ad arrivare, nella sede di via Giotto a Bolzano sud, alle sei di mattina; subito dopo arrivano i due figli ai quale ha passato il testimone, perché portassero energia e soprattutto una visione sempre più moderna dell'azienda. Mauro, vicepresidente di Confindustria Alto Adige, cura principalmente amministrazione, settore commerciale e marketing; Andrea si occupa della parte operativa e della logistica. La famiglia sta ora preparando il terreno per l'ingresso nel gruppo della quarta generazione, rappresentata dai figli di Mauro e Andrea.
Cosa sono oggi i rifiuti, ovvero carta, vetro, plastica, metallo? Una risorsa preziosissima - spiega Mauro Santini - una sorta di moderna miniera di materie prime. Quella che si chiama "economia circolare" prevede appunto che i rifiuti vengano trattati come materiali valorizzabili, da reinserire nei cicli produttivi. Noi curiamo la selezione del materiale che poi viene inviato all'industria per la lavorazione. Per questo è importante tenere in Italia la catena del recupero.
Che giudizio dà della raccolta differenziata fatta dagli altoatesini?
Molto buona. Quella che si fa in Alto Adige è una raccolta di alta qualità. La nostra provincia è un laboratorio a cielo aperto della sostenibilità.
Quali sono i rifiuti che valgono di più?
Rame, ottone, inox.
Quelli più "problematici" per quanto riguarda lo smaltimento?
Le batterie al litio. A breve ci saranno da smaltire anche i primi impianti fotovoltaici che hanno ormai una certa età. Inoltre stiamo seguendo con grande attenzione quello che si sta muovendo per quanto riguarda lo smaltimento del rifiuto tessile che viene prodotto in grandi quantità.
La Provincia di Bolzano si è data come obiettivo il 2040 per raggiungere la neutralità climatica: è fattibile?
Se ciascuno fa la propria parte ce la possiamo fare.
Per quanto riguarda la vostra azienda?
Ci misuriamo ogni anno pubblicando il Bilancio di sostenibilità che tiene conto di dati ambientali, sociali ed economici misurabili. Voi siete un'azienda energivora: come riducete i consumi? Tutti i nostri impianti coperti sono dotati di pannelli fotovoltaici per l'autoproduzione di energia. Quasi tutti i nostri mezzi sono Euro 6: vanno a biocarburante che consente di abbassare le emissioni di CO2. Inoltre investiamo molto in tecnologia.
E per quanto riguarda il personale?
Come tutti facciamo fatica a trovarlo: in particolare gli autisti. Di positivo c'è che abbiamo poco turn over, a dimostrazione che siamo riusciti a creare un buon clima di lavoro.
Vi "salvate" con gli stranieri.
Per fortuna ci sono. Certo c'è bisogno di investire molto sulla formazione.
Poi c'è il problema casa.
Quello è il problema dei problemi. A primavera dovremmo essere in grado di mettere a disposizione tre minialloggi. Ma sono sistemazioni provvisorie. Per questo molti dei nostri collaboratori vivono in Trentino, perché la casa costa meno.
Com'è cambiata la Zona industriale?
Io ci lavoro e da ragazzino ho vissuto in via del Vigneto. L'ho vista trasformarsi. Abbiamo una bella Zona, ricca di aziende. E poi ci sono il Parco Tecnologico e l'Università che significa giovani, creatività, idee. In una parola: futuro.