Chiesa

La diocesi fa retromarcia: revocata la nomina di don Giorgio Carli

La decisione del vescovo Muser dopo tante critiche. Il sacerdote, che avrebbe dovuto operare con bambini e ragazzi solo in presenza di altri adulti, si prenderà un periodo sabbatico. Fu processato per abusi su una minorenne, condannato in secondo grado a oltre 7 anni. La prescrizione chiuse il caso

LA NOMINA Una decisione controversa 
IL PROCESSO Accusato di pedofilia



BOLZANO. Don Giorgio Carli non svolgerà il servizio pastorale in Alta val Pusteria. Il vescovo Muser ha cambiato idea e la diocesi fa retromarcia sulla contestata decisione. 

«Negli ultimi giorni  -spiega una nota – sono pervenuti alla diocesi di Bolzano-Bressanone diversi riscontri in merito al trasferimento di don Giorgio Carli. Molte persone hanno reagito in modo critico alla decisione, vista in contraddizione con il processo di elaborazione degli abusi».

Di qui la decisione del vescovo di revocare l'incarico di don Carli per il servizio pastorale in Alta val Pusteria.

Lo stesso vescovo ha parlato con il sacerdote, comunicandogli la revoca della nomina. «Il passo è motivato dalla valutazione che - nelle circostanze date - vengono a mancare le condizioni per assumere questo compito con responsabilità verso le persone colpite e l'ambito pastorale. Allo stesso tempo, la diocesi vuole doverosamente confrontarsi in modo realistico con la situazione creatasi, anche nei confronti del sacerdote».

Risultato: don Carli si prende un periodo sabbatico fino a nuovo avviso.

La diocesi sottolinea che nell'elaborazione degli abusi sessuali vuole fare tesoro delle esperienze fatte e proseguire sulla strada intrapresa: sul piano giuridico, pastorale e strutturale e in dialogo la società.  

La vicenda del sacerdote bolzanino fece a suo tempo molto scalpore. Accusato di abusi, nel processo ebbero un ruolo determinante i ricordi della donna presunta vittima, minorenne all'epoca dei fatti, affiorati in età adulta nel corso di una cura psicanalitica.

Carli in primo grado fu assolto, in secondo grado fu condannato a sette anni e mezzo di reclusione ed infine la Cassazione, nel 2009, decretò la sopraggiunta prescrizione, con l'obbligo, però di risarcire economicamente la parrocchiana.

 













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