Telecamere in Bassa, la Cna: «Giusto aiutare le ditte locali» 

Il bando. Gli artigiani plaudono all’appalto andato a un’associazione temporanea di imprese Un prerequisito escludeva le aziende altoatesine: «Per vincere abbiamo vagliato ogni possibilità»

Appiano. Si dice soddisfatto che ad aggiudicarsi l’appalto da 1,2 milioni di euro per l’installazione di oltre 100 telecamere in 18 Comuni sia stata un’associazione temporanea d’imprese altoatesina, il presidente dell’Unione degli artigiani altoatesini (Cna) Claudio Corrarati. Il tutto poco tempo dopo la scoperta che prerequisito del progetto era l’attestazione SOA OS5 classe III, un prerequisito di cui nessuna impresa locale risultava in possesso.

È dell’altro giorno la notizia, diffusa dal presidente del comprensorio Oltradige e Bassa Atesina, relativa al bando di gara per le cento e più telecamere di videosorveglianza: l’offerta ritenuta più vantaggiosa sarebbe quella di un’Ati altoatesina. E non per il criterio del massimo ribasso, dato che i criteri scelti prevedevano l’80 per cento dei punti per la parte tecnica e solo il 20 per cento per il prezzo.

«Siamo contenti del fatto che due Ati altoatesine - afferma Corrarati - abbiano partecipato alla gara per installare le telecamere in Bassa Atesina e che una delle due sia risultata prima in classifica e stia per ottenere l’incarico. Dopo il confronto che abbiamo promosso con l’amministrazione comprensoriale, le nostre ditte hanno studiato ogni forma possibile di sinergia e ogni procedura necessaria per partecipare all’appalto e vincerlo».

Secondo Corrarati, non si tratterebbe di avvalorare o sconfessare quanto sostenuto da Cna al momento della pubblicazione del bando, «visto che il nostro obiettivo era e rimane – fa sapere – quello di riuscire a costruire, insieme agli enti pubblici, uno sviluppo economico del territorio che possa essere basato anche sulle aziende locali, tramite un sistema di appalti adatto alle caratteristiche di micro, piccole e medie imprese».

Il presidente di Cna prosegue così: «Ci siamo spesi e continuiamo a farlo affinché non ci sia contrapposizione tra stazioni appaltanti pubbliche, associazioni di categoria e aziende. Semmai cerchiamo di collaborare per il bene comune. La ricchezza di un territorio si fa anche con investimenti a misura delle possibilità delle nostre aziende».