A Merano gli albori degli Spaghetti Western fra Leone e Terence Hill
Cruciali le frequentazioni meranesi di Karl May, ispiratore del grande regista
MERANO. Che cosa ha spinto il grande regista Sergio Leone al genere western che lo ha reso immortale? A spiegarlo, in una intervista del giornalista Gianni Minà datata 1989 fu lo stesso regista romano. «La spinta fu la fame. Era il 1964, anno di crisi del cinema italiano, mentre in Germania andavano bene le storie western scritte 50 anni prima da un certo Karl May: una specie di Salgari nostrano che lavorava chiuso in una baita dell'Alto Adige, e che non era mai andato a visitare né l'America né i luoghi del West», le parole di Leone allo "Speciale Tg1".
Così a Leone venne in mente che sarebbe stato possibile riprendere il discorso lasciato insoluto dal regista John Ford, indiscusso capostipite del genere western. Se la penna di May dalle montagne dell'Alto Adige aveva potuto immaginare personaggi di quel profondo West poi diventati leggendari tanto da essere scopiazzati un poco ovunque, dalla sua casa romana di Trastevere Leone si mise a descrivere con la trilogia del Dollaro e con "C'era una volta il West" la sua America, quella dei nativi americani e di cow-boy senza scrupoli.
Mettendo assieme le storie degli indiani di May ma anche le suggestioni del colossal "La sfida del Samurai" (1961) di Akira Kurosawa - trasportate nell'America popolata da indiani e cowboy - Leone elevò il genere degli spaghetti-western a uno dei filoni più popolari della cinematografia mondiale. In sintesi, l'ultimo sussulto novecentesco dell'arte italiana nel mondo, assieme al Futurismo nelle arti figurative e al Neorealismo nel cinema prima, deve quindi qualcosa alle storie che May scrisse tra le montagne di Carezza, il passo della Mendola e le rive del Passirio.
Una frequentazione, quella di May dell'Alto Adige, che riporta già al 1902/3, quando l'autore del celebre personaggio immaginario Winnetou, capo di una tribù indiana, assisteva ai lavori di costruzione della funicolare che tante volte lo avrebbe porto sulla Mendola. I suoi viaggi in Alto Adige, che si estendevano a Carezza ma anche a Merano, dove May passeggiava con i tanti scrittori germanofoni che all'epoca si intrattenevano in città, erano iniziati in compagnia della prima moglie Emma Pollmer e dell'amica Klara Plöhn, poi solo della sola seconda donna che sarebbe diventata la nuova compagna.
May sarebbe tornato in Alto Adige, pochi mesi prima di morire. Proprio in Alto Adige, nei viaggi dove May cercava la tranquillità necessaria per scrivere le storie che poi lo avrebbero reso celebre e sarebbero state da ispirazione a Leone, si consumò un evento burrascoso per l'epoca. Se sicuramente le montagne altoatesine fecero da canovaccio per le avventure di personaggi come l'eroico capo indiano Winnetou e suo fratello di sangue Old Shatterhand, sul versante dei rapporti familiari le cose precipitarono già alla prima visita, quando nel 1902 May venne chiamato di fronte al magistrato di Bolzano per una furibonda lite avvenuta in casa.
Infatti, May alloggiava al Grand Hotel Penegal presso la Mendola assieme alla moglie e all'amica quando venne colto flirtare con l'amica di famiglia. Pollmer intentò causa contro May che si concluse sulla base di un oneroso accordo giudiziario. Fino al 20 luglio del 1911, May sarebbe ritornato diverse volte in Alto Adige, nonostante le vicissitudini familiari, per scrivere alcune delle sue pagine più epiche, tra le quali appunto quelle che narrano le vicende dell'indiano Winnetou. Ci vollero ben 50 anni, prima che quei racconti trovassero una trasposizione cinematografica grazie a una produzione franco-tedesca.
A partire da "Il tesoro del lago d'argento" (1962) per la regia di Harald Reinl con l'attore francese Pierre Brice, deceduto esattamente un anno fa - anche lui più volte ospite della nostra città al'Hotel Bristol -, nei panni dell'indiano. Curiosità: nel 1964, un giovanissimo Mario Girotti (Terence Hill) gira assieme a Brice/Winnetou il lungometraggio "Giorni di Fuoco" dello stesso regista, considerato l'antesignano della saga con la quale Sergio Leone, lo stesso anno nelle sale con "Per un pugno di dollari", si sarebbe fatto conoscere ed apprezzare in tutto il mondo. C'era una volta il Cinema!