Il caso

Tensioni interne nell’Asm: lascia il direttore Claudio Vitalini 

Il dirigente: «Dopo 13 anni guardo a nuove sfide». Le deleghe nella fase ad interim saranno affidate al presidente Hans Werner Wickertsheim affiancato dal vice Dalpiaz: «Vogliamo un’azienda più agile e flessibile»



MERANO. Sanno di gentelmen’s agreement le parole che mettono fine all’esperienza di Claudio Vitalini alla direzione dell’Azienda municipalizzata. Vitalini resterà in organico fino a settembre, nel frattempo il presidente Hans Werner Wickertsheim assumerà diverse deleghe, altre saranno affidate al vice Adriano Dalpiaz, tutt’e due membri del cda della inhouse comunale come espressione della maggioranza di governo. Servirà l’avallo della giunta, ma pare una formalità.

Non si può parlare di fulmine a ciel sereno. Le dimissioni sono l’approdo di visioni differenti fra direttore e cda nella gestione aziendale. Claudio Vitalini smussa: «Sono stati tredici anni intensi, per come sono fatto era giunta l’ora di affrontare nuove sfide. Con il mio team ho condiviso un percorso importante. Un’esperienza potente l’abbiamo vissuta nel periodo della pandemia, sia sotto il profilo professionale sia sotto quello umano, dovendo conciliare le necessità dei servizi essenziali con la tutela della salute di tutti, a partire da quella dei dipendenti». Vitalini parla poi dell’esigenza di coinvolgere i cittadini nelle decisioni dei servizi che li riguardano, «abbiamo intrapreso questa strada, che penso sia quella giusta. Un confronto diretto con gli utenti, in modo da trovare soluzioni ai problemi segnalati».

Il presidente Wickertsheim si prenderà le responsabilità della transizione. «In questa nuova fase metteremo mano all’organizzazione aziendale, con l’obiettivo di renderla più agile e flessibile».

Durante questo periodo, Vitalini affiancherà il nuovo direttore tecnico nel subentro nei lavori in corso.

La new entry ha il nome di Lorenzo Lione, già in Sasa e in Provincia.

Se in futuro qualcuno prenderà il ruolo con le stesse deleghe di Vitalini è da decidersi: lo statuto della inhouse ne prevede la possibilità, non l’obbligo.

Nel periodo ad interim, Wickertsheim e Dalpiaz - commercialista il primo, imprenditore il secondo - si prefiggono di dare il loro imprintig all’azienda «per farla crescere a livello interno». Si profila una ristrutturazione, pur ovviamente nei limiti che la legge impone a una inhouse. Processo che avviene all’interno di un consiglio d’amministrazione figlio della precedente legislatura, in cui il presidente Wickertsheim indicato e confermato dalla Svp e il vice Dalpiaz in quota Alleanza si confrontano con le espressioni di chi prima stava al governo e ora siede all’opposizione, Mara Butti indicata dal Pd e Martin Daniel che ha preso il posto di Irene Senfter (Verdi).

















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