Fame di futuro

La storia di Sofia: «Io, siciliana, insegnante di dialetto pusterese»

Di origini siciliane è considerata un’autorità della lingua parlata a Brunico. La sua è una famiglia poliglotta. La mamma Maria Antonietta parla russo, tedesco, francese, inglese e giapponese; il fratello minore Leonardo, il francese, tedesco e giapponese; il fratello maggiore Ettore, il tedesco, inglese e russo. Il padre Pietro, sta studiando il tedesco


Ermanno Amedei


BOLZANO. Sofia Saffiro Scepi, 22 anni, di origini siciliane, si è integrata talmente bene a Brunico, che è diventata una autorità in fatto di dialetto pusterese. Nata a Gela, Sofia aveva appena 18 mesi, quando i genitori, padre finanziere e madre insegnante, hanno trovato il luogo italiano più distante in cui trasferirsi: la Pusteria.

Nel corso dei suoi 22 anni ha studiato e imparato l'inglese, il francese e il tedesco. Ma anche il dialetto pusterese: e lo ha imparato talmente bene da insegnarlo. Del resto la sua è una famiglia poliglotta (nella foto, Sofia tra la mamma e il papà). La mamma Maria Antonietta parla russo, tedesco, francese, inglese e giapponese; il fratello minore Leonardo, il francese, tedesco e giapponese; il fratello maggiore Ettore, il tedesco, inglese e russo. Il padre Pietro, sta studiando il tedesco.

Perché, non bastava avere imparato il tedesco?

Nelle valli, se vuoi integrarti, e io ho voluto farlo, devi imparare la lingua che parlano le persone del posto.

Chi ha bisogno di studiare il pusterese?

Lo insegno ai nuovi arrivati a Brunico. Persone che si sono trasferite da poco e che hanno l'esigenza di integrarsi nel tessuto sociale. È per lavorare più agevolmente con la gente del posto, serve parlare come loro. Sono commercianti, artigiani, ma anche rappresentanti delle forze dell'ordine, tra i quali i finanzieri. Persone che sanno parlare tedesco, ma che vogliono sentirsi parte dei "gruppi" locali fosse anche soltanto per scambiare due chiacchiere con i colleghi durante la pausa caffè.

In che maniera insegna il dialetto?

Sono volontaria dell'associazione Fraternità per la cultura e lo sport (Fcs) Brunico. C'erano già diverse attività per l'apprendimento delle lingue, e c'erano anche lezioni per imparare il dialetto, ma le professoresse che le impartivano erano molto impegnate. Io ho cominciato con delle sostituzioni, poi sono diventata effettiva e ben presto ha cominciato anche mio fratello Leonardo che adesso studia lingue a Vienna. Una attività che mi è valsa una citazione nel libro "Sudtirol piccolo manuale di sopravvivenza" realizzato da una mia allieva.

Il pusterese è molto diverso dal tedesco standard?

Quasi un'altra lingua. Ma non solo. Il dialetto cambia da città a città, e anche da valle a valle. A Chienes, Perca, Gais, San Lorenzo di Sebato, si parla diversamente, ma essendo Brunico, il centro più grande, il suo dialetto viene riconosciuto un po' come quello più importante.

Ma lei lo ha studiato in una scuola?

Dall'asilo alle superiori ho sempre frequentato scuole tedesche, ma per il dialetto non esisteva una scuola in cui studiarlo; lo si impara parlando con la gente che vive a Brunico e, magari, sa parlare soltanto quel dialetto.

Ma è stato veramente così?

Certo - risponde in maniera convinta - Mi è servito per sentirmi parte della comunità. Se non lo avessi imparato, difficilmente sarei riuscita a fare parte della banda musicale di Brunico dove ho suonato il flauto traverso. Ero l'unica italiana di quel gruppo capace di capire la cultura della comunità che mi ha accolto. Inoltre, lo studio del tedesco e del pusterese mi ha dato anche la possibilità di lavorare, durante gli studi, alla reception di un albergo a cinque stelle di Brunico.

Adesso, però, la sua attività di insegnante è sospesa. Perché?

Da circa un anno mi sono trasferita a Noto per studiare psicologia nella sede distaccata dell'Università di Messina. Non c'è nessuno che mi abbia sostituito e i corsi sono sospesi ma mi contattano ancora in tanti per riprendere le lezioni. C'è ad esempio una signora di Milano che deve trasferirsi a Brunico e, pur non conoscendo il tedesco, continua a chiedermi di insegnarle il pusterese anche attraverso il web.

Potrebbe essere questa la soluzione per portare avanti i corsi di dialetto?

Perché no? Sto valutando di organizzare dei corsi online da Noto per insegnare il pusterese ai "nuovi" brunicensi anche se qui a Noto, grazie, alle conoscenze delle lingue sono stata assunta nel ristorante di uno chef stellato che ha molti clienti tedeschi. Ma il suo futuro dove lo immagina? È difficile immaginarlo in un posto diverso da Brunico. È lì che mi sento a casa.













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