Il ritratto

René Benko, chi è il magnate caduto in rovina: era partito trasformando soffitte in alloggi di lusso

Il tykoon austriaco del maxi progetto Waltherpark resta in carcere, accusato di associazione a delinquere dalla procura che indaga sul mega-crac dell'impero Signa 



BOLZANO. «Posso iniziare il cantiere tra meno di un anno e consegnare tutto chiavi in meno fra tre anni». Era il 2013 quando René Benko sbarcò a Bolzano per gli ultimi ritocchi tecnici al suo maxi progetto chiamato poi Waltherpark, il gigantesco compendio immobiliare nel cuore del centro storico, tra la stazione dei treni e piazza Walther, con un mix di appartamenti, attività commerciali in grado di cambiare per sempre il futuro di Bolzano.

E da quella sua frase pronunciata proprio fuori dalla sede del Municipio traspariva una grande sicurezza: economica, ma soprattutto operativa. Tre anni, diceva, erano sufficienti per passare dal rendering alla conclusione dei lavori.

La rapida ascesa

Nato nel 1977 ad Innsbruck, all’epoca Benko aveva appena 36 anni ed era in piena ascesa. La sua storia imprenditoriale inizia proprio nel capoluogo tirolese e velocemente raggiunge l’intera Austria.

Il suo business? Prendere delle vecchie soffitte a prezzi extra sconto e trasformarle in attici di lusso, rivendendole come se fossero oro. Poi, da lì, il passo successivo è quello di comprarsi il centro commerciale Tyrol nel cuore di Innsbruck, in Maria-Theresien Strasse e di aprire il primo fondo immobiliare Signa, per spalancare le porte agli investitori di mezza Austria che credono quasi immediatamente in lui affidandogli un patrimonio che nel giro di pochi anni si fa ingente.

Da una parte, acquisisce centri commerciali e dall’altra punta a grandi aree urbane da trasformare, esattamente come nel pieno centro di Bolzano.

Da Monaco a Vienna, da Bonn a Stoccarda, l’ascesa sembra infinita: il grattacielo (rimasto incompiuto) Elbtower, l’Alsterarkaden e l’Alsterhaus ad Amburgo, gli edifici dei grandi magazzini KaDeWe a Berlino e Oberpollinger a Monaco di Baviera, e l’esclusivo quartiere dello shopping di Vienna, il Golden Quarter.

Si compra pure la catena tedesca Karstadt, e poi punta ancora più in alto, soprattutto dal punto di vista iconico: lo storico Hotel Bauer di Venezia e soprattutto il Chrysler Building di New York, uno dei simboli della Grande Mela. Nel massimo del suo fulgore, la sola divisione immobiliare della Signa Prime aveva un valore di oltre 20 miliardi di euro. «Voglio far decollare Bolzano», le sue parole pronunciate nell’intervista rilasciata all’Alto Adige in quel 2013 che fu decisivo per arrivare al via libera del Waltherpark.

«Perché è questo come è accaduto ad Innsbruck - disse - il mio modo di vedere le cose. Io promuoverò Bolzano nel mio marketing, non solo il Waltherpark; ci farò entrare i negozianti locali; contribuirò a connettere le aree, a dare una mano, secondo le indicazioni del Comune, anche ad abbellire e a rendere più comodo passeggiare tra Lauben, Piazza Walther, centro e nuove aree risanate. Ad Innsbruck con lo sviluppo del mio centro commerciale è aumentato il giro d’affari complessivo. E a due cifre. Modernizzare, creare nuovi focus d’attrazione è risultato un beneficio per tutto il “sistema Innsbruck”, soprattutto per il suo centro. Ne è risultata una sferzata d’immagine. Io sono un imprenditore, penso a guadagnare. E so che si guadagna in una città rivitalizzata non in un posto dove, tutt’intorno, gli altri negozi vanno in crisi. Nessuno campa sulle disgrazie altrui», sentenziò.

Il crollo

Un’ascesa continua, impetuosa. Un «all-in» dietro l’altro. Fino a quando l’aumento dei tassi di interesse inizia a mettere in difficoltà il gruppo che, nel 2023, crolla quasi all’improvviso con i creditori che iniziano a bussare con forza alla porta del tycoon.

Arriva una caduta miliardaria, e con essa i primi guai giudiziari.

Il Chrysler Building viene messo in vendita, così come il superyacht Roma di proprietà del tycoon, un panfilo lungo 62 metri con spazio per 12 ospiti e 12 membri di equipaggio, e dotato di un cinema, una palestra, di una piscina al coperto. L’hotel Bauer, il cinque stelle di Venezia che strizza l’occhiolino di tutti i turisti in gita sul Canal Grande, passa di mano per 309 milioni di euro, con il gruppo Mohari (fondato dall’ex proprietario di PokerStars Mark Scheinberg) che batte al fotofinish il magnate francese Bernard Arnault, quello di Lvmh.

Le inchieste

Nei suoi confronti in Austria sono in corso diversi procedimenti, con vari filoni. L’ultimo riguarda il presunto “utilizzo a scopi personali” di oltre un milione di euro di fondi Covid per il suo albergo di lusso Chalet N a Lech am Arlberg. La Procura anti-corruzione di Vienna (Wksta) sta facendo luce sul ruolo nel mega-crac del suo impero Signa. In Germania, invece, si sono attivate già la scorsa primavera le Procure di Berlino e Monaco, tra l’altro per l’insolvenza del famoso e storico centro commerciale KaDeWe. Gli investigatori nel Liechtenstein stanno analizzando la rete di fondazioni del gruppo del tycoon e l’eventuale riciclaggio di denaro. Fino ad arrivare all’inchiesta della Procura di Trento, e alla richiesta di arresti domiciliari assieme ad Heinz Peter Hager, Paolo Signoretti e agli altri sei coinvolti nell’inchiesta Romeo. A differenza di tutti gli altri, René Benko era rimasto in libertà (la Polizeidirektion di Innsbruck lo aveva sentito, ma poi rilasciato, e successivamente l’Austria aveva negato l’estradizione in Italia). Ora è stato arrestato anche lui ed è in carcere a Vienna: ieri il tribunale ha confermato la richiesta di custodia cautelare.













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Davide Pasquali

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