Politica

Scontro sul tricolore, Urzì attacca: «Non si tocca e non può essere subordinato ai gonfaloni degli enti locali»

Scoppia la polemica dopo l’approvazione in consiglio provinciale, con 27 sì e 2 astensioni, di un emendamento della Süd-Tiroler Freiheit sull'esposizione delle bandiere sugli edifici pubblici in Provincia di Bolzano



BOLZANO. Il tricolore non si tocca, parola di Alessandro Urzì. L’emendamento presentato dalla Süd-Tiroler Freiheit sull'esposizione delle bandiere sugli edifici pubblici in Provincia di Bolzano, approvato dal consiglio provinciale con 27 sì e 2 astensioni, ha scatenato la reazione del coordinatore regionale di Fratelli d’Italia.

«Non potrà mai accadere – tuona Urzì - che l’utilizzo del tricolore sui palazzi pubblici istituzionali in Provincia di Bolzano possa essere limitato o che il tricolore semplicemente possa non affiancarsi al gonfalone quando questo viene esposto in occasione di qualunque altra celebrazione istituzionale».

Il problema nasce proprio dall’emendamento in questione, la cui trattazione era stata iniziata lo scorso novembre. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher aveva proposto di modificare la parte deliberante: la nuova versione, presentata da Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit), prevede di incaricare la Giunta provinciale di avviare trattative con il Governo affinché, fatta salva la regolamentazione statale, nei giorni e nelle occasioni in cui non vi è l'obbligo di esposizione delle bandiere, sia prevista la possibilità di issare o esporre la bandiera della provincia. 

In aula è filato tutto liscio, come si vede dal risultato della votazione, ma Urzì non ci sta: «A Roma garantisco il mio impegno nel rapporto con il governo e in sede di vigilanza parlamentare perché le attuali regole che disciplinano l’utilizzo della bandiera nazionale non debbano essere mai piegate ad utilizzi secondari o subordinati del Tricolore ai gonfaloni degli enti locali. Era questa evidentemente e senza alcun dubbio la richiesta anche di Fratelli d’Italia in consiglio provinciale, di precludere senza più ombra di dubbi ogni ipotesi di limitazione all’uso del tricolore. Non c’è alcun rischio che un demansionamento del Tricolore possa essere mai preso in considerazione. Appare in ogni caso ancora oggi incredibile come i secessionisti, talvolta inseguiti sullo stesso terreno da parte di aree altrimenti moderate della politica, non riconoscano al Tricolore il valore di rappresentanza di tutto l’Alto Adige, dei principi costituzionali in cui risiede anche quello della tutela delle minoranze locali, come recita lo statuto di autonomia. Che senso ha immaginare che il tricolore sia di troppo, debba essere sostituito dal solo gonfalone della provincia, non debba essere presente? Se c’è chi lo pensa lo considera allora un elemento di divisione, un fastidio e questo indubbiamente non può essere tollerato. La nostra posizione è chiara: il Tricolore e il gonfalone della provincia come dei comuni non possono coesistere, ma devono coesistere, con il valore che il simbolo dell’unità nazionale ha, con il rispetto che i simboli delle identità locali hanno. Non accadrà mai con noi al governo che uno possa sostituire l’altro».













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