La storia

Quell’immenso silenzio in Val di Mazia, tra erbe, fiori e... fantasmi 

Nella piccola laterale della Venosta è “ricomparso” un abitante di madrelingua italiana


Silvano Faggioni


MALLES. Finalmente! A Mazia (frazione di Malles Venosta) si conta di nuovo un abitante di lingua italiana. Non è un fantasma, ma un signore in carne e ossa che ha scelto di vivere stabilmente in una piccola valle che possiamo benissimo definire a “misura d'uomo”.

Il “signor Rossi” - chiamiamolo così- è giunto qui da una regione del sud, ha una certa età e si presenta come persona distinta e discreta. Ha acquistato una casa all'inizio del paese e si dedica a gite e passeggiate.

È il primo abitante di lingua italiana dopo tanti anni ed è anche l'unico.

I residenti del paese (470 circa) a quanto pare sono tutti felici del nuovo “acquisto”.

La Val di Mazia è considerata un po' ovunque un vero modello di “sostenibilità” (tanto per usare una parola di moda). Tra questi prati e boschi l'uomo è riuscito a trovare il giusto equilibrio tra attività agricola, turismo e rapporto con gli animali. Come ci è riuscito? Grazie ad un isolamento che in un certo senso prosegue anche oggi. Quando si arriva in questa valle, ciò che colpisce subito è il silenzio.

Camminando lungo la strada che dal centro del paese conduce ai masi Glies, ai piedi del ghiacciaio della Palla Bianca, si ha la sensazione di aver messo i tappi nelle orecchie. Sì e no che si avvertano il fruscio delle foglie, il cinguettio di qualche uccellino o il gorgoglio di un ruscello. Di auto ne passano pochissime. A metà strada un piccola collinetta ospita una panchina e un crocefisso. È d'obbligo fermarsi e ammirare il panorama che si presenta di fronte in lontananza: il gruppo dell'Ortles! Più avanti un capitello, con una candela sempre accesa, invita alla preghiera o comunque alla meditazione. Ai masi Glies un confortevole albergo è pronto ad accogliere gli ospiti con discrezione. Per capire cosa significhi esattamente “sostenibilità” non occorre sfogliare il vocabolario Treccani, basta venire in val di Mazia.

Magari è proprio per il suo silenzio che la valle di Mazia è stata scelta dai ... fantasmi. Tra di essi, che siano realtà o leggenda non importa, il leader indiscusso è il conte Olderico (Ulrich) von Matsch, grande cavaliere del 1400, signore dell'Engadina nella vicina Svizzera. In val di Mazia il conte aveva due castelli (oggi sono ruderi), uno in alto, in paese, e l'altro più in basso, dove prati e boschi affiancano il rio Saldura in direzione di Sluderno. Anche in questo paese la famiglia dei conti Matsch riuscì ad entrare in possesso di un vero “gioiello”. Si tratta di Castel Coira, famoso in tutta Europa per la sua straordinaria armeria.

Il fantasma di Olderico pare si aggiri di notte tra i ruderi dei suoi castelli , cacciando nemici e spiriti malvagi.

Per quanto riguarda gli altri fantasmi è bene chiedere notizie a Rosina Frank, una signora di Mazia prossima alla pensione (è assistente in una scuola di Silandro): «Da bambina, assieme ai miei tanti fratelli e sorelle, sentivo spesso la mamma che parlava di strane luci nella notte che spuntavano qua e là nei campi attorno al nostro maso. Diceva che erano fantasmi, forse servi del conte Ulrich , o forse suoi nemici! Avevo tanta paura - racconta Rosina- saltavo sul tavolo, perchè se stavo sotto magari mi rapivano. Anche i miei fratelli erano terrorizzati».

Se di notte (forse) si muovono i fantasmi , di giorno si aggirano invece spesso gli studiosi di botanica e di geologia. La valle di Mazia è infatti conosciuta per la ricchezza della sua flora. Proprio per le sue qualità naturalistiche, topografiche e climatiche è stata scelta dall'Eurac di Bolzano come sito per una ricerca scientifica a lungo termine.

Da queste parti capita spesso Pierino Zanolin, un personaggio di Malles che, un po' come il fotografo e ricercatore Gianni Bodini di Silandro, si è specializzato nella storia e nelle tradizioni locali, mettendosi a disposizione anche come guida per gli ospiti italiani. Zanolin è pure attivo nel volontariato e in diverse associazioni. A Mazia era riuscito anni fa a convincere un po' tutti gli abitanti ad iscriversi all'associazione donatori d'organi!

Pierino Zanolin ci ricorda l'importanza che rivestiva la val di Mazia nel Medioevo, grazie proprio ai conti von Matsch. Questi, oltre che signori dell' Engadina, erano molto influenti anche in Valtellina, dove venivano chiamati conti “de Venosta”. All'inizio del 1400 Filippo Maria Visconti fece aggiungere al loro cognome anche quello della nobile casata milanese. Nacque così la famosa dinastia Visconti-Venosta, che si è estinta solo nel 1947. Il ramo dei conti von Matsch , invece, già dal 1504 aveva lasciato il posto alla dinastia dei conti Trapp, poi diventati proprietari di Castel Coira.

«Il legame tra la valle di Mazia e l'alta Lombardia, in particolare la Valtellina, è rimasto sempre molto stretto – afferma Pierino Zanolin - basti pensare alla presenza ,nel secolo scorso, di tanti alpini lombardi nelle caserme di Malles e Glorenza . La Val di Mazia era il luogo più battuto dai militari per le esercitazioni, sia d'estate che d'inverno. A tale proposito - ricorda Zanolin - la memoria ci riporta con tristezza a 60 anni fa, quando una valanga travolse un gruppo di alpini in località nei pressi della malga di Mazia. Era il 27 gennaio 1962. La sciagura costò la vita a due militari». Nel prossimo mese di luglio è in programma una commemorazione.

Per quanto riguarda eventi funesti, la Val di Mazia ha alle sue spalle una storia davvero tremenda. Due volte la peste, nel 1348 e nel 1635, l'alluvione causata dal ghiacciaio nel 1737, e nel secolo scorso, esattamente nel 1983, una enorme frana che travolse gran parte del paese, facendo addirittura scivolare a valle il cimitero.

Ma la storia in questa piccola valle non si ferma alle tragedie o alle vicende dei conti von Matsch. Lo storico Gianni Bodini, ad esempio, ci ricorda che l'unico santo “ufficiale” dell'Alto Adige era originario proprio di Mazia. Si tratta di san Florino, personaggio del IX secolo, cui è intitolata non solo la chiesa del paese, ma anche la cattedrale di Vaduz nel Lichtenstein.

Se forse ancora oggi in val di Mazia si aggirano fantasmi, negli anni Sessanta e Settanta di certo si muovevano molto i cacciatori di frodo. Si racconta, a tale proposito, di un episodio curioso e divertente. Per beccare in flagranza i bracconieri, allo spuntare dell'alba un guardacaccia si travestì da donna e riuscì nell'impresa!

Se c'è sempre stato un legame tra la Val di Mazia e la Valtellina, lo stesso si può dire per l'Engadina. Tutti i rapporti e gli scambi erano facilitati dall'uso del “romancio”, la lingua che si parla ancora oggi al di là del confine di Tubre, che si parlava nell'Alta Val Venosta fino al XVIII secolo, e che è sempre stata ben compresa anche in Valtellina.

Per gli abitanti di Mazia la Svizzera ha sempre rappresentato una “terra promessa”. Nei tempi più duri, dopo carestie, catastrofi varie e guerre, passare il confine di Tubre significava trovare un lavoro, il più delle volte stagionale. Ciò consentiva ai giovani di mettere via un po' di soldi da portare a casa. «È capitato anche a me - racconta Rosina Frank - andavo in Svizzera a fare la cameriera per contribuire alla sopravvivenza della famiglia. Eravamo in tanti e non c'era da mangiare abbastanza». Un fenomeno – quello del pendolarismo stagionale - che prosegue ancor oggi. «I miei fratelli Karl e Sebastian - racconta Rosina - ogni giorno d'inverno vanno avanti e indietro per fare i maestri di sci sulle piste dell'Engadina. Così mettono da parte un po' di soldi, perchè solo con i campi e il bestiame non ce la fanno». In effetti i fratelli Frank da diversi anni cercano di “arrotondare” restando a casa, ma è dura. Non basta proporre carne biologica o formaggi di malga. I costi sono quello che sono, il lavoro è faticoso, bisogna per forza integrare con qualcosa d'altro.

Il paese di Mazia festeggia a Ferragosto il suo grande “tesoro”, rappresentato da erbe e fiori rari. Le donne del paese, alla vigilia, compongono dei mazzetti, che vengono offerti il giorno seguente ai fedeli all'uscita dalla chiesa. Tra i fiori spicca la “palla del tuono”: di forma tondeggiante, da buttare nel fuoco durante il temporale. Sembra che tenga alla larga le sciagure e anche i... fantasmi.

















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