Mi ritorni in mente

3 marzo 1951. La "vita miserabile dei cavernicoli" di Bolzano

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3 marzo 1951: “Vita miserabile e disperata di centinaia di cavernicoli”, il titolo dell’articolo non poteva essere più esplicito. A Bolzano centinaia di famiglie erano ancora senza casa a sei anni dalla fine della guerra. Accampate tra le macerie, nei sotterranei, in baracche e grotte. L’Alto Adige conduce un’inchiesta sul campo. Dal censimento del Comune risulta che sono oltre 3.600 le persone che vivono in una situazione di grave disagio e degrado.

Il cronista stila una mappa che, a leggerla oggi, fa venire la pelle d’oca. A chi ha perso la casa nei bombardamenti, si aggiungono gli optanti che rientrano da Germania e Austria.

«All’estremo limite di via Portici, lato municipio - annota il cronista -, vi è una vecchia casa che le bombe hanno demolito per due terzi. Alle superstiti stanze rabberciate si accede con una scala improvvisata, che ricorda certe scene de “I Miserabili”. Nei pochi vani esistenti abitano 20 (dicasi venti) famiglie con 69 persone. Nell’ex circolo ufficiali di Piazza Verdi, che alza al cielo le sue pareti slabbrate, abitano tredici famiglie, una delle quali è composta da ben dieci persone. Spostiamo ora l’obiettivo in piazza Oriani e in via Garibaldi e cioè al settore un tempo occupato dalle autorimesse e da una certa casa equivoca, che le bombe hanno demolito per nove decimi. È difficile pensare che famiglie possano abitare lì, dove ci sono soltanto tronconi di pareti perimetrali. Eppure, proprio nei sotterranei della casa equivoca, vivono due famiglie che raggiungono i loro tuguri calandosi in angusti pertugi».

La lista continua. «Tra le rovine dell’ex dopolavoro di via Dante abitano nove famiglie; nella casa comunale di via Trento sono addirittura 24. E potremmo anche citare i casi tristissimi dell’edificio Gasser, della ex Bonomelli, delle caserme della sussistenza ai Piani, di un paio di edifici in via Macello e della casa parrocchiale di via Cappuccini. Case senza finestre, con servizi igienici raffazzonati e comuni a cinque o sei famiglie».

Promiscuità, condizioni igieniche spaventose che provocano malattie. «Due famiglie continuano ad abitare all’imbocco della galleria del Virgolo, una terza si è installata nelle vasche che un tempo raccoglievano l'acqua per le locomotive. In queste vasche le bombe fecero un quarantotto, per cui furono abbandonate. Ebbene, una famiglia, rientrata dall’Austria in seguito a opzione, ha trovato modo, tirando un tetto in legno, di ricavare un asilo. Quanti altri casi tristi esistono in città? Chi pensa alla famiglia che vive da anni in un carro attrezzi a Ponte Druso? Chi pensa alle capanne di lungo Isarco?». (LF)













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