Arte

Arte in vetta: il Terzo Paradiso di Pistoletto fiorisce a Colfosco, con gli alberi di Vaia

La nuova installazione sarà inaugurata oggi (11 luglio) in val Badia


Daniela Mimmi


COLFOSCO. Ormai i tre cerchi del Terzo Paradiso, creati da Michelangelo Pistoletto nel lontano 2003, sono diventati il simbolo universale della convivenza pacifica: tra uomini e uomini e tra uomini e natura. Dopo essere stato installato, in modo permanente o temporaneo, sulla piramide del Louvre a Parigi, con le pietre e le ossa umane alle Terme di Caracalla, sul Palazzo dell’Onu a Washington, sul pavimento dell’Arena di Verona, nel bosco di San Francesco ad Assisi e in svariati altri posti ancora, adesso arriva in Val Badia dove resterà lì fino alla sua “dissoluzione”, una decina di anni, forse di più.

Il vernissage dell’installazione badiota, che è in realtà già visibile da quasi un mese e della quale, proprio prima dell’allestimento, abbiamo scritto su queste pagine, è in programma oggi pomeriggio 11 luglio, con inizio alle ore 18, alla presenza dei curatori, ovvero Phil Mer, Sandro Orlando Stagl, Paolo Mozzo, dell’assessore provinciale alla Cultura ladina, Daniel Alfreider, e del presidente della Provincia, Arno Kompatscher. Non mancherà un messaggio dell’autore, l’artista Michelangelo Pistoletto, 92 anni, biellese, che sarà presente attraverso un videomessagio registrato appositamente per la cerimonia.

La location è sul prato accanto alla stazione di mezzo della cabinovia che va da Colfosco a Passo Gardena.

«Un posto perfetto, in mezzo alla natura, ai piedi di montagne meravigliose, ma anche accanto a un impianto costruito dall’uomo. Il messaggio di Pistoletto è forte e chiaro: uomo e natura devono imparare a convivere, a procedere insieme, a proteggersi a vicenda. La montagna, la natura devono essere protetti dall'uomo per sopravvivere. Questo è il messaggio», ci spiega Phil Mer, esperto e amante dell’arte, artista a sua volta oltre che innanzitutto musicista, batterista in forza ai Pooh e sessionist di incisioni e live per Francesco Renga, Zucchero, Enrico Ruggeri e tanti altri. Lui in Val Badia ci è nato e la conosce bene, per questo è stato fra i promotori di questo progetto.

Il Terzo Paradiso è il nuovo cerchio che Pistoletto, candidato al Premio Nobel per la Pace 2025 proprio per quest’opera, ha inserito nel simbolo matematico d’infinito. Tra i due cerchi posti alle estremità, assunti a significato dei due poli opposti di natura e artificio, ne è inserito un terzo centrale, più grande. Rappresenta il grembo generativo di una nuova umanità che agisce nell’ideale superamento del conflitto distruttivo tra il mondo naturale e quello antropico, un segno grafico veicolante il messaggio di un approccio armonioso con l’ecosistema che ospita la nostra, e tutte le altri, specie viventi.

Un sogno o un’utopia che Michelangelo Pistoletto insegue fin dal 2003, quando l’artista piemontese scrisse il manifesto del Terzo Paradiso.

Come ci ha detto Mer in una recente intervista, «abbiamo usato il legno degli alberi devastati dalla tempesta Vaia nel 2018: un simbolo di morte e di sciagura. Con quello abbiamo costruito 60 porte a forma di clessidra, colorate di rosso, un colore che colpisce e risalta sia sul verde del prato che sulla neve. I cerchi più piccoli sono costituiti da 15 porte ognuno, quello grande e centrale da 30 porte. Nei due punti di congiunzione ci sono due grandi portali con tettoia. Poi ovviamente ci sono dei cartelli indicativi ed esplicativi dell’installazione».

Per crearla e concretizzarla, questa installazione, al di là dell’idea, al di là della fondamentale lavorazione manuale - artistica, tra una cosa e l’altra sono serviti circa quattro anni, anche perché naturalmente ci andavano di mezzo una serie infinita di permessi e soprattutto è servito evidentemente il contributo, ovvero sostegno di enti e sponsor tra cui, progettuale, di ARTantide Gallery (di Paolo Mozzo, ambasciatore di Fondazione di Cittadellarte - Fondazione Pistoletto), e poi Fondazione Cassa di Risparmio e Smach.













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