Bressanone, arte di parole e suoni. In Galleria si balla per "Monopoly"
Il vernissage di “Monopoly” di Christoph Hinterhuber alla Galleria Civica di Bressanone a cui ha preso parte il duo dj Monomono, Maurizio Nardo ed Ekkehardt Rainalter: l'opera diventa un'esperienza sensoriale
BRESSANONE. Se uno scoglio non può arginare il mare un accendino può farlo con il tempo. E’ del 1830. Quindi dentro un’umanità che aveva gli stessi vizi nostri ma li pensava virtù. Un po’ come oggi. Sta lì, bello fermo, e ci dice una serie di cose. La prima è che ciò che stava dentro una modernità quasi implausibile è diventato un relitto. Come quelle navi che sono piegate su un fianco in mezzo ad un mare che ora è diventato deserto e si possono guardare intorno ai grandi laghi oltre il Caucaso, verso le steppe kirghise. Solo ferro arrugginito dove prima schiumavano le eliche.
Ma lo stesso accendino possiede anche uno sguardo davanti al futuro. Si è trattato di una impresa costruirlo, altrettanto fargli emettere fuoco e fiamme e allora ci dice che ci siamo ancora noi lì, in quella tensione che non immagina confini alla tecnologia. Quell’accendino è il telefonino. Perché anche quest’ultimo diverrà ruggine tra qualche decennio, travolto da nuove scoperte ma se qualcuno lo esporrà, mettiamo tra altri cento anni, potrà raccontare la stessa storia dell’accendino, fatta di esseri umani che non si stancano di inventare. Ma poi, questi stessi strumenti, che siano un accendino o un video, sono talmente affascinanti che ci ammaliano e, alla fine, ne diventiamo schiavi.
Ecco perché un accendino può arginare il tempo, nel senso di frenarne la corsa senza tempo e invece dargli un senso. Christoph Hinterhuber & Monomono lo hanno messo nell’accesso della Galleria Civica di Bressanone dove il Künstlerbund propone la mostra “Monopoly”, inaugurata martedì sera, che immagina una proposta artistica che se ne sta in mezzo a tanti generi. Le parole diventano suono, lo spazio diventa movimento: Hinterhuber trasforma il linguaggio in un’esperienza sensoriale e al vernissage i beat del duo dj Monomono traducono il suo universo in musica.
Il concettuale di questa installazione che racconta del passato e vede il futuro spesso molto simile come se il tempo si fosse bloccato ma anche i linguaggi e pure la musica. Quasi che la commistione di generi e di proposte possa apparire solo a un primo sguardo sconnessa quando invece, a passarci in mezzo a tutte queste proposte che si irradiano dentro la Civica, riesce a offrire una direttrice, una mappa entro cui camminare. Che è confusa ma proprio per questo in grado di spiegare tempi che lo sono di più. Quasi che l’arte, giocando con l’intreccio, sia una delle poche cose capaci di mettere un po’ d’ordine nel disordine.
Le opere di Hinterhuber sono dunque fatte di parole e di corpi anche estranei. Come se la tradizione, ecco l’accendino, sia uno dei tanti linguaggi con il quale il presente possa parlare ancora, certo con vocaboli tutti suoi ma che hanno bisogno di una traccia per essere intellegibili. E’ il dramma dell’arte contemporanea, e la sua fortuna: non avere codici predefiniti, creare sconcerto, essere di difficile decifrazione spesso ma, aspettando un linguaggio che ci consenta di comprendere e spiegare i milioni di quelli che ci corrono accanto oggi, è probabilmente l’unica strada possibile. Far fatica. Il curatore Leander Schwazer ha così pensato a un sopratitolo per la mostra: La fine della differenza. E’ tutto già qui. PCA
(La mostra è allestita fino al 16 maggio, orario 21-24, alla Galleria Civica di Bressanone)