La Bolzano delle lotte operaie: scioperi, assemblee, battaglie salariali e le conquiste
“Prima l’uomo”: Uno striscione grande come la strada da percorrere la Zona davanti alle sue fabbriche. La Bolzano del lavoro camminava così negli anni Settanta. Ecco il docu-film con l’intervista al sindacalista Fiom Angelo Mantovan domani all’Auditorium Roen.
BOLZANO. “Prima l’uomo”: Uno striscione grande come la strada da percorrere la Zona davanti alle sue fabbriche. La Bolzano del lavoro camminava così negli anni Settanta. E anche prima e pure in seguito. Le Acciaierie, con nomi e cognomi, venivano dopo, qualche metro dietro. Come a far chiarezza sulle priorità. Tempi in cui, evidentemente, occorreva dirlo: che va bene la produzione ma poi c’era chi la portava avanti.
Adesso c’è dell’altro nell’aria. C’è, ad allignare nei sottotesti di tante ipotesi, che di quella fabbrica si possa fare a meno. Pur se ora, ne ha fatti di passi avanti proprio riguardo quel “prima l’uomo”, con gli Amenduni che si sono messi a risanare il sanabile ambientalmente e pure nei rapporti interni. I quali, allora, stavano in equilibrio tra il dire, molto, e il molto da fare ancora.
In quella immagine della Bolzano operaia in bianco e nero si legge infatti, in un grande lenzuolo retto da decine di mani: “Falck, senza di noi non conti, con noi devi fare i conti”. E a seguire quelli della vecchia Lancia, adesso diventata Iveco.
Sono esistenze in cammino che hanno fatto la città per quella che è adesso. Solo che adesso i pericoli non vengono dai contratti coi “padroni” soltanto ma dai progetti della politica. “Allora si era tutti più uniti. Noi sindacalisti ma anche i partiti e pure i lavoratori”, ricorda con un filo di nostalgia tutt’altro che repressa Salvatore Salerno. Fratello di quell’altro Salerno, Vincenzo, tutti e due leader indiscussi fino a paio di lustri fa della Uil metalmeccanici. Loro e, ancor prima, Angelo Mantovan. Mantovan - scomparso alcuni anni fa - era la Fiom. Che vuol dire oggi ma ancor più ieri, la Cgil operaia di Giuseppe Di Vittorio. Nelle sue estensioni bolzanine e dunque strettamente legate a quel quadrante produttivo che aveva fatto della Zona, già con le cornici disegnate dal regime per destinare la città non più solo al commercio e all’agricoltura, una sorta di Sesto San Giovanni alpina.
Ora, quel mondo di uomini e stabilimenti si prepara a tornare a raccontarsi attraverso un docu-film che contiene una video intervista proprio a Angelo Mantovan e che verrà proiettato domani, sabato alle 18 all’Auditorium Roen. Si tratta di una proposta nell’ambito del cartellone che Sandro Forcato sta dedicando alle testimonianze culturali, artistiche e sociali della città negli ultimi decenni.
In questo caso, attraverso la voce dello storico sindacalista Fiom, si ripercorreranno vent’anni di lotte operaie alla Lancia e alle Acciaierie. Mantovan è stato uno dei protagonisti di una stagione decisiva, anni di fabbrica dura e di turni pesanti, anche di incidenti e di forti divisioni, all’esterno, sociali e linguistiche, e dove ogni contrattazione, ricorda Forcato “era scuola di democrazia”.
Mantovan si trova così a raccontare le discussioni sulla sicurezza sul lavoro, le battaglie salariali, lotte che fanno parte della storia collettiva anche di Bolzano: scioperi, assemblee, conquiste che hanno migliorato la vita di migliaia di persone, fino all’arrivo dello Statuto dei lavoratori nel 1970. “Il video che presentiamo - commenta Forcato - è una testimonianza preziosa perché restituisce voce e volto ad una generazione che ha costruito diritti oggi spesso dati per scontati”. Non solo memoria: uno strumento per capire il presente. (p.c.a.)