«La musica antica invita a distanziare le partiture» 

L’intervista. Jean Rondeau stasera suona a Bolzano il clavicembalo nell’ambito di “Antiqua” «I generi musicali? Per me non c’è differenza, conta saper fondere gli ingredienti fondamentali»

di Gervasio Simoni

Bolzano. Ci sono musicisti che brillano di una luce particolarmente limpida e intensa, e che nel mare magnum dei talentuosissimi interpreti contemporanei spiccano per via delle loro capacità straordinarie. Uno di questi è Jean Rondeau, che la rassegna “Antiqua” ha il merito di essere riuscita a portare a Bolzano, in occasione del Bolzano Festival Bozen, questa sera nella suggestiva cornice di Castel Mareccio, in via Claudia de’ Medici, con inizio alle ore 20.30, per un recital dedicato interamente al clavicembalo.

Giusto evidenziare infatti che quest’anno “Antiqua” dedica uno spazio particolare a questo strumento, vero principe della musica classica, e in particolare della musica francese, prima di essere dimenticato in favore del pianoforte nel corso dell’Ottocento. Ma se c’è un interprete che può farve innamorare del clavicembalo, questo è proprio Jean Rondeau. Forse il miglior clavicembalista della sua generazione, Rondeau è uno dei più giovani performer ad aver vinto il prestigioso primo premio all’International Harpsichord Competition di Bruges. È richiesto internazionalmente sia come solista che come camerista, in particolare con il quartetto “Nevermind”, ma la sua attività musicale non si limita alla musica classica: i suoi interessi spaziano infatti dalla musica jazz alla musica popolare, con iniziative sperimentali come l’ensemble “Jasmin Toccata”, che sarà a sua volta ospite di “Antiqua” dopodomani, il 14 agosto, nella vecchia chiesa parrocchiale di Gries.

Ma intanto, scopriamo, dalle sue parole, Jean Rondeau, protagonista del concerto odierno.

Come ha scoperto la passione per la musica antica? E come ne spiegherebbe il fascino al pubblico più giovane?

«Io ho scoperto la musica attraverso il clavicembalo. L’ho sentito per la prima volta alla radio quando avevo 5 anni e per me è stata una vera e propria porta verso il mondo della musica. All’epoca non sapevo di quale strumento si trattasse, ma il suono mi ha toccato immediatamente. Il clavicembalo ha un suono delicato, è adatto alla sensibilità dei bambini. È fragile, come le capanne, o le costruzioni dei bimbi. Attraverso questo strumento ho scoperto tutto l’ampio repertorio della musica barocca in generale. Secondo me non esiste uno stile o repertorio riservato a un particolare tipo di pubblico. I meccanismi emotivi funzionano alla stessa maniera per i giovani e gli adulti. L’energia musicale circola. La musica antica però ha sicuramente un particolare tipo di movimento, un fluire che chiama in causa l’interpretazione, l’improvvisazione, ed è forse questo che appassiona i musicisti e gli studenti, perché ha qualcosa di meno accademico, invita ad allontanarsi dalla partitura, distanziarsi, ed è molto eccitante».

Lei è molto attivo anche come jazzista e compositore. Cos’hanno in comune la musica antica e la musica jazz? C’è qualche affinità in particolare tra i generi?

«Ma cos’è il jazz alla fine? Io non lo so più. È un movimento? Una scuola? Uno stile? Per me non c’è differenza, quello che conta è saper fondere gli ingredienti fondamentali, ovvero interpretazione, composizione e improvvisazione. Questi ingredienti appartengono a tutta la musica e io cerco di utilizzarli come posso, nei generi che mi sono più famigliari, culturalmente vicini. La musica crea ponti tra stili e linguaggi differenti, così che certi aspetti e questioni vengono inevitabilmente a sovrapporsi, ma è ovvio che se si parla dell’origine della musica antica e del jazz non si può negare che siano due cose ben distinte».

Come è nato il suo trio “Jasmine Toccata”? Da dove è nata l’idea di portare assieme strumenti barocchi con quelli di tradizione persiana?

«L’idea è di Keyvan Chemirani, che ha coinvolto me e Thomas Dunford. Si tratta prima di tutto di un incontro umano, ma anche un incontro tra i timbri intimi e delicati dei nostri tre strumenti: lo zarb, il liuto e il clavicembalo sono strumenti adatti alla camera, al soggiorno, strumenti fatti per essere suonati nell’intimità, ma di grande ricchezza armonica. Il progetto è incentrato sulle composizioni di Keyvan, che sono in uno stile di origine persiana, basato sulla modalità, le sequenze ritmiche, non poi così distanti dalle danze barocche costruite su bassi ostinati, che spesso usano espedienti modali».

Ha sempre desiderato essere un musicista? Cosa fa di solito nel suo tempo libero, quando non suona?

«Ricordo di aver desiderato di essere un musicista ancora prima di essere un clavicembalista! Ma una volta cominciato, mi sono dedicato allo studio dello strumento e ho cercato di essere sempre il più possibile vicino alla musica, per servirla, insomma essere un musicista. Voglio essere sempre un musicista».

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