Londra, il mistero della pergamena di Arnold von Rodank 

Storia. Dagli archivi polverosi della British Library “riemerge” la pergamena che non t’aspetti Hannes Obermair: «È un lascito del XIII secolo sottoscritto dal Signore di Rodengo» Beneficiaria era la Chiesa: «Beni materiali in cambio di preghiere, per finire almeno in Purgatorio»

di Paolo Campostrini

Bolzano. Cosa ci fa sul Tamigi, invece che sulla Rienza o sull’Isarco, Arnold von Rodank? Che poi sarebbe Rodeneck, cioè Rodengo. E lui, Arnold , un signore che allora, nei primi decenni del 1200, medioevo tirolese pronto a riemergere dal buio dei secoli bui, provava a mettere a frutto una ricchezza accumulata con una straordinaria capacità di tessere alleanze, di promettere donazioni alla diocesi e di estenderla tra possedimenti e servitù da Bressanone a Brunico, Riscone, Chienes, San Giorgio? «Più che cosa ci fa, è interessante capire come ci è arrivato» dice Hannes Obermair, storico, ricercatore senior all’Eurac. Da Rodeneck-Rodengo a Londra è un bel viaggio, molto difficile all’ epoca. Un po’ meno nell’Ottocento. E infatti , passeggiando sotto la rotonda della British Library e buttandosi nelle carte, Obermair l’ ha scoperto: «Ci è arrivato dentro una raccolta di documenti, tutti del nostro medioevo alpino, dopo che un teologo anglicano, Moritz Heidenheim, alla metà del XIX secolo, precisamente nel 1864 , li ha ceduti all’allora British Museum. Ma non mi chieda come li ha avuti lui...». Ecco, perché questa scoperta documentaria, che apre uno squarcio anche antropologico sui rapporti tra potere ecclesiastico e militare, tra economia e chiesa, dischiudendo visioni del mondo e dello spirito ormai di difficile decrittazione oggi, ci fa conoscere anche il mondo delle dispersioni dei fondi, della passione collezionistica di chi ci metteva le mani. Dentro un’ Europa che, dopo la tempesta laica di Napoleone, era riuscita ad aprire i forzieri delle biblioteche vescovili e conventuali, spesso depredandoli, ma molto più spesso anche portandoli alla conoscenza del pubblico degli studiosi. È dentro una più vasta raccolta, probabilmente di provenienza alpina o svizzera, che Heidenheim, il quale probabilmente teneva più alle antiche pergamene che non al suo servizio ecclesiale, scopre il lascito tirolese. Il quale, dice Hannes Obermair, contiene in particolare atti di compravendita e soprattutto di quella particolare forma costituita da lasciti (dei laici arricchiti) in cambio di preghiere (da parte della chiesa). Un modo di scambiare beni materiali con quelli immateriali. Per garantirsi una invocazione durante la messa una volta passati a miglior vita e garantirsi così, se non il paradiso, almeno il purgatorio. Obermair ha raccontato queste storie, che riguardano i contenuti dei documenti ma anche il mondo del collezionista che li ha rintracciati, studiati e venduti, con salti temporali dal 1200 al 1800, in una pubblicazione accademica uscita presso l’università di Klagenfurt e inserita in un “omaggio” per i 60 anni di Reinhard Staubert, storico specializzato in ricerche intorno all’asse del Brennero come direttrice di rapporti nord-sud soprattutto in epoca napoleonica.

Obermair, che ci fa allora Arnold II a Londra?

Ha viaggiato con i suoi atti di vendita tra i tesori archeologici dei collezionisti. È finito in quelli di Heidenheim, anglicano ed ebreo, e dunque appassionato soprattutto di scritti giudaici, il quale essendo forse poco interessato a quelle pergamene dell’ antica Val d’Isarco li ha lasciati dove li aveva studiati. A Londra. Prima al British Museum e ora alla Library.

Perché era Londra il centro di quegli interessi?

Nell’Ottocento, piena epoca vittoriana, lì si studiava ogni cosa. Dalle antichità egizie alle pergamene.

Resta un mistero dunque l’intero viaggio di Arnold von Rodanck?

Purtroppo lo resta. Ma è interessante quello che fanno dire di lui i documenti che portano la sua firma.

E che cosa?

Accendono i riflettori su un mondo. Innanzitutto di grandi ricchezze. Il Sudtirolo di allora è inserito nella più vasta geografia feudale. Quelli che risultano nel 1200 signori di valli e paesi spesso hanno avuto successo attraverso azioni non dichiarabili apertamente. Violenze, ruberie, traffici commerciali.

Sono degli arricchiti divenuti nobili.

Come quasi tutti, allora. E dunque anche questi atti o di compravendita o di donazione sono dentro una logica di riscatto.

Inteso in senso morale?

È così. In fondo, detto brutalmente, si prova a trasformare un capitale immobiliare in capitale morale. Attraverso uno scambio: un bene materiale diventa immateriale. Un fondo, una proprietà, se passa attraverso la Chiesa si trasforma in preghiera per lo stesso nobile che ha accumulato quei beni. E che, evidentemente ne sente il peso, immerso com’è nell'atmosfera di quei secoli.

Quindi tra tensione escatologica e tentativo di trasformare la ricchezza, bene del demonio, in qualcosa di meno terreno, questi passaggi tra feudatari e vescovado avvenivano spesso?

Molto spesso. E sono alla base anche della grande ricchezza della chiesa. Che si fa, in sostanza, lavacro dei peccati.

Perchè, in fondo, c’è sempre un possibile peccato dietro un veloce arricchimento...

Non sempre ma spesso accade. E questo senso del peccato dietro il successo temporale è molto inserito nella mentalità medievale. Ecco perchè questi documenti ci fanno cogliere i contenuti mentali, la visione del mondo di un’epoca pur non essendo opere letterarie ma atti notarili, cessioni, compravendite. Tutto molto poco poetico ma come materiale antropologico, straordinario.

Quanti sono i documenti tirolesi a Londra?

Io ne ho catalogati una ventina. Si tratta di carte tutte riferentesi alla nostra geografia. Si parla di Rodengo, naturalmente, di Bressanone, di Brunico, della Val Gardena. C’è anche un documento che rimanda agli statuti delle corporazioni artigiane. In particolare di quella dei tessitori. E riguarda quelli di Bolzano.

In conclusione è stato quasi totalmente svelato questo mistero alpino-londinese, questa inattesa presenza di un signorotto di Rodeneck sul Tamigi, tra gli scaffali di una biblioteca museo?

Quasi. Sarebbe comunque interessante conoscere anche le tappe intermedie del viaggio di Arnoldo secondo. Perchè anche il mondo di chi pagava una fortuna pergamene brunicensi del XIII secolo è altrettanto appassionante da indagare. Ma forse ci arriveremo.