Teatro, le Vbb domani ripartono da Max Frisch 

La premiere. Al Teatro Comunale di Bolzano il via alla stagione In scena la satira anti-borghese di “Biedermann und die Brandstifter”

di Daniela Mimmi

Bolzano. Herr Biedermann è un esponente della media borghesia, proprietario di una piccola manifattura di una lozione per capelli, in Svizzera. Tanto semplice e buono da far entrare in casa sua coloro che causeranno la morte sua e della moglie. È lui il personaggio principale di “Biedermann und die Brandstifter” di Max Frisch con cui le Vereinigte Bühnen Bozen aprono la stagione 2020-2021 domani 17 ottobre 2020 alle ore 20 al Teatro Comunale di Bolzano. La commedia resterà poi in scena fino al 31 ottobre. La regia è di Mona Kraushaar, la drammaturgia di Ina Tartler e sul palco ci sono Erwin Belakowitsch, Marie-Therese Futterknecht, Thomas Hochkofler, Christoph Kail, Patrizia Pfeifer, Katja Uffelmann, Karin Verdorfer, Susanne von Fioreschy-Weinfeld. La commedia, rappresentata per la prima volta nel 1958 a Zurigo, fu anche prodotta dalla Rai nel 1976, che la mandò in onda sul secondo canale con il (ridicolo) titolo “Omobono e gli incendiari”, con Gianni Agus nei panni di Biedermann. Il sottotitolo (Ein Lehrstück ohne Lehre, commedia didattica senza insegnamento) chiarisce molte cose. Si tratta infatti di un commento satirico di Max Frisch ad una classe sociale, la borghesia, che, contro ogni evidenza, non riconosce la necessità della resistenza ma, al contrario, si adegua mettendo in pericolo se stessa e gli altri. È in definitiva un borghese amante del quieto vivere che diventa involontariamente collaboratore dell'anarchia incendiaria. Ed è evidente l’influenza di Bertolt Brecht, che Frisch conobbe nel 1947. Frisch iniziò la stesura della pièce nel 1948, quando era ancora forte l’impressione del nazismo e della presa del potere dei comunisti in Cecoslovacchia. La cronaca le conferisce oggi un’attualità insospettabile e sorprendente, anche alla situazione che stiamo vivendo a causa della pandemia. La trama è semplice: due incendiari riescono con l’inganno e spacciandosi per poveracci, ad ottenere la fiducia e l’ospitalità dell’industriale e di sua moglie, soprattutto a motivo della cattiva coscienza e dal desiderio di giustificare la propria mancanza di scrupoli: un suo dipendente licenziato in tronco si è impiccato per disperazione. E gli incendiari iniziano ad immagazzinare benzina nel sottotetto della casa dell’industriale, che si rende conto sì di ciò che i due stanno preparando, ma finge di non sapere e di non vedere sperando che il problema si risolva da solo. Come c’era da aspettarsi la casa va in fiamme e i protagonisti all’inferno. Nato e morto a Zurigo, rispettivamente nel 1911 e nel 1991, Max Frisch inizià la sua carriera come giornalista con resoconti giornalistici dall’ Europa orientale in giovanissima età. Intraprese in seguito gli studi germanistica e di architettura. Dopo la guerra, viaggiò negli USA e nel Messico e nel 1952 si stabilì nella città natale, dopo aver vissuto per alcuni anni a Roma, città che amò particolarmente così come tutta la cultura italiana.