Tsb, festa grande per un compleanno  da palcoscenico 

Tra passato e futuro. Il 20 novembre 1950 fu Fantasio Piccoli a firmare l’atto di fondazione Dalle difficoltà finanziarie degli esordi alla “macchina da guerra” culturale di oggi A Bolzano il meglio della scena nazionale, da Scaparro a Scaccia, da Franca Rame alla Melato

di Massimo Bertoldi

Bolzano. È il 20 novembre 1950 quando Fantasio Piccoli e gli attori della compagnia del Carrozzone sottoscrivono l’atto di fondazione del Teatro Stabile di Bolzano, che il 19 dicembre debutta al Cinema Teatro Corso con “La dodicesima notte” di Shakespeare. Voluto dal sindaco Lino Ziller, il secondo ente italiano a gestione pubblica dopo il Piccolo Teatro, intendeva colmare un vuoto culturale e favorire identità e senso di appartenenza alla popolazione italiana poco radicata nel territorio.

Ha inizio una storia di tormenti e passioni: sempre accompagnato da difficoltà finanziarie e dalla mancanza di un vero teatro che costringe la compagnia a recitare anche al Conservatorio, nella Sala del Caminetto dell’Hotel Città e al Teatro della Fiera, Piccoli propone un teatro di poesia, antiveristico, impostato sulla stilizzazione del gesto e su una recitazione basata sulla musicalità della parola. Il repertorio antologizza autori classici (Plauto, Euripide, il monumentale “Faust I” presentato per la prima volta in versione integrale, Ibsen, Dumas figlio, Goldoni, Pirandello), contemporanei stranieri (Wilder, Sartre, Williams) e italiani emergenti (Biagi, Saccani, Terron). Emergono inoltre i talenti di giovani attori prossimi a diventare protagonisti del teatro italiano quali Valentina Fortunato, Romolo Valli, Aldo Ferri Trionfo, Adriana Asti, Ugo Bologna, Marina Dolfin, Giulio Brogi e Mariangela Melato.

Instabilità gestionali e difficoltà economiche accompagnano i brevi mandati di Renzo Ricci (1966-67) e di Renzo Giovampietro (1967-68); analoghi problemi affronta anche la direzione di Maurizio Scaparro (1969-75). Sostenitore di un teatro politico al servizio della comunità multietnica di questo “territorio di frontiera”, il regista dispone del Teatro di Gries che diventa sede momentanea dello Stabile. Memorabili rimangono le edizioni di “Chicchignola” di Petrolini con Mario Scaccia, de “Il Suicida” di Erdman con Giustino Durano, fino a “Giorni di lotta con Di Vittorio” di Saponaro e “Stefano Pelloni detto il Passatore” di Dursi che confermano l’estro di Pino Micol già rivelato in “Amleto”.

Con Alessandro Fersen (1976-79) si aprono le porte ai linguaggi sperimentali declinati in spettacoli suggestivi, da “Leviathan” a “Fuenteovejuna” di Lope de Vega con le scenografie di Emanuele Luzzati, da “La fantesca” di Della Porta a “Leonce e Lena” di Büchner interpretato da Antonio Salines e Carola Stagnaro.

La stagione 1979-80 rimane la più inquietante per la storia dello Stabile, sottoposto alla gestione commissariale di Carlo Corazzola che da liquidatore diventa propulsore del rilancio con il neodirettore e regista Marco Bernardi. In parallelo al risanamento economico e alla riconquista del pubblico, Bernardi approfondisce il teatro di parola collezionando spettacoli di successo distribuiti in percorsi tematici che comprendono testi classici e contemporanei, stranieri e italiani, compresi i contributi della nascente drammaturgia locale.

Con l’inaugurale “Romeo e Giulietta” si apre la trilogia shakespeariana seguita da “Pene d’amor perdute” e “Il sogno di una notte di mezza estate”. “Coltelli” di Cassavetes in prima europea con Salines protagonista avvia l’incontro con il linguaggio cinematografico, continuato con le novità “Provaci ancora, Sam” di Allen, “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Wassermann e poi “Anni di piombo” dal film della von Trotta. Il ciclo successivo si incentra sul tema dell’attore: lo Stabile produce due opere di Thomas Bernhard inedite per l’Italia: “Minetti” affidato a Gianni Galavotti e “Il teatrante” con Tino Schirinzi.

Teatro di frontiera, tema caro a Bernardi, e teatro borghese impegnano grandi attori come Gianrico Tedeschi protagonista de “La rigenerazione” di Svevo e de “Il maggiore Barbara” di Shaw, affiancato da Patrizia Milani che si rivela in “Libertà a Brema” di Fassbinder, poi in “Hedda Gabler” di Ibsen e in “Ma non è una cosa seria” di Pirandello assieme a Carlo Simoni che affianca l’attrice ne “La locandiera” in scena per quattro annate, in “Medea” di Euripide e “Piazza della Vittoria”, novità di Roberto Cavosi, drammaturgo meranese lanciato da Bernardi.

Dal 1999 lo Stabile dispone di una vera sede al Teatro Comunale progettato da Marco Zanuso mentre nel 1992 aveva ottenuto lo Statuto definitivo che vede il Comune di Bolzano e la Provincia Autonoma di Bolzano come soci fondatori.

Bernardi collauda la struttura con “Le allegre comari di Windsor” di Shakespeare, lancia l’enfant prodige Fausto Paravidino che con “2 Fratelli” inizia una lunga e proficua collaborazione, e continua la promozione della drammaturgia locale (tra cui “Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis” di Pino Lo Perfido e “Avevo un bel pallone rosso” di Angela Demattè con Andrea Castelli).

Consensi di pubblico e di critica accompagnano gli allestimenti, tra i tanti, da Cechov (“Giardino dei ciliegi” con Milani, Simoni e Gianfranco Mauri e “Il gabbiano”), da Moliere (“Il malato immaginario” con Bonacelli protagonista) e da Strindberg (“Danza di morte”).

Con la pirandelliana “La vita che ti diedi” si conclude nel 2015 il mandato di Bernardi che cede il testimone a Walter Zambaldi, bolzanino classe 1975, già suo assistente dal 1997 al 2003 per poi acquisire competenze artistiche, organizzative, amministrative e gestionali nella veste di ideatore e direttore del centro di produzione, formazione e ricerca La Corte Ospitale di Rubiera (Reggio Emilia). Nel corso dei dieci anni di direzione a Rubiera Zambaldi progetta pioneristicamente un modello di residenzialità teatrale riconosciuto ora a livello nazionale.

La commistione e la contaminazione di linguaggi performativi diventano l’asse portante del nuovo corso artistico, dall’inaugurale novità “Molière: la recita di Versailles”, libero rifacimento de “L’improvvisazione di Versailles” del commediografo francese da parte del capocomico per eccellenza Paolo Rossi (anche protagonista) e Giampiero Solari su canovaccio di Stefano Massini per la regia di Giampiero Solari, al successivo “Wonderland” di Damiano Bruè e Nicola Ragone nato dalla collaborazione con il fuoriclasse del pianoforte di Stefano Bollani e diretto da Daniele Ciprì. Un altro musicista di fama internazionale, Paolo Fresu, è autore delle musiche e interprete dal vivo di “Tempo di Chet. La versione di Chet Baker” di Leo Muscato (anche regista) e Laura Perini. Altrettanto sperimentale è “Europa Cabaret”, in cui raccolgono “Europa su Marte” di Roberto Cavosi e “La Diva Europa” di Michele De Vita Conti, interpretati da una compagnia internazionale formata da attori italiani, tirolesi e spagnoli.

Il segno della contemporaneità si riconosce anche nella rilettura di testi classici affidati all’interpretazioni di grandi attori: Fausto Russo Alesi, Arianna Scommegna, Stefano Orlandi recitano Macbeth di Shakespeare (regia di Serena Sinigaglia), affiancati dai componenti della Compagnia Regionale attiva dal 2016. Natalino Balasso è il nome di spicco de “La Bancarotta” di Goldoni rielaborato da Vitaliano Trevisan. Ugo Pagliai e Paola Gassman con Babilonia Teatri, compagnia vincitrice del Leone d’Argento alla Biennale di Venezia nel 2016 interpretano un libero adattamento di “Romeo e Giulietta”.

Nella programmazione ritorna Paravidino, con due testi scritti per lo Stabile bolzanino “Il senso della vita di Emma”, e “Peachum. Un’opera da tre soldi” interpretato assieme a Rocco Papaleo e di Massini autore di “Eichmann. Dove inizia la notte” interpretato da Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon che verrà presentato in anteprima italiana a Bolzano.

Non trascurabile è l’attenzione di Zambaldi alla drammaturgia del territorio alla quale appartengono “La scelta di Cesare” di Pino Loperfido, monologo interpretato da Castelli che realizza con Emanuele Dell’Aquila il racconto autobiografico “La meraviglia” e “Brattaro mon amour” di Paolo Cagnan.

Il coinvolgimento attivo dello spettatore costituisce un nucleo fondante dello Stabile diretto da Zambaldi e si articola in percorsi finalizzati alla ricerca di un nuovo teatro popolare. Inaugurata nel 2016, la rassegna “Wordbox- parole per il teatro”, che nel corso di cinque stagioni ha realizzato sedici letture sceniche, porta un ristretto numero di spettatori a contatto con le prove nel momento cruciale in cui dalla lettura a tavolino di passa al trasferimento del testo sul palcoscenico. La rassegna diventa un incubatore di produzioni teatrali come successo con “I Cavalieri” aristofanei. Il coinvolgimento in senso popolare del pubblico muove la ricerca di luoghi teatrali non convenzionali: il progetto “FUORI! Il teatro fuori dal teatro” si svolge negli ambienti di diversi bar e locali cittadini, e tra le mura domestiche, oppure nelle piazze come in recente “Fuori! Microteatro on the road”.

È nel dna della storia settantennale del Teatro Stabile l’attenzione verso il mondo giovanile con progetti mirati e capaci di coinvolgere circa 45.000 studenti, a partire da “Officina Teatro” che offre la visione di spettacoli alle scuole di ogni ordine e grado distribuite nel territorio, laboratori e corsi. E con questi investimenti formativi, unitamente alle altre iniziative e progetti, il Teatro Stabile di Bolzano può sorridere al suo futuro.